La depurazione biologica dei reflui mediante fanghi attivi si fonda su reazioni biochimiche orchestrate da una comunità microbica aerobica che trasforma la materia organica disciolta in prodotti meno inquinanti. Il meccanismo chimico essenziale avviene nel reattore biologico, dove i microrganismi utilizzano l'ossigeno disciolto per ossidare gli inquinanti organici presenti nel refluo, convertendoli principalmente in anidride carbonica, acqua e biomassa microbica. Questa biomassa rappresenta i fanghi attivi, costituiti da cellule microbiche, protozoi, rotiferi e materia organica associata.
L’ossidazione biologica dipende dalla disponibilità di ossigeno molecolare come accettore terminale di elettroni nel metabolismo aerobico. La reazione generale può essere sintetizzata come:
\[
{\ce {C_xH_yO_zN_w + O_2 -> CO_2 + H_2O + Biomassa}}
\]
dove il substrato organico (composto contenente carbonio, idrogeno, ossigeno e azoto) viene degradato. L’efficienza del processo è determinata dal rapporto tra domanda biochimica di ossigeno (BOD) e domanda chimica di ossigeno (COD), parametri che indicano rispettivamente la frazione biodegradabile e la totalità delle sostanze ossidabili nel refluo[2]. Un rapporto favorevole tra BOD e COD indica che il trattamento biologico è appropriato perché la maggior parte della materia organica è suscettibile di mineralizzazione microbiologica.
L'attività enzimatica degli organismi coinvolti ha un intervallo ottimale di pH compreso tra 6.5 e 8.5; fuori da questo range l’inattivazione enzimatica causa il blocco della depurazione[2]. Ciò sottolinea la necessità del controllo chimico-fisico del mezzo per garantire condizioni ottimali alle reazioni metaboliche.
Nei fanghi attivi, i batteri sono accompagnati da protozoi e rotiferi, che contribuiscono a mantenere l’equilibrio biologico mediante la regolazione delle popolazioni batteriche tramite predazione e competizione. La crescita della biomassa comporta la conversione dell’energia chimica contenuta negli inquinanti in legami cellulari; questa biomassa deve essere periodicamente separata dall’effluente chiarificato tramite sedimentazione secondaria per evitare il rilascio nell’ambiente.
Il processo biologico si articola in una fase aerobia nella quale i microrganismi consumano substrati organici e nutrienti quali azoto e fosforo. L’azoto ammoniacale presente nei reflui viene ossidato tramite nitrificazione ad opera di batteri autotrofi specializzati:
\[
{\ce {NH_4^+ + O_2 -> NO_3^- + H_2O + H^+}}
\]
Questa reazione richiede un rigoroso controllo dell’ossigeno disciolto poiché la nitrificazione è più sensibile rispetto alla semplice degradazione organica[1],[2]. La presenza di metalli pesanti o biocidi nel refluo può inibire fortemente queste popolazioni batteriche compromettendo l’intero processo[2].
La stabilizzazione dei fanghi avviene attraverso attività metaboliche che riducono la biodegradabilità residua della biomassa accumulata, rendendola più resistente alla putrefazione. Tale stabilizzazione chimicamente corrisponde alla mineralizzazione parziale della materia organica complessa in composti più semplici o gassosi (ad esempio CO₂). Successivamente i fanghi possono essere disidratati per ridurne il volume, nonché stabilizzati per distruggere gli organismi patogeni, prima dello smaltimento o riutilizzo[1],[2].
L’efficacia dell’ossidazione biologica è amplificata dalla continua aerazione dell’ambiente liquido che mantiene elevati livelli di ossigeno disciolto, indispensabili per sostenere le attività metaboliche aerobiche. Le soffianti impiegate a questo scopo rappresentano circa il 60–70% del consumo energetico totale dell’impianto[2], evidenziando come l'efficienza energetica sia un parametro critico nella progettazione degli impianti a fanghi attivi.
Nel sistema convenzionale a fanghi attivi (CAS), la biomassa cresce sospesa nel liquido; tuttavia tecnologie avanzate adottano carrier plastici come supporti per la crescita microbica (MBBR), creando biofilm che migliorano la resistenza a shock tossici e aumentano la densità cellulare[2]. Questi sistemi rappresentano un’evoluzione ingegneristica significativa per ottimizzare lo spazio occupato dagli impianti e migliorare la qualità del trattamento.
Le trasformazioni chimiche all’interno del reattore biologico sono strettamente correlate alla composizione dei solidi totali presenti nei reflui: circa il 30% sono solidi sospesi, di cui il 75% sono sedimentabili con una prevalenza del componente organico al 75%, mentre i solidi non sedimentabili costituiscono il restante 25%, anch’essi prevalentemente organici al 75%. I solidi filtrabili si attestano intorno al 70%, con una frazione colloidale pari al 10%, composta per l’80% da sostanze organiche[1]. Queste percentuali influenzano direttamente le cinetiche di rimozione poiché definiscono quale frazione del carico contaminante sia effettivamente disponibile per i microrganismi.
Il trattamento biologico rappresenta un equilibrio dinamico tra l’apporto continuo di substrati organici e nutrienti, la crescita microbica e le condizioni ambientali controllate (pH, temperatura, aerazione). Qualsiasi variazione significativa in questi parametri può alterare drasticamente le velocità delle reazioni chimiche coinvolte causando inefficienze o blocchi operativi.
Infine, i fanghi prodotti possono essere valorizzati mediante digestione anaerobica che converte ulteriormente la materia organica residua in biogas utilizzabile come fonte energetica rinnovabile oppure processati per ottenere fertilizzanti di alta qualità, chiudendo così il ciclo della sostenibilità ambientale[2].
In sintesi, la chimica dietro i processi a fanghi attivi si basa sull’ossidazione aerobica mediata da enzimi microbici entro limiti ambientali rigorosamente controllati. L’interconnessione tra metabolismo batterico, parametri fisico-chimici del sistema e gestione operativa determina l’efficacia finale della depurazione biologica dei reflui urbani o assimilabili industriali.
Sto generando il riassunto…