Le batterie nichel-metallo idruro (NiMH) rappresentano un’evoluzione delle classiche batterie nichel-cadmio (NiCd), mantenendo il catodo costituito da ossiidrossido di nichel \( \text{NiOOH} \), dove il nichel si trova allo stato di ossidazione III. L’anodo differisce radicalmente: al posto del cadmio si utilizza una lega metallica capace di assorbire idrogeno, tipicamente una miscela complessa di lantanidi e nichel o altri metalli della prima serie di transizione e/o alluminio. Questo composito consente alla batteria NiMH di raggiungere capacità due o tre volte maggiori rispetto alle corrispondenti batterie NiCd di pari volume, pur mantenendo una minore incidenza dell’effetto memoria che affligge questi ultimi dispositivi. La tecnologia è stata sviluppata alla fine degli anni 1980 e commercializzata per la prima volta dalla Matsushita Company[1].
Il funzionamento elettrochimico si basa sull’ossidazione dell’idrogeno assorbito su una lega metallica all’anodo secondo la reazione:
\[ {\ce {MH + OH^- -> M + H_2O + e^-}} \]
mentre al catodo avviene la formazione di idrossido di nichel(II):
\[ {\ce {NiOOH + H_2O + e^- -> Ni(OH)_2 + OH^-}} \]
La reazione globale durante la scarica risulta:
\[ {\ce {NiOOH + MH -> Ni(OH)_2 + M}} \]
Queste trasformazioni sono reversibili durante la fase di carica. Il metallo \(M\) nell’anodo è un composto intermetallico formato principalmente da materiali della famiglia AB5 o meno comunemente AB2. Nel primo caso \(A\) è una miscela di lantanidi come lantanio, cerio, neodimio e praseodimio; \(B\) è invece composto da nichel, cobalto, manganese e/o alluminio. Le soluzioni AB2 coinvolgono titanio o vanadio nel gruppo \(A\), mentre \(B\) include zirconio o nichel, modificato con cromo, cobalto, ferro e/o manganese, ma sono meno diffuse per via della loro durata inferiore[1].
L’elettrolita utilizzato è alcalino ed è generalmente costituito da una pasta di idrossido di potassio circa ~6 M.
Le celle NiMH hanno una tensione nominale durante la scarica di 1,2 V. A piena carica la tensione a vuoto può variare tra 1,35 V e 1,4 V; tuttavia in condizioni operative questa scende fino a circa 1,0 V prima che la batteria subisca danni permanenti se scaricata oltre questo limite[1]. Le capacità nominali delle celle nel formato AA vanno da 1100 mA·h fino a 2700 mA·h, erogate solitamente a correnti pari a circa lo 0,2 C.
La densità energetica gravimetrica si attesta attorno ai valori medi di circa \(70\, W·h/kg\), equivalenti a \(250\, kJ/kg\), mentre la densità volumetrica si aggira attorno ai \(300\, W·h/L\), cioè \(360\, MJ/m^3\)[1]. Questi parametri rendono le batterie NiMH superiori alle tradizionali NiCd per quanto riguarda la capacità energetica specifica, sebbene la densità volumetrica di energia sia minore delle batterie Li-Ion e l'autoscarica sia maggiore.
La tensione di carica è 1,4-1,6 V/cella. Per evitare danni dovuti alla sovraccarica viene raccomandato un regime di carica di mantenimento di durata illimitata pari a \(C/300\)[1]. La carica deve interrompersi non appena si osserva un decremento nella tensione ai capi della cella noto come delta peak; questo valore è tipicamente intorno a \(7\, mV\) per cella nelle batterie NiMH, inferiore rispetto ai \(12\, mV\) delle batterie NiCd, rendendo necessaria una corrente elevata (dell'ordine di 1 C) affinché questa variazione sia rilevabile efficacemente dal caricabatterie.
Un problema intrinseco dei sistemi NiMH è l'autoscarica maggiore rispetto alle Li-Ion e il rischio associato alla sovraccarica se non gestita correttamente. La presenza in molte batterie moderne di un catalizzatore interno permette la ricombinazione immediata dei gas prodotti dalla carica eccessiva:
\[
{\ce {2 H_2 + O_2 ->[catalizzatore] 2 H_2O}}
\]
tale processo limita i danni ma funziona efficacemente solo entro correnti massime dell’ordine di \(C/10\, h\). Superare tale soglia causa un riscaldamento considerevole della batteria, indicando la fine del processo di ricarica[1].
Per questo motivo i caricabatterie più sofisticati applicano sistemi intelligenti basati sul monitoraggio della tensione. Alcuni modelli implementano anche meccanismi fisici quali interruttori a pressione interni denominati In-cell Charge Control che interrompono automaticamente il flusso elettrico in caso si raggiungano pressioni anomale all’interno delle celle.
Nei caricabatterie economici usati ad esempio nelle basi dei telefoni cordless viene spesso adottata una ricarica semplice con corrente fissa moderata fino a un massimo accettabile pari a \(C/10\, h\). Tuttavia Panasonic segnala che prolungare questo tipo di ricariche manuali può deteriorare significativamente le prestazioni delle celle; pertanto consiglia di limitare la corrente di sovra-carica tra \(0,033 * C/h\) e \(0,05 * C/h\) per un tempo massimo di venti ore[1]. Si conferma così che conviene privilegiare correnti elevate ma intervalli brevi piuttosto che basse correnti protratte nel tempo.
Le batterie NiMH hanno trovato largo impiego nei veicoli ibridi come Toyota Prius o Honda Insight/Civic, nell'elettronica di consumo, sul tram Alstom Citadis a Nizza e sul robot umanoide ASIMO[1]. Sono indicate per dispositivi che richiedono correnti di alimentazione moderate, come le fotocamere digitali. L'autoscarica superiore limita però l'utilizzo in dispositivi con lunghi periodi d’inattività. Inoltre, siccome le batterie NiCd hanno una resistenza interna minore, trovano ancora applicazione in quei dispositivi che richiedono elevate correnti di alimentazione (come ad esempio auto radiocontrollate).
Le batterie Nichel-Metallo Idruro combinano un catodo basato su ossiidrossido di nichel con un anodo costituito da leghe metalliche assorbitrici d’idrogeno caratterizzate da composizioni intermetalliche AB5 o AB2. Le reazioni redox coinvolgono scambi elettronici mediati dall’elettrolita alcalino (~6 M KOH). La chimica consente una capacità superiore alle equivalenti Nichel-Cadmio riducendo gli effetti memoria ma imponendo limiti sulle correnti ammissibili in fase di ricarica veloce. L’efficienza energetica si colloca intorno ai valori medi del settore mentre i protocolli avanzati di ricarica, inclusivi del monitoraggio del delta peak tensionale (\(7\, mV/cella\)), risultano imprescindibili per preservare la longevità del sistema.
[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Accumulatore_nichel-metallo_idruro
Sto generando il riassunto…