La cera si presenta come un materiale solido caratterizzato da malleabilità a temperatura ambiente e un punto di fusione che si aggira intorno ai 45 °C (113 °F) [1]. Questa soglia termica è significativamente più bassa rispetto a quella di molti materiali plastici, conferendo alla cera una viscosità relativamente bassa quando è fusa. La sua insolubilità in acqua e la natura idrorepellente completano il profilo fisico tipico delle cere, pur non essendo criteri esclusivi per distinguerle da grassi o oli affini. Per esempio, la trilaurina, un grasso che fonde a circa 46 °C, condivide molte delle proprietà fisiche tipiche delle cere senza tuttavia rientrare pienamente nella loro definizione [1].
Dal punto di vista chimico, le cere in senso stretto sono miscele di esteri, alcoli e acidi saturi con catena da 14 a 30 atomi di carbonio [1]. Questo distingue le cere dai trigliceridi tipici dei grassi veri e propri, che sono esteri della glicerina con tre acidi grassi. Le cere possono includere anche esteri formati da glicole etilenico o altri alcoli bifunzionali, ma la caratteristica predominante resta l'estere mono-funzionale a lunga catena che ne determina le proprietà apolari e la consistenza malleabile.
Le cere naturali si distinguono in tre grandi categorie: animali, vegetali e minerali. Tra quelle animali spiccano la cera d'api prodotta dalle api Apis mellifica e altre specie affini; la cera cinese estratta dal Ceroplastes ceriferus (una cocciniglia); lo spermaceti ricavato dal capo dei capodogli e da grasso e capo di altri cetacei; infine la lanolina ottenuta dalla lana delle pecore tramite secrezione delle ghiandole sebacee [1].
Le cere vegetali sono lipidi insolubili in acqua ma solubili in solventi organici. Queste cere coprono le superfici esterne delle piante fungendo da barriera protettiva contro la disidratazione e danni ambientali quali raggi ultravioletti o attacchi patogeni. Esempi importanti comprendono la cera di carnauba estratta dalla palma Copernicia prunifera, la cera di mirto dalla Myrica cerifera, la cera candelilla dagli arbusti messicani Euphorbia cerifera ed Euphorbia antisyphilitica, oltre ad altre come la cera di ricino derivata dall'idrogenazione catalitica dell'olio di ricino, la cera di sparto, la cera giapponese (un sego vegetale), l'olio di jojoba, la cera ouricury e la cera di riso ricavata dalla crusca dei chicchi omonimi [1].
Le cere minerali si compongono principalmente dalla cera di lignite (una vera cera a base esterica) e dalla ceresina o ozocerite (una paraffina naturale, miscela di idrocarburi) [1]. Le cere derivate dal petrolio comprendono paraffine costituite da alcani lineari a lunga catena e cere microcristalline formate invece da alcani ramificati e cicloalcani con struttura cristallina fine [1].
Le cere sintetiche includono prodotti come la cera polietilenica ottenuta dal polietilene stesso; le cere Fischer-Tropsch prodotte dai sottoprodotti del relativo processo chimico industriale; nonché cere modificate chimicamente tramite esterificazione o saponificazione ulteriori. Le ammidiche sostituite come stearamide e oleoamide si ottengono mediante condensazione tra ammine/diammine con acidi grassi e trovano impiego come agenti distaccanti o surfattanti. Infine vi sono le α-olefine polimerizzate utilizzate anch’esse come polimeri plastici con caratteristiche cerose [1].
La composizione della cera d’api rappresenta uno degli esempi più noti ed emblematici della categoria animale. Essa è costituita principalmente dall’etere palmitico dell’alcool miricilico (palmitato di miricile o miricina), con formula \[ {\ce {C15H31COOC30H61}} \], associato all’acido cerotico libero \[ {\ce {C26H52O2}} \] in un rapporto approssimativo pari a 86 : 14 rispettivamente [3]. Oltre a questi componenti base sono presenti anche tracce variabili di acido melissico, alcool cerilico e idrocarburi che possono rappresentare fino al 15% del totale.
