La chimica dei coloranti utilizzati nelle celle solari sensibilizzate a colorante (DSSC) è alla base del loro funzionamento peculiare e differenzia queste tecnologie da quelle tradizionali basate sul silicio cristallino o amorfo. Nel cuore della DSSC il colorante agisce come un vero e proprio agente fotosensibilizzante che assorbe i fotoni solari ed eccita gli elettroni trasferendoli a un semiconduttore ossido metallico nanostrutturato – comunemente biossido di titanio \[ TiO_2 \] – che funge da trasportatore degli elettroni verso l’elettrodo esterno.
Il meccanismo fondamentale parte dall’assorbimento della luce da parte del cromoforo organico o metal-organico ancorato sulla superficie delle nanoparticelle di \[ TiO_2 \]. Questa interfaccia è cruciale perché l’eccitazione elettronica nel colorante deve essere seguita da un rapido trasferimento degli elettroni nello strato semiconduttore prima che avvengano processi di rilassamento radiativo o non radiativo nel colorante stesso[2][4]. Il trasferimento elettronico si basa su un corretto allineamento energetico tra i livelli orbitali molecolari occupati del colorante e la banda di conduzione del \[ TiO_2 \], condizione indispensabile affinché l’elettrone possa essere iniettato efficacemente nel semiconduttore.
La rigenerazione dello stato ossidato del colorante avviene mediante un mediatore elettrolitico redox – tipicamente la coppia iodio/ioduro \[ \mathrm{I_3^-}/\mathrm{I^-} \][2]. La presenza dell’elettrolita chiude il circuito interno rigenerando il colorante e permettendo così il ciclo continuo di assorbimento ed emissione elettronica. La scelta chimica del mediatore è determinata dalla sua stabilità elettrochimica e dalla rapidità con cui può rigenerare il colorante senza introdurre grandi perdite energetiche.
Il colore dei pigmenti usati nelle DSSC riflette le loro caratteristiche spettrali d’assorbimento; infatti la capacità del dispositivo dipende fortemente dalla corrispondenza tra lo spettro solare incidente e la banda d’assorbimento del colorante stesso[4]. Coloranti organici quali quelli a base carbazolo sono stati progettati per ottimizzare questa sovrapposizione spettrale anche con sorgenti luminose artificiali indoor caratterizzate da emissioni spettrali diverse rispetto alla luce solare naturale[4]. Tale accoppiamento mirato ha dimostrato incrementi significativi nell’efficienza fotovoltaica sotto luce diffusa o artificiale.
Le molecole sensibili devono possedere gruppi funzionali capaci di ancorarsi saldamente alla superficie ossidata del \[ TiO_2 \], tipicamente tramite gruppi carbossilici o idrossamici che favoriscono una buona adesione chimica e facilitano il trasferimento elettronico all’interfaccia[4]. La struttura molecolare inoltre influenza l’energia degli stati eccitati e la cinetica dei processi fotoindotti; pertanto ogni modifica chimica sul pigmento può alterare anche le prestazioni finali della cella.
L’utilizzo di solventi eutettici profondi (deep eutectic solvents – DES) come elettroliti innovativi ha rappresentato un passo importante verso la sostenibilità delle DSSC migliorandone anche la stabilità rispetto ai tradizionali sistemi acquosi che soffrono problemi idrolitici. Questi solventi combinano proprietà fisico-chimiche favorevoli ad una maggiore compatibilità con alcuni nuovi coloranti progettati specificamente per funzionare con tali mezzi elettrolitici[4]. Due coloranti a base di carbazolo (CBZ-GLY e CBZ-EG), progettati per essere compatibili con DES a base di cloruro di colina, hanno raggiunto un'efficienza record del 9,4% in condizioni di luce diffusa[4].
L’efficienza complessiva delle DSSC è limitata dalla velocità relativa dei processi chiave: assorbimento della luce da parte del colorante; trasferimento dell’elettrone al \[ TiO_2 \]; rigenerazione del colorante tramite elettrolita; recupero finale degli elettroni all’elettrodo opposto; ogni passaggio deve avvenire rapidamente per minimizzare le perdite dovute a ricombinazioni o degradazioni chimiche dello stato attivo.
La complessità chimica si riflette nella varietà dei pigmenti studiati fin dalle prime ricerche ispirate alla fotosintesi naturale: dalla clorofilla ai derivati sintetici metallici come i complessi ruthenio-based \[ \text{cis-(dcbH}_2\text{)}_2\text{Ru(NCS)}_2 \] che hanno mostrato valori elevati di corrente generata \[ J_{sc} = 10,94\,mA/cm^{2} \] e tensione aperta \[ V_{oc} = 660\,mV \], associati a una buona efficienza percentuale \[ n = 4,5\% \][2]. Tuttavia i costi elevati e problemi ambientali legati all’impiego di metalli rari hanno stimolato lo sviluppo di nuove molecole organiche prive di metalli pesanti ma comunque dotate di ampi spettri d’assorbimento e buona stabilità termica.
Le molecole naturali come gli antociani estratti da frutti quali melanzane o arance rosse sono state testate come alternative ecocompatibili ma presentano limiti intrinseci nella stabilità fotochimica ed efficienza bassa \[ n < 0,7\% \][2]. Il compromesso tra sostenibilità ambientale ed efficienza energetica rimane dunque uno degli snodi fondamentali nello studio chimico dei pigmenti DSSC.
L’introduzione sul mercato delle DSSC è favorita dalla loro capacità unica di operare efficientemente sotto condizioni non ideali rispetto al sole diretto – ovvero in presenza di luce diffusa o artificiale – grazie proprio alla flessibilità chimica nei sistemi sensibili che permette l’adattamento spettrale necessario[3][4]. Questa peculiarità deriva dall’indipendenza funzionale tra assorbimento luminoso (gestito dal pigmento organico) e trasporto elettronico (delegato al nanostrutturato \[ TiO_2 \]), differenziando radicalmente questo modello dalle celle al silicio dove questi ruoli sono integrati nello stesso materiale semiconduttore.
La sintesi mirata dei nuovi coloranti prevede quindi l’ingegnerizzazione molecolare volta a massimizzare:
* L’intensità dell’assorbimento nella regione visibile coerente con lo spettro illuminante;
* La velocità dell’iniezione elettronica nel \[ TiO_2 \];
* La stabilità chimica contro fotodegradazione;
* La compatibilità con elettroliti innovativi come i DES;
* L’ancoraggio robusto sulla superficie ossidata senza perdita funzionale nel tempo.
Ulteriori migliorie sperimentali includono trattamenti superficiali avanzati sui fotoanodi in \[ TiO_2 \], ad esempio tramite trattamento al plasma che modifica la morfologia superficiale aumentando l’efficienza complessiva della cella[4].
[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Pannello_fotovoltaico
[2] https://www.cnr.it/it/focus/063-8/fotovoltaico-di-terza-generazion...
[3] https://amicofotovoltaico.com/celle-solari-sensibilizzate-a-colora...
[4] https://tesidottorato.depositolegale.it/handle/20.500.14242/361650
[5] https://www.helmut-tributsch.com/it/celle-solari-sensibilizzate-ai...
Sto generando il riassunto…