I lipidi rappresentano una classe chimica eterogenea di composti organici caratterizzati dalla loro insolubilità in acqua e solubilità in solventi organici quali etere dietilico, acetone, alcoli e idrocarburi. Questa proprietà deriva dalla composizione prevalentemente apolare della loro struttura, formata da atomi di carbonio e idrogeno legati tramite legami covalenti apolari e disposti simmetricamente, che conferisce loro un comportamento idrofobo[1]. Nonostante questa predominanza apolare, alcuni lipidi presentano in una regione ristretta della loro molecola gruppi polari; è il caso dei fosfolipidi, che mostrano una natura anfipatica con una testa polare e code idrofobe[1].
L'identificazione analitica dei lipidi si basa sull'insolubilità in acqua, che consente la separazione da carboidrati e proteine nelle matrici biologiche. La presenza di gruppi polari conferisce ai lipidi caratteristiche fisico-chimiche specifiche: i lipidi polari possono interagire sia con solventi apolari sia con l'acqua, mostrando quindi proprietà anfipatiche o addirittura risultando talora insolubili in solventi organici e solubili in acqua[1].
L'approccio sistematico allo studio dei lipidi iniziò nel XIX secolo. Nel 1815 Henri Braconnot distinse i lipidi (graisses) in grassi solidi (suif) e oli fluidi (huiles)[1]. Successivamente, nel 1823 Michel Eugène Chevreul ampliò la classificazione includendo oli, grassi, sego, cere, resine, balsami e oli volatili. Nel 1827 William Prout riconobbe il grasso (materia alimentare "oleosa") come nutriente essenziale insieme a proteine ("albuminose") e carboidrati ("saccarina")[1].
Nel corso del tempo furono identificate nuove classi lipidiche: Theodore Gobley nel 1847 scoprì i fosfolipidi nel cervello dei mammiferi e nell'uovo di gallina, denominandoli lecitine; Thudichum identificò poi cefaline, cerebroside e sfingomielina nel tessuto cerebrale umano[1]. Nel XX secolo la tassonomia lipidica si precisò ulteriormente: Rosenbloom e Gies nel 1912 proposero la sostituzione di "lipoide" con "lipin", mentre nel 1920 Bloor propose una classificazione per "lipoidi" in lipidi semplici (grassi e cere), lipidi composti (fosfolipoidi e glicolipidi) e lipidi derivati (acidi grassi, alcoli, steroli)[1]. La parola "lipidi" fu introdotta nel 1923 da Gabriel Bertrand, includendo non solo i grassi tradizionali (gliceridi), ma anche i "lipoidi" di costituzione complessa[1].
La classificazione attuale proposta dall’International Lipid Classification and Nomenclature Committee nel 2005 si fonda sulla presenza di due unità costitutive fondamentali: le unità chetoaciliche \(-CH_2-CO-\) e le unità isopreniche \(-C_5H_8-\)[1]. Da questa distinzione derivano otto classi principali di lipidi:
- Acidi grassi
- Glicerolipidi
- Fosfolipidi
- Sfingolipidi
- Saccarolipidi
- Polichetidi (derivanti dalla condensazione delle unità chetoaciliche)
- Steroli
- Prenoli (derivati dalla condensazione delle unità isopreniche)
I polichetidi includono molecole biologicamente attive come antibiotici (eritromicina, tetracicline), ipocolesterolemizzanti (lovastatina), immunosoppressori (rapamicina) e pigmenti, prodotti ad opera delle poliuchetidi-sintetasi di piante e microrganismi[1].
La distinzione funzionale tra lipidi saponificabili e non saponificabili dipende dalla capacità di formare saponi per idrolisi alcalina del legame estere tra acido grasso e alcol (glicerolo). I saponi sono sali di acidi grassi con metalli alcalini come sodio (NaOH) o potassio (KOH)[1][2]. L’idrolisi produce l'alcol corrispondente più il sale sodico o potassico dell'acido grasso. Industrialmente sono utilizzati trigliceridi contenenti acidi grassi con un numero di atomi di carbonio compreso tra 12 e 18, poiché quelli con numero inferiore sono troppo irritanti, mentre quelli con numero superiore sono poco solubili in acqua[1].
Il sapone sodico risulta solido ("duro") ed è impiegato tipicamente in forma di saponette, mentre quello potassico è liquido o pastoso ("molle")[1]. In presenza di acque dure contenenti ioni bi o trivalenti come calcio, magnesio o ferro si osserva la precipitazione del sapone naturale con formazione degli aloni tipici intorno alle superfici bagnate[1].
Gli acidi grassi costituiscono la base strutturale dei lipidi semplici. Essi sono catene di atomi di carbonio in numero pari variabili da 4 a 24 con un gruppo carbossilico terminale. Possono essere saturi, con solo legami singoli tra carboni, oppure insaturi contenenti uno o più doppi legami generalmente in configurazione cis che causano piegature nella catena di circa 30°; se i doppi legami sono trans la catena rimane lineare[2]. Alcuni acidi grassi, tra cui l'acido linoleico e l'acido linolenico, sono detti essenziali perché i mammiferi - e l'uomo in particolare - non sono in grado di sintetizzarli, perciò devono essere introdotti con la dieta[2].
I trigliceridi (triacilgliceroli) derivano dall’esterificazione di una molecola di glicerolo con tre molecole di acido grasso liberando tre molecole d’acqua. Mono e digliceridi si formano invece quando l’esterificazione coinvolge solo uno o due acidi grassi[2]. Questi composti fungono prevalentemente da riserva energetica accumulata negli adipociti animali con funzione di isolamento termico.
I fosfolipidi sono costituiti dal glicerolo al quale sono uniti due acidi grassi e un gruppo fosfato, a sua volta legato a un gruppo azotato o alla colina. Queste molecole presentano teste idrofile (gruppo fosfato) e due code idrofobe, perciò, se posti in acqua, si dispongono in doppie file, con la parte idrofoba rivolta verso l'interno e le teste polari all'esterno[2]. I più importanti sono le cefaline (etanolamina fosfogliceride) e le lecitine (colina fosfogliceride).
Le cere sono esteri di un solo acido grasso con alcoli o steroli, con un numero di atomi di carbonio tra 10 e 30. Quelle di origine vegetale, come la cutina, ricoprono la pagina delle foglie e la buccia dei frutti rendendoli impermeabili; analoghi ruoli protettivi sono svolti dalla lanolina e dalle cere che impermeabilizzano le penne degli uccelli e i peli dei mammiferi[2].
Gli steroidi possiedono struttura ad anello, derivati dall'idrocarburo ciclopentanoperidrofenantrene; il colesterolo è il rappresentante più importante, componente delle membrane cellulari e precursore degli ormoni steroidei (testosterone, estrogeni, progesterone), della vitamina D e dei sali biliari[2].
La densità dei lipidi è significativamente minore di quella dell’acqua per cui tendono a galleggiare. Sulla base delle interazioni con l'acqua, i lipidi sono stati distinti in lipidi non polari e lipidi polari, raggruppati in 3 classi. Per la loro natura idrofobica, i lipidi hanno la proprietà di ridurre la tensione superficiale delle soluzioni (tensioattività), tendendo a portarsi nell'interfase aria-liquido[1].
I lipidi non polari (idrocarburi alifatici a lunga catena, idrocarburi aromatici voluminosi, esteri ed eteri) sono completamente insolubili in acqua e non si allineano in monostrati all'interfaccia aria/acqua, formando emulsioni instabili[1].
I lipidi polari si distinguono ulteriormente:
- Classe I (di- e trigliceridi, acidi grassi a catena lunga, colesterolo): molecole anfifiliche che presentano un'estremità debolmente polare; sono insolubili in acqua, ma formano monostrati all'interfaccia aria/acqua[1].
- Classe II (fosfolipidi, glicolipidi e monogliceridi): molecole fortemente anfifiliche che presentano un'estremità idrofobica e una idrofila. Grazie alla loro proprietà di interagire parzialmente con l'acqua, presentano mesomorfismo liotropico, caratterizzato dalla comparsa di fasi intermedie tra lo stato solido cristallino e lo stato liquido[1].
L’aggregazione micellare ha un ruolo chiave nella detergenza dei saponi: le micelle sono aggregati sferici orientati in modo che il gruppo polare si trovi all'esterno, a contatto con l'acqua, mentre le code apolari sono rivolte verso l'interno, dove viene intrappolato l'unto[2]. Questo meccanismo sfrutta la natura anfipatica dei sali degli acidi grassi prodotti dall’idrolisi alcalina.
La saturazione degli acidi grassi determina lo stato fisico dei trigliceridi: i grassi animali, come burro e lardo, sono solidi a temperatura ambiente perché gli acidi grassi saturi hanno una struttura rigida che permette alle molecole di affiancarsi in modo ottimale. Al contrario, gli oli vegetali contengono prevalentemente acidi grassi insaturi che rendono la molecola più flessibile, risultando liquidi a temperatura ambiente[2].
Processi industriali come l’idrogenazione catalitica (con catalizzatori metallici come il Ni) saturano gli acidi grassi, trasformando oli vegetali in margarina solida[2].
Sto generando il riassunto…