L'amido è un polisaccaride composto da unità ripetute di glucosio con formula generale \[(C_6H_{10}O_5)_n\], dove \(n\) varia da circa un centinaio fino ad alcune migliaia, indicativo del numero di residui monomerici di glucosio legati tra loro per formare la macromolecola[1]. La struttura si articola principalmente in due tipi di polimeri: l'amilosio e l'amilopectina. L'amilosio è caratterizzato da catene lineari costituite da legami α-1,4-glicosidici e rappresenta approssimativamente tra il 20 e il 27% della composizione totale dell'amido a seconda della specie vegetale[1][3]. Queste catene lineari hanno una lunghezza variabile che può estendersi da circa 300 a 400 unità glucidiche nei casi più comuni[3].
L'amilopectina costituisce invece la frazione predominante dell'amido, intorno al 73–80%, ed è una molecola ramificata caratterizzata dalla presenza sia di legami α-1,4-glicosidici lungo le catene lineari sia di legami α-1,6-glicosidici nei punti di ramificazione. Le ramificazioni conferiscono alla molecola una struttura globulare finemente spugnosa che influisce sulla solubilità e sulle proprietà fisiche dei granuli d’amido[1][2][3]. Il grado di polimerizzazione dell’amilopectina può variare da mille a seimila molecole di glucosio[2].
I granuli d’amido presentano dimensioni comprese tra i 20 e i 100 μm e mostrano morfologie variabili a seconda della specie vegetale da cui derivano. Ad esempio, nella patata i granuli tendono ad essere grandi e ovali con zonature concentriche ben definite, mentre nei cereali sono generalmente più piccoli e poligonali[1]. Ogni granulo possiede un punto centrale o eccentrico chiamato ilo, punto iniziale della deposizione dell’amido nell’amiloplasto; questo può assumere forme differenti quali rotonda, lineare o stellata[1].
La struttura cristallina dei granuli si deve alla capacità delle catene elicoidali di amilopectina di cristallizzare grazie a un elevato numero di legami a idrogeno tra gruppi ossidrilici superficiali. Tale struttura è responsabile dell'idrofilicità elevata dei granuli e delle forti associazioni intermolecolari presenti. Tuttavia questa cristallinità può essere distrutta attraverso la pressione, il calore, l'energia meccanica o tramite l’aggiunta di molecole con funzione plasticizzante quali glicerolo, urea, zucchero invertito, gelatina, olio di soia o propilenglicole, trasformando l’amido in un materiale termoplastico[1].
A temperatura ambiente l’amido nativo risulta insolubile sia in acqua sia in alcol. Il suo punto di fusione supera la temperatura alla quale avviene la decomposizione termica; questa instabilità termica ne limita le applicazioni dirette senza modifiche chimiche o fisiche. La densità tipica dell’amido è elevata, intorno a \(1{,}5\,g/cm^3\)[1].
L’intervallo tipico di gelatinizzazione dell’amido varia tra i \(55\,^\circ C\) e i \(70\,^\circ C\), durante il quale i granuli assorbono acqua calda gonfiandosi fino alla rottura della struttura cristallina. Sopra i \(100\,^\circ C\), l’amilosio si diffonde nel mezzo acquoso dissolvendosi completamente. Raffreddando si ricostituisce parzialmente una rete gelificata detta salda d’amido; la consistenza finale dipende dalla specie vegetale d’origine: ad esempio quella del frumento fornisce salde più consistenti rispetto alla patata, mentre quello di mais si usa quando è richiesta maggiore compattezza[1].
L’amido costituisce la principale forma di riserva energetica nelle piante verdi con eccezione per alcune alghe. Si accumula sotto forma di granuli in semi, tuberi o radici. Nei cereali come mais, frumento e riso rappresenta la componente principale del carboidrato immagazzinato; nel riso si arriva fino all’85%, nella patata intorno al 30%, mentre nel seme del cacao si attesta attorno al 20%. La gomma arabica contiene invece solo il 3% circa[1].
Dal punto biochimico l’amido viene sintetizzato per via enzimatica partendo dal glucosio generato durante la fotosintesi clorofilliana. Nell’embrione delle graminacee diversi enzimi come α-amilasi, β-amilasi, isomaltasi e maltasi sono coinvolti nella sua degradazione per fornire zuccheri fermentabili utili alle funzioni metaboliche o alla germinazione del seme stesso[1].
L’idrolisi dell’amido tramite riscaldamento a 160°C o in presenza di acidi diluiti o fermenti produce destrine utilizzate come collanti industriali per carta e cartoni; ulteriore idrolisi porta alla formazione finale del glucosio. L’amido reagisce inoltre con iodio formando un complesso blu intenso dovuto all’interazione dello iodio con l’elica dell’amilosio: questo fenomeno è sfruttato comunemente come test qualitativo in laboratorio tramite il reattivo di Lugol[1].
L’acido nitrico monoidrato scioglie l’amido formando nitrato d’amido se seguito dall’aggiunta abbondante d’acqua. Altri trattamenti chimici includono ossidazioni ed esterificazioni per produrre amidi modificati con proprietà industriali specifiche come maggior resistenza termica o adesività migliorata.
Il trattamento con agenti quali acidi solforici diluiti, alcali caustici, cloro gassoso, ozono, acido formico o acetico, ipoclorito diluito, diastasi o vari ossidanti (es. perossido di sodio, perossido d'idrogeno, perborato di sodio, perossidisolfato di sodio, paratoluensolfocloramide) permette inoltre la produzione controllata di amidi solubili o parzialmente idrolizzati usati nell’industria alimentare (per es. produzione d’alcol) e tessile (apprettatura)[1][2][3].
L’impiego industriale degli amidi copre numerosi settori: alimentare (addensanti, dolcificanti come maltitolo, sorbitolo, glucosio e fruttosio), tessile (appreti e bozzima), carta (adesivi), detergenti e materiali da imballaggio.
Le moderne tecnologie genetiche hanno permesso lo sviluppo di varietà transgeniche capaci di produrre amidi con caratteristiche modificate. Ad esempio alcune patate geneticamente modificate contengono fino al \(50\%\) in più di amido grazie all’espressione alterata dell’enzima ADP-glucosiopirofosforilasi codificato dal gene glgC proveniente dal batterio Escherichia coli[3]. Altre mutazioni mirano a eliminare completamente la frazione amilosica oppure ad aumentare il grado di ramificazione dell’amilopectina per adattare le proprietà funzionali alle necessità industriali specifiche.
Questi sviluppi rimangono però controversi sotto il profilo ambientale ed etico soprattutto quando gli organismi modificati sono destinati all'alimentazione umana o animale.
La complessità strutturale dell’amido ne determina proprietà funzionali molto diversificate che variano considerevolmente fra le specie botaniche ma anche all’interno dello stesso tipo vegetale. La sua versatilità chimica consente molteplici trasformazioni industriali essenziali nei settori alimentari e non solo.
La continua ricerca sui meccanismi enzimatici della sintesi e degradazione così come gli avanzamenti biotecnologici aprono possibilità concrete per ottimizzare le caratteristiche degli amidi naturali mantenendone però sempre ben presente il contesto biologico ed ecologico in cui tali sostanze trovano origine.
[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Amido
[2] https://www.chimica-online.it/organica/amido.htm
[3] https://www.treccani.it/enciclopedia/amido/
Sto generando il riassunto…