Dal punto di vista organolettico, questa massa amorfa presenta odore aromatico gradevole che ricorda il miele ed è caratterizzata da frattura granulosa. Al tatto appare untuosa, molle e plastica sotto il calore della mano. La solubilità è selettiva: insolubile in acqua fredda o alcool freddo ma solubile in alcool bollente generando un liquido che solidifica rapidamente in forma cristallina; risulta inoltre solubile in etere, benzina, solfuro di carbonio ed oli grassi [3].
Le costanti fisiche caratteristiche della cera d’api europea variano entro intervalli precisi:
- Punto di fusione tra i 62° e i 64°
- Punto di solidificazione attorno ai 60°
- Densità a 15° compresa fra 0,958 e 0,970
- Numero di acidità tra gli intervalli 16,7 - 22,1
- Numero di saponificazione variabile fra 88 - 106
- Numero degli eteri calcolato come differenza fra numero saponificazione e acidità tra i valori 65,9 - 85
- Numero di iodio contenuto tra valori bassi pari a 5,7 - 10
Queste costanti consentono una rigorosa identificazione analitica utile anche per riconoscere sofisticazioni commerciali comuni quali aggiunte minerali (talco, caolino, gesso), fecola, resine, sego o paraffina che alterano solubilità o parametri chimici fondamentali [3].
La funzione biologica principale delle cere consiste nell’impedire perdite d’acqua per traspirazione negli organismi viventi che le producono. Nelle api esse contribuiscono alla costruzione dei favi proteggendoli dall’umidità ambientale mentre nelle piante rivestono foglie e superfici esterne formando barriere efficaci contro l’evaporazione oltre che contro aggressioni patogene.
L’applicazione umana delle cere sfrutta queste caratteristiche fisiche: malleabilità a temperatura ambiente consente modellazioni precise; punto basso di fusione permette lavorazioni termiche semplici; insolubilità in acqua garantisce resistenza agli agenti atmosferici; infine l’idrorepellenza rende questi materiali ideali per rivestimenti protettivi.
Un esempio particolare è dato dalla cosiddetta "cera per incisioni", composta da un impasto di bitume, cera d’api e mastice in gocce. Il materiale viene applicato su lastre metalliche riscaldandolo leggermente per ottenere uno strato uniforme sottilissimo prima dell’incisione vera propria mediante annerimento con nerofumo prodotto dalla combustione lenta della candela [1].
Le cere vegetali mostrano una grande varietà strutturale microscopica sulla superficie delle piante superiori: possono manifestarsi come pellicole sottilissime con spessori variabili da pochi micrometri fino a livelli millimetrici eccezionali. Ad esempio:
- Circa \(1~\mu m\) sui fusti alcune specie succulente come Sempervivum ed Euphorbia carnose
- Tra \(15\) e \(19~\mu m\) sulle foglie della palma Copernicia cerifera
- Fino a \(79~mm\) nella specie Euphorbia canariensis
- Spessori medi intorno ai \(5~mm\) su fusti del genere Ceroxylon o Klopstockia
Questi spessori così differenziati influenzano direttamente l’efficienza protettiva riducendo drasticamente l’evaporazione attraverso cuticole cellulari epidermiche specializzate [3].
Il complesso mondo delle cere evidenzia una molteplicità elevata sia nella composizione chimica sia nelle proprietà fisiche correlate alle fonti biologiche o sintetiche d’origine. La distinzione fondamentale rispetto ai grassi risiede nella natura degli esteri coinvolti: monoesteri ad alto peso molecolare versus trigliceridi propri dei lipidi alimentari tradizionali.
L’impiego tecnologico sfrutta questa unicità chimico-fisica rendendo le cere materiali fondamentali nei processi industriali tradizionali (come lucidatura mobili), nelle arti incisorie nonché in numerosi ambiti scientifico-industriali dove stabilità termica moderata abbinata ad impermeabilità è richiesta.
La conoscenza approfondita dei parametri analitici quali punti termici specifici, densità oppure numerologie chimico-fisiche consente inoltre controllo qualità rigoroso imprescindibile nelle filiere produttive moderne.
Sto generando il riassunto…