Nei sistemi di cattura della CO2 (CCS e CCU), il cuore chimico è costituito dalla capacità dell'anidride carbonica di reagire con specifici assorbenti o di essere convertita in composti utilizzabili. Il processo si fonda sull'interazione tra la molecola lineare di CO2, caratterizzata da doppi legami C=O polarizzati, e specie chimiche che possono attivarla attraverso l'attacco nucleofilo o l'interazione elettrostatica. Questa attivazione è cruciale perché la CO2 è termodinamicamente stabile e cineticamente poco reattiva; pertanto, la sua trasformazione richiede condizioni precise o catalizzatori appositi.
Nei sistemi di cattura chimica, le ammine rappresentano un esempio emblematico: esse formano carbammati tramite una reazione diretta con la CO2. La formazione del carbammato avviene secondo la reazione:
\[
{\ce {RNH2 + CO2 <=> RNHCOO^- + H^+}}
\]
dove l'ammina agisce da nucleofilo sul carbonio elettrofilo della CO2. Questa reazione è reversibile e dipende fortemente dal pH, dalla temperatura e dalla concentrazione degli agenti coinvolti. L'equilibrio tra forma libera e carbammato consente il rilascio della CO2 in fase concentrata durante il processo di rigenerazione termica del solvente, tipicamente a temperature elevate che rompono il legame carbammato senza degradare l'ammina stessa.
Le condizioni di pressione e temperatura determinano lo stato fisico della CO2 nel sistema di cattura ed influenzano direttamente le sue proprietà chimiche. Ad esempio, la CO2 passa dallo stato gassoso a quello liquido se portata ad una pressione di circa 200 bar, pressione utilizzata nei sistemi per il trasporto tramite bombole[1]. Questo passaggio riduce drasticamente il volume molare della CO2, facilitando il contatto con solventi o solidi adsorbenti.
La fase solida del biossido di carbonio, ghiaccio secco, si forma quando la temperatura raggiunge i −78 °C a pressione atmosferica[1] ed è pertanto poco utilizzata direttamente nei processi industriali di CCS/CCU ma può essere impiegata in ambiti sperimentali per stabilizzare campioni o per generare gradienti termici necessari alla cinetica delle reazioni.
Inoltre, nelle tecnologie basate su materiali solidi come zeoliti, MOF (Metal Organic Frameworks) o carboni attivi, la chimica si basa sull'adsorbimento fisico o chimico mediante siti funzionalizzati che interagiscono con gli orbitali π della CO2. Questi materiali sfruttano forze di Van der Waals potenziate da gruppi funzionali che modificano localmente la densità elettronica del gas per aumentare l’affinità adsorbente.
L'uso della CO2 come materia prima richiede la sua attivazione in composti più reattivi. Catalizzatori eterogenei o omogenei favoriscono tale attivazione abbassando le barriere energetiche delle reazioni. Tra i meccanismi più studiati c’è quello di idrogenazione catalitica:
\[
{\ce {CO2 + H2 -> HCOOH}}
\]
(formazione dell'acido formico) oppure
\[
{\ce {CO2 + H2 -> CH3OH + H2O}}
\]
(metanolo), dove la selettività dipende dal tipo di catalizzatore usato (ad esempio metalli nobili come Pd o Cu su supporto).
Il ruolo fondamentale dei centri attivi metallici consiste nell’attivare sia la molecola di idrogeno sia quella di anidride carbonica favorendo un trasferimento elettronico che rompe il doppio legame C=O parzialmente per formare intermedi ridotti. La presenza di ligandi specifici può stabilizzare intermedi radicalici o ionici lungo il percorso reattivo.
La stabilità termodinamica della CO2 limita le condizioni operative efficaci: ad esempio temperature troppo alte possono portare alla decomposizione degli assorbenti amminici mentre temperature troppo basse rallentano significativamente le cinetiche delle reazioni desiderate. Inoltre, la presenza contemporanea di altri gas come SOx o NOx nelle emissioni industriali può causare degradazione dei solventi amminici attraverso reazioni secondarie ossidative.
Il bilancio energetico complessivo risente anche delle energie necessarie per rigenerare gli assorbenti dopo saturazione; questo implica una gestione ottimale delle condizioni operative per minimizzare consumi energetici pur mantenendo alta efficienza nella rimozione.
Dopo la cattura, la CO2 deve essere spesso compressa fino allo stato liquido per facilitarne lo stoccaggio geologico o l’utilizzo industriale. In questo stato aumenta notevolmente la densità rispetto al gas (la densità del ghiaccio secco è di circa 1560 kg/m³ a -56,6 °C e 518 kPa, mentre quella dell'anidride carbonica liquida è di circa 1170 kg/m³ nelle medesime condizioni[1]), permettendo una maggiore quantità immagazzinata in volumi ridotti.
La chimica coinvolta nel mantenimento dello stato liquido comprende anche fenomeni critici come cambiamenti nella solubilità dei contaminanti e potenziali fenomeni corrosivi verso i materiali contenitori dovuti all’acidificazione locale provocata da tracce d’acqua disciolta in presenza di CO2.
I sistemi CCS e CCU sono fondamentalmente integrati da un delicato equilibrio tra proprietà chimiche intrinseche dell’anidride carbonica – stabilità molecolare, modalità di interazione con assorbenti/catalizzatori – e condizioni operative ingegneristiche quali pressione, temperatura e composizione del flusso gassoso. Questