La chimica dei propellenti e degli esplosivi si basa sulla capacità di alcune sostanze di rilasciare rapidamente grandi quantità di energia attraverso reazioni chimiche esotermiche, in cui la combustione o la detonazione generano gas ad alta temperatura e pressione. Nel caso degli esplosivi al clorato, per esempio, la miscela tra clorati finemente polverizzati e sostanze di natura grassa o combustibili adatte sfrutta l'ossidazione rapida del combustibile da parte del clorato, che agisce come forte ossidante. La sensibilità all'innesco dipende dalla natura della miscela e dalla sua microstruttura, che deve garantire un contatto stechiometrico molto stretto affinché la reazione si propaghi efficacemente una volta avviata[1].
L’innesco può avvenire per riscaldamento, accensione diretta di una fiamma, urti violenti o contatto con acidi forti come l’acido solforico concentrato \( \mathrm{H_2SO_4} \), che nel caso del clorato di potassio libera acido clorico, un potente agente ossidante che ossida lo zucchero (o il combustibile) innescando la combustione. La reazione emette fiamme con caratteristiche diverse a seconda degli additivi presenti; ad esempio, l’aggiunta di rame (I) cloruro \( \mathrm{CuCl} \) genera una fiamma blu-azzurra intensa, mentre senza additivi la fiamma tende al violetto[1].
Il meccanismo di generazione rapida dei gas caldi è alla base sia dell’effetto distruttivo degli esplosivi che della spinta fornita dai propellenti nei sistemi balistici o missilistici. Gli esplosivi ad alto potenziale come il tritolo (TNT), RDX e HMX sono caratterizzati da elevatissime velocità di detonazione: il TNT raggiunge circa \(6900\, \mathrm{m/s}\), mentre RDX e HMX superano valori di \(8500\) o più di \(9000\, \mathrm{m/s}\)[2]. Questa rapidità nella propagazione della reazione chimica genera un’onda d’urto estremamente potente in grado di frantumare i bersagli.
Nei propellenti invece la reazione avviene sotto forma di deflagrazione, producendo grandi volumi di gas caldi ad alta pressione che danno la spinta al proiettile. Gli inneschi, a base di fulminati o stifnati metallici, sono molto sensibili all'azione dei percussori e servono ad attivare gli esplosivi secondari, molto più stabili ma potentissimi[2]. La nitrocellulosa è uno dei principali composti usati come polvere propellente, spesso combinata con nitroglicerina per migliorare le prestazioni energetiche.
La produzione industriale europea si concentra su materie prime specifiche: la nitrocellulosa deriva dalla cellulosa vegetale nitrata tramite trattamento con acido nitrico e acido solforico concentrati[2]. La nitroglicerina si ottiene dal glicerolo, sottoprodotto della chimica dei grassi, ed è estremamente sensibile agli urti, richiedendo stabilizzanti per prevenire la migrazione del composto e la sua autocatalisi durante lo stoccaggio[2].
Il perclorato d’ammonio impiegato nei propellenti compositi solidi viene prodotto tramite ossidazione elettrochimica di sali inorganici e successiva reazione con ammoniaca; nella formulazione finale questo ossidante viene combinato con un legante polimerico e talvolta alluminio micronizzato come additivo energetico[2].
Gli aspetti pratici legati alla manipolazione e conservazione delle miscele esplosive evidenziano limiti intrinseci ai materiali: polveri propellenti possono invecchiare rilasciando specie acide corrosive per gli involucri metallici; inoltre la migrazione della nitroglicerina può portare a fenomeni autocatalitici che ne aumentano la sensibilità[2]. Per questo motivo si aggiungono stabilizzanti chimici alle miscele ed è fondamentale monitorare umidità e temperatura durante lo stoccaggio.
Nel campo della produzione militare, gli impianti come lo Stabilimento Militare Ripristini e Recuperi del Munizionamento a Noceto operano processi di demilitarizzazione per rendere inutilizzabile il munizionamento attraverso taglio remoto, termodistruzione controllata in forni statici e rotativi con sistemi di monitoraggio in continuo e deformazione meccanica permanente mediante presse idrauliche[3]. Tali procedure assicurano il recupero di metalli pregiati come ottone, rame, acciaio, piombo e tungsteno[3].
Storicamente questi impianti hanno subito evoluzioni importanti: dalle origini come Opificio tra il 1934 e il 1938, fino alle difficoltà causate dagli eventi bellici della Seconda Guerra Mondiale, quando nel 1940 un’esplosione distrusse il laboratorio di caricamento proietti di Piacenza provocando il trasferimento delle attività a Noceto. Negli anni settanta vennero implementate automazioni negli impianti, tra cui la lavorazione di finitura superficiale delle granate, e costruiti edifici dedicati al confezionamento di esplosivi. Negli anni Ottanta lo stabilimento divenne Centro di Manutenzione Avanzata dei missili HAWK, prima della trasformazione verso attività di supporto logistico e apertura al mercato civile avvenuta dopo il 2002[3].
Dal punto di vista chimico-fisico, gli esplosivi moderni sono classificati anche in base alla loro composizione molecolare: i composti organici nitrati come TNT, RDX, HMX contengono all’interno delle stesse molecole sia gruppi che fungono da comburente, sia altri gruppi che agiscono da combustibile; questa struttura consente una reazione interna rapidissima senza necessità di apportare ossigeno dall’esterno[2][4].
I propellenti compositi utilizzati nei razzi integrano ossidanti come il perclorato d’ammonio con leganti polimerici che fungono da matrice solida; questi sistemi consentono una combustione stabile ad alta pressione generando spinta sufficiente a muovere missili[2].
Gli esplosivi al clorato rappresentano esempi classici in cui la reattività dipende dalla presenza combinata dell’agente ossidante (clorato) con un combustibile; il clorato di potassio trova inoltre applicazione nella preparazione di miscele "Flash", ottenute mescolando un clorato con polveri di magnesio o alluminio per ottenere combustioni molto rapide e luminose[1].
La sensibilità alle condizioni esterne varia notevolmente tra esplosivi primari (molto sensibili) destinati all’innesco di quelli secondari (più stabili). Questa distinzione è cruciale nelle applicazioni militari dove la sicurezza operativa deve conciliarsi con l'affidabilità nell'attivare le cariche nel momento opportuno[2].
In definitiva la chimica dei propellenti ed esplosivi si fonda su precisi equilibri tra componenti ossidanti e combustibili interni alle molecole o nelle miscele; i processi industriali devono quindi attentamente bilanciare formulazioni, stabilizzanti ed additivi oltre a curare modalità produttive sicure per minimizzare rischi dovuti a instabilità chimiche o meccaniche nel lungo termine.
Sto generando il riassunto…