L'accumulatore al piombo-acido rappresenta la più antica tecnologia di accumulo elettrico ricaricabile tuttora in uso. Ideato nel 1859 dal fisico francese Gaston Planté, si compone tipicamente di sei celle collegate in serie per raggiungere una tensione nominale di circa 12 volt totale. Ogni cella produce una forza elettromotrice intorno a 2,05 volt quando è carica e operativa a temperatura ambiente standard (25 °C) ed è costituita da due elettrodi immersi in una soluzione acquosa di acido solforico concentrato al 33–38% v/v, con densità attorno a 1.27–1.28 Kg/Lt.
Le piastre degli elettrodi sono realizzate rispettivamente con piombo spugnoso all'anodo e biossido di piombo al catodo. L'elettrolita è costituito dall'acido solforico che agisce sia come mezzo conduttore degli elettroni sia come reagente nella reazione redox che si verifica durante i cicli di carica e scarica.
Le semireazioni redox reversibili che caratterizzano il funzionamento dell'accumulatore sono:
All’anodo (ossidazione):
\[ {\ce {Pb + SO4^{2-} -> PbSO4 + 2e^-}} \]
All’interno dell’elettrolita lo ione piombo bivalente (\(Pb^{2+}\)) precipita immediatamente formando solfato di piombo insolubile (\(PbSO_4\)) grazie alla presenza degli ioni solfato (\(SO_4^{2−}\)) disciolti nell’acido solforico.
Al catodo avviene la riduzione:
\[ {\ce {PbO_2 + SO_4^{2-} + 4H^+ + 2e^- -> PbSO_4 + 2H_2O}} \]
Anche qui il prodotto ionico bivalente si lega allo stesso modo formando ulteriori depositi insolubili di solfato di piombo sulle superfici delle piastre.
La reazione globale durante la scarica è:
\[ {\ce {Pb + PbO_2 + 2SO_4^{2-} + 4H^+ -> 2PbSO_4 + 2H_2O}} \]
Durante la ricarica indotta dalla dinamo o da un caricabatterie esterno si verifica il processo inverso che rigenera le sostanze originali liberando energia chimica accumulata.
La differenza convenzionale tra potenziale standard del catodo e anodo è calcolata applicando l’equazione di Nernst considerando le concentrazioni ioniche presenti nella soluzione elettrolitica con valori:
- Potenziale anodo: \(E = -0,36\,V\), standard \(E^\circ=-0,13\,V\).
- Potenziale catodo: \(E=+1,690\,V\), standard \(E^\circ=+1,455\,V\).
La forza elettromotrice risultante per singola cella si aggira attorno ai 2,05 V.
La presenza dell’acido solforico mantiene costanti le concentrazioni ioniche cruciali per mantenere stabile il potenziale totale del sistema grazie al continuo rigenerarsi dello ione solfato libero.
Una batteria al piombo-acido tipicamente presenta una tensione nominale totale tra 12,30 – 12,90 volt a circuito aperto quando completamente carica; sotto carico il valore scende leggermente a circa 12 volt (2 volt per singola cella).
La soglia convenzionale utilizzata per definire la batteria come scarica è una tensione inferiore a 1,75 V/cella (10,50 V totali), mentre quella considerata totalmente carica viene fissata intorno ai 2,15 V/cella (12,90 V totali).
La capacità nominale viene espressa in ampere ora (Ah). Per esempio una batteria da 80 Ah, sottoposta ad un tasso di scarica chiamato C10 eroga una corrente costante pari a:
\[ I = 80/10 = 8 A \]
per un periodo continuativo prolungato fino ad un massimo teorico definito dal costruttore tra i 28800 – 36000 secondi.
La corrente massima erogabile può raggiungere valori pari a sei volte la capacità nominale: ad esempio una batteria da 50 Ah può fornire picchi fino a 300 A, utili soprattutto nelle fasi critiche come l’avviamento dei motori endotermici.
La corrente di spunto è definita come quella massima fornibile in brevi istanti necessari ad avviare motori; tipicamente essa può raggiungere valori come i 450 A su batterie da avviamento classiche da 50 Ah.
Il processo di ricarica deve essere effettuato con attenzione e preferibilmente seguendo cicli controllati definiti dalla normativa DIN 41773 denominati IUIa; ciò consente:
- limitare fenomeni irreversibili come la solfatazione persistente dovuta all’accumulo progressivo del solfato sulle superfici delle piastre;
- mantenere costante il livello e la densità dell’elettrolita;
- preservare le sottili strutture interne delle piastre moderne spesso legate ad aggiunte quali antimonio o calcio che ne migliorano prestazioni ed affidabilità contro l’autoscarica.
Si raccomanda inoltre che gli accumulatori non vengano lasciati parzialmente o completamente scarichi perché ciò accelera notevolmente il degrado chimico e meccanico compromettendo significativamente la vita utile che può arrivare fino a 10–12 anni se gestiti correttamente.
[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Batteria_piombo-acido
[2] https://academy.gs-yuasa.eu/wp-content/uploads/2022/04/Lead-Acid-B...
[3] https://www.chimica-online.it/download/accumulatore-al-piombo.htm
[4] https://www.longwaybattery.com/it/news/unveiling-the-chemistry-beh...
[5] https://it.everexceed.com/blog/working-principle-of-lead-acid-batt...
Sto generando il riassunto…