La chelazione si caratterizza per la formazione di complessi in cui un atomo metallico centrale è coordinato da un ligando polidentato, detto chelante, tramite più legami coordinativi simultanei. Il risultato è una struttura ciclica molto stabile in cui il metallo è avvolto dal legante come se fosse stretto da pinze o chele, da cui deriva il termine stesso di “chelazione”[1]. Questo fenomeno si distingue dai semplici composti di coordinazione poiché implica la formazione di anelli eterociclici contenenti l’atomo metallico centrale e gli atomi donatori del ligando.
L’elevata stabilità dei complessi chelati ha radici termodinamiche specifiche. L’aumento dell'entropia durante la formazione del complesso è determinante per la spontaneità della reazione. Ad esempio, nel caso dello ione Cu²⁺ in soluzione acquosa, la complessazione con un ligando bidentato come l’etilendiammina (en) comporta una variazione entropica standard significativamente positiva (\( \Delta S^\circ = +23 \text{ J K}^{-1} \text{mol}^{-1} \)) dovuta al rilascio di molecole d’acqua nel processo:
\[
[Cu(H_2O)_6]^{2+} + en \rightleftharpoons [Cu(H_2O)_4(en)]^{2+} + 2 H_2O
\]
In confronto, una reazione analoga con due molecole monodentate di ammoniaca produce una variazione entropica negativa (\( \Delta S^\circ = -8,4 \text{ J K}^{-1} \text{mol}^{-1} \)):
\[
[Cu(H_2O)_6]^{2+} + 2 NH_3 \rightleftharpoons [Cu(H_2O)_4(NH_3)_2]^{2+} + 2 H_2O
\]
Le variazioni entalpiche standard sono simili (-54 kJ/mol per il primo caso e -46 kJ/mol per il secondo), ma l’entropia positiva nella prima reazione conferisce al processo chelante un'energia libera più negativa e quindi una maggiore stabilità termodinamica[1].
I ligandi coinvolti nella chelazione sono generalmente molecole o ioni polidentati. Tra i più comuni si trovano:
- Etilendiammina (\(H_2N-CH_2-CH_2-NH_2\)), un ligando bidentato con due atomi di azoto donatori[2][3].
- Dietilentriammina (\(H_2N-CH_2-CH_2-NH-CH_2-CH_2-NH_2\)), tridentato[2].
- Trietilentetrammina (\(H_2N-CH_2-CH_2-NH-CH_2-CH_2-NH-CH_2-CH_2-NH_2\)), tetradentato[2].
Questi ligandi formano anelli coordinativi stabili con l’atomo metallico centrale. La formazione può coinvolgere anelli a cinque o sei membri, ritenuti particolarmente stabili per motivi stereochimici. Sono tuttavia noti anche anelli più grandi o più piccoli fino a strutture policicliche complesse, come quelle generate dai polimetilene-bis-\(\alpha\)-amminoacidi:
\[
HOOC - CRR' - NH - (CH_2)_n - NH - CRR' - COOH
\]
dove \(n\) può variare per generare anelli a cinque fino a oltre dieci atomi[2]. In particolare, complessi del rame sono stati sintetizzati con \(n= 2, 3, 5, 7, 10\), dando luogo ad anelli contenenti da cinque fino a tredici atomi[2].
Ligandi come l’esametilendiammina (\(H_2N-(CH_2)_6-NH_2\)) producono anelli a nove membri[2].
La stabilità dei complessi chelati supera quella degli analoghi composti monodentati. Un esempio emblematico è la differenza tra il complesso del nichel con etilendiammina (\([Ni(en)_3]^{2+}\)) e quello con metilammina monodentata (\([Ni(CH_3NH_2)_6]^{2+}\)). Il primo rimane stabile anche in condizioni di alta diluizione; il secondo tende alla dissociazione e alla precipitazione dell’idrossido di nichel nelle stesse condizioni[2].
Ancora più notevole è la stabilità degli acetilacetonati metallici rispetto ai semplici chetoni: l’acetilacetonato di alluminio può essere riscaldato quasi fino al calor rosso senza decomposizione mentre l’acetone si decompone molto prima[2].
La presenza di anelli multipli condensati aumenta ulteriormente questa stabilità. Per esempio, nel confronto tra due complessi del rame differenti solo per un nuovo legame carbonio-carbonio negli azoti dei ligandi, il complesso con tre anelli condensati risulta molto più stabile rispetto a quello semplice con due anelli separati[2].
La geometria dei complessi dipende fortemente dagli orbitali coinvolti nell’interazione metallo-ligando. Nel cobalto trivalente coordinato da etilendiammina si osserva una geometria ottaedrica dove gli orbitali sono diretti verso i vertici dell’ottaedro occupato dall’atomo metallico. I complessi del rame invece spesso presentano geometrie quadratiche planari[2].
L’orientamento spaziale ottimale degli orbitali contribuisce a massimizzare il ricoprimento elettronico e quindi la stabilità del legame.
Nel campo biologico la chelazione è fondamentale per funzioni vitali. Emoglobina e clorofilla sono esempi classici: entrambe contengono un atomo metallico centrale circondato da quattro atomi di azoto in strutture ad anello stabili.
L’emoglobina lega il ferro allo stato Fe²⁺ mediante quattro atomi di azoto nel gruppo eme; questo consente il trasporto reversibile dell’ossigeno nel sangue. Se il ferro si ossida a Fe³⁺ questo processo viene impedito[4].
La clorofilla contiene magnesio coordinato simmetricamente da quattro azoti ed è essenziale nella fotosintesi per catturare energia luminosa ed effettuarne la conversione chimica[4].
Anche la vitamina B12 presenta un centro cobalto circondato da quattro azoti in un sistema chelato critico per le sue proprietà enzimatiche[4].
L’impiego della chelazione spazia dalla medicina all’agricoltura passando per la chimica analitica industriale.
In medicina si utilizzano agenti chelanti quali EDTA soprattutto per trattare intossicazioni da metalli pesanti come piombo e mercurio; questi elementi tossici vengono sequestrati dal ligando perdendo così tossicità e facilitandone l’eliminazione dall’organismo[4][3]. EDTA possiede sei siti donatori, due atomi di azoto e quattro ioni carbossilato, rendendolo un agente esadentato particolarmente efficace nel formare complessi fortemente stabili[3].
In agricoltura elementi poco solubili come ferro possono essere somministrati sotto forma chelata alle piante per correggere carenze nutrizionali senza rischio di precipitazioni insolubili nel terreno[1][3].
In chimica analitica i composti chelanti permettono titolazioni specifiche dette complessometriche grazie alla loro capacità selettiva di legare metalli; inoltre sono usati anche come sequestranti nell’addolcimento delle acque eliminando Ca²⁺ e Mg²⁺[1][3].
Il settore industriale sfrutta molecole polimeriche chelanti idrosolubili come convertitori della ruggine sugli acciai e per creare strati di conversione atti ad aumentarne la resistenza alla corrosione[1].
[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Chelazione
[2] https://www.treccani.it/enciclopedia/chelazione_(Enciclopedia-Ital...
[3] https://www.chimica-online.it/download/chelati.htm
[4] https://www.products.pcc.eu/it/blog/chelati-cosa-sono-come-funzion...
[5] https://www.taff.biz/chimica-degli-alimenti/2369-6-definizione-di-...
Sto generando il riassunto…