La calorimetria differenziale a scansione (DSC) si basa sulla misura della differenza di flusso termico tra un campione e un riferimento mentre entrambi sono sottoposti a un programma termico controllato [1]. Il cuore del fenomeno è che, per mantenere la stessa velocità di aumento della temperatura in due recipienti identici, uno contenente il materiale da analizzare e l'altro vuoto, è necessario fornire una quantità differente di calore. Questa differenza nasce dal fatto che il campione può assorbire o rilasciare energia durante transizioni fisiche o chimiche, modificando così la quantità di calore necessaria per mantenere sincronizzati i due sistemi [2].
Il principio operativo sfrutta un sistema a doppio crogiolo: uno con il campione e uno vuoto come riferimento. Le resistenze riscaldanti poste sotto ciascun crogiolo devono erogare calore in modo indipendente ma coordinato affinché entrambi i recipienti aumentino la loro temperatura secondo una rampa predefinita, tipicamente lineare nel tempo. Per esempio, un flusso standard adottato può essere di 10°C al minuto, garantendo una progressione termica costante durante l’analisi [2]. Una reazione endotermica nel campione richiederà alla resistenza associata di fornire più energia per mantenere la temperatura in linea con quella del riferimento; viceversa, una reazione esotermica comporterà una riduzione dell’energia richiesta.
L’aspetto quantitativo della tecnica deriva dall’equazione fondamentale che lega il flusso calorico \( q/t \) all’incremento della temperatura \( \Delta T / t \), ossia alla velocità di riscaldamento [2]. Si definisce così il calore specifico a pressione costante \( C_p \) come:
\[
C_p = \frac{q}{\Delta T}
\]
dove \( q \) rappresenta il calore fornito al campione per produrre un aumento \( \Delta T \) nella sua temperatura. In pratica, DSC misura direttamente la potenza termica in eccesso o difetto necessaria per mantenere la stessa velocità di riscaldamento tra campione e riferimento. Questa misura è resa possibile dalla cattura continua della differenza di temperatura tramite sensori quali le termocoppie e successiva elaborazione software [1][2].
Questa relazione permette non solo di determinare il calore specifico ma anche di identificare eventi transitori legati a cambiamenti strutturali o chimici nel materiale. Quando il polimero attraversa la transizione vetrosa, ad esempio, si osserva un aumento significativo del calore specifico, traducendosi in un picco o in una variazione netta nel segnale DSC [2].
Il grafico ottenuto dalla DSC riporta sull’asse orizzontale la temperatura del campione e sull’asse verticale la differenza nei flussi termici tra campione e riferimento (espressa generalmente in milliwatt) [3]. Le transizioni endotermiche—come fusione, evaporazione o sublimazione—richiedono energia aggiuntiva per superare l’energia latente associata al cambiamento di fase; ciò si traduce in picchi negativi (rispetto alla linea base) poiché il campione assorbe calore dal sistema.
Al contrario, le transizioni esotermiche, quali la cristallizzazione o alcune reazioni chimiche (ad esempio vulcanizzazione), rilasciano calore verso l’ambiente circostante. Ciò comporta picchi positivi sul tracciato DSC perché il riscaldatore deve ridurre l’apporto energetico per mantenere costante l’aumento della temperatura rispetto al riferimento [3].
L’interpretazione dei picchi richiede attenzione particolare alle convenzioni adottate nello strumento; tuttavia, molti apparecchi seguono lo schema exo-endo dove i picchi esotermici sono positivi e quelli endotermici negativi rispetto alla linea base.
Le variazioni misurate dalla DSC sono diretta conseguenza delle trasformazioni energetiche interne al materiale. Durante una transizione vetrosa, ad esempio, si verifica un cambiamento nella mobilità delle catene polimeriche: sotto tale soglia le catene sono rigidamente bloccate mentre sopra diventano mobili e capaci di configurazioni più disordinate. Questo aumento nella libertà configurazionale implica maggiore capacità del materiale di assorbire energia senza incrementare significativamente la temperatura, ovvero maggiore \( C_p \) [2].
Quando si raggiunge la temperatura di cristallizzazione \( T_c \), i polimeri organizzano strutture ordinate chiamate cristalli. La formazione dei cristalli libera energia (transizione esotermica), visibile come deflessione positiva nel grafico DSC. L’area sottesa a questo picco rappresenta l’energia latente liberata durante tale processo. Se invece il polimero è amorfo al 100%, come il polistirene atattico, tale fenomeno non si manifesta nel tracciato poiché manca la capacità intrinseca alla cristallizzazione [2].
Il processo inverso avviene durante la fusione a temperatura \( T_m \). La rottura dell’ordine cristallino richiede assorbimento netto di energia (transizione endotermica). Fino al completamento della fusione, infatti, non si osserva aumento della temperatura nonostante il continuo apporto calorifico. Questo effetto è strettamente legato alla natura del fenomeno come transizione del primo ordine ed è evidenziato da un picco endotermico netto sul diagramma DSC [2][3].
La misura differenziale garantisce che gli effetti esterni comuni ai due crogioli siano eliminati dal segnale finale; ciò rende DSC estremamente sensibile alle variazioni energetiche intrinseche al materiale analizzato indipendentemente da fattori ambientali esterni come dispersione termica o perdite radiative [1][3]. Tuttavia questa sensibilità dipende fortemente dalla corretta calibrazione dello strumento e dalla scelta appropriata dei materiali utilizzati per i crogioli che devono essere inertizzati rispetto al campione ed avere conduttività termica uniforme.
Inoltre la risoluzione temporale dipende dalla velocità di scansione: velocità troppo elevate possono causare sovrapposizione degli eventi termici o smussare i picchi rendendo meno precise le misure quantitative dell’entalpia associata alle transizioni [2][3]. Il controllo atmosferico è cruciale: atmosfere inerti come argon o azoto vengono preferite per evitare reazioni indesiderate con ossigeno che possono alterare i segnali raccolti [1].
Oltre all’identificazione qualitativa delle transizioni fisiche, la calibrazione accurata consente stime quantitative precise dell’entalpia dei processi coinvolti mediante integrazione dell’area sotto i picchi nel tracciato DSC. Attraverso cicli multipli si possono distinguere processi reversibili da irreversibili monitorando isteresi nelle curve ottenute durante riscaldamenti successivi [3].
La possibilità di misurare con precisione le variazioni energetiche ha permesso lo studio approfondito della cinetica delle reazioni chimiche che avvengono nel materiale sotto analisi come degradazioni o vulcanizzazioni polimeriche. Inoltre nell’industria farmaceutica è impiegata per valutare stabilità chimica e presenza di polimorfismi nei composti attivi oltre che stimarne purezza tramite confronto degli entalpi rilevati con standard noti [1][3].
Sto generando il riassunto…