Le ammine si definiscono come composti organici derivanti dall'ammoniaca in cui uno, due o tre atomi di idrogeno sono sostituiti da gruppi alchilici o arilici. Questa sostituzione determina la classificazione fondamentale delle ammine: primarie, secondarie e terziarie. Un’ammina primaria presenta un solo gruppo alchilico o arilico legato all’azoto; una secondaria ne possiede due; mentre una terziaria ne ha tre. Oltre a queste tre categorie, esistono i sali di ammonio quaternario nei quali l’azoto è legato a quattro gruppi alchilici o arilici ed è caricato positivamente [1].
La geometria molecolare tipica delle ammine è piramidale, simile a quella dell’ammoniaca stessa. Tale configurazione è determinata dalla presenza del doppietto elettronico non condiviso sull'atomo di azoto, che influisce anche sulle proprietà basiche e nucleofiliche della molecola.
Il doppietto elettronico solitario sull’azoto conferisce alle ammine sia capacità basiche sia nucleofile. Le ammine possono accettare un protone da un acido di Brønsted, comportandosi quindi da basi. L'ordine di basicità tra le ammine è influenzato dall’effetto elettronico dei sostituenti legati all’azoto: l'ordine di basicità crescente segue dalle ammine alifatiche primarie, alle secondarie fino ai maggiori livelli di basicità di quelle terziarie, grazie all’effetto induttivo e iperconiugativo dei gruppi alchilici che aumentano la densità elettronica sull’atomo di azoto.
Le ammine aromatiche mostrano invece una basicità inferiore rispetto alle corrispondenti alifatiche a causa dell'effetto di risonanza che agisce delocalizzando il doppietto elettronico sull'anello aromatico, rendendo lo ione ammonio più acido e l'anello più basico [1].
Le ammine presentano generalmente punti di ebollizione superiori rispetto agli alcani con peso molecolare simile grazie alla capacità di formare legami a idrogeno intermolecolari. Tuttavia, l'intensità del legame è meno forte rispetto a quella osservata negli analoghi composti ossigenati (alcoli, acidi carbossilici). La formazione dei legami a idrogeno contribuisce anche alla solubilità delle ammine in solventi polari quali l’acqua, purché la catena alifatica o aromatica non sia troppo estesa da ostacolare tale interazione [1].
Nel caso delle ammine terziarie dotate di tre sostituenti diversi sull'azoto, la rapida inversione piramidale (flipping) provoca racemizzazione che rende la miscela di equilibrio otticamente inattiva. Al contrario, nei sali di ammonio quaternario la presenza del quarto sostituente impedisce questa inversione, bloccando la configurazione stereochimica e permettendo quindi attività ottica. Questo fenomeno è rilevante nella chimica stereospecifica e nello studio dei composti chirali contenenti azoto [1].
Le ammine reagiscono prontamente con acidi minerali (come acido cloridrico o solforico) formando sali solubili; un esempio classico è la reazione di un’ammina primaria con acido cloridrico:
\[ \mathrm{NRH_2 + HCl \rightarrow NRH_3^+ + Cl^-} \]
Questi sali sono frequentemente utilizzati per facilitare il trasporto e la manipolazione industriale delle ammine.
Ulteriori reazioni includono:
- Nitrosazione: la nitrosazione di una alchilammina o di un'arilammina viene condotta aggiungendo NaNO2 acquoso a una soluzione acquosa fredda dell'ammina in un acido minerale diluito. La reazione, a seconda del tipo di ammina (primaria, secondaria o terziaria), porta alla formazione di prodotti diversi. Per le arilammine si ottengono sali di diazonio molto versatili nella sintesi aromatica.
- Eliminazioni: l’eliminazione di Hofmann permette di trasformare le ammine in alcheni. La più importante reazione degli N-ossidi è conosciuta con il nome di eliminazione di Cope; essa costituisce un ottimo metodo di sintesi degli alcheni.
- Formazioni di ammidi: reazioni tra ammine primarie o secondarie con acidi carbossilici o loro derivati conducono alla sintesi delle ammidi.
- Formazioni di immine ed enammine: aldeidi o chetoni reagiscono con ammoniaca e ammine primarie portando alla formazione di immine; aldeidi e chetoni contenenti almeno un α-idrogeno reagiscono con ammine secondarie portando alla formazione di enammine, intermedi fondamentali nelle sintesi organiche.
Queste reazioni sfruttano il carattere nucleofilo del doppietto elettronico dell’azoto per attaccare centri elettrofili, come il carbonio carico positivamente di un gruppo carbonilico [2].
La sintesi delle ammine può avvenire tramite diverse strategie chimiche:
- Ammonolisi degli alogenuri alchilici: L’ammoniaca reagisce con un alogenuro alchilico formando inizialmente un’ammina primaria; tuttavia questa reazione tende a proseguire producendo miscele di ammine secondarie e terziarie, dove l'ultima può a sua volta attaccare l'alogenuro formando un sale di ammonio quaternario. Per limitare questo fenomeno si utilizza un forte eccesso di ammoniaca, ma le rese restano limitate.
- Sintesi di Gabriel: metodo specifico per ottenere solo ammine primarie evitando la formazione indesiderata di altre classi. Si parte dalla ftalimmide che viene trasformata in sale mediante idrossido di potassio (KOH), poi reagisce con un alogenuro dando luogo ad un’intermedia immide N-sostituita che per idrolisi (o idrazinolisi) libera l’ammina primaria pura insieme ad acido ftalico rigenerabile mediante disidratazione termica.
- Riduzione degli azoturi (N3−), ione cianuro o altri nucleofili contenenti azoto tramite idrogenazione catalitica oppure agenti riducenti come LiAlH4. Anche la riduzione di ammidi con LiAlH4 porta alla sintesi di ammine primarie, secondarie o terziarie, a seconda del numero di sostituenti sull'azoto.
- Amminazione riduttiva: aldeidi o chetoni reagiscono con un eccesso di ammoniaca (per primarie) oppure con ammine (per secondarie/terziarie, formando in questo caso un'enammina), riducendo l'intermedio tramite agenti come H2 su nichel Raney o triacetossiboroidruro di sodio [1].
Molte ammine sono tossiche; quelle aromatiche sono particolarmente sospette o accertate come cancerogene. Composti prodotti durante la putrefazione biologica animale come putrescina, cadaverina e metilammina appartengono a questa categoria. D’altra parte alcune ammine vegetali complessificate in alcaloidi hanno impieghi farmacologici importanti, ad esempio morfina, chinina contro la malaria e nicotina.
L’acido p-amminobenzoico rappresenta invece una molecola capace d’inibire selettivamente la crescita batterica senza danneggiare cellule umane.
La classificazione tossicologica divide le ammine aromatiche in gruppi 1, 2 e 3 sulla base degli effetti noti; il terzo gruppo rimane ancora in fase di testatura/mappatura per definizione completa della tossicità [1].
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L’approccio moderno allo studio delle ammine richiede attenzione alla loro versatilità sintetica ma anche alla gestione responsabile del rischio tossicologico associato ai vari composti derivati.
[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Ammine
[2] https://www.chimica-online.it/organica/reazioni-ammine.htm
Sto generando il riassunto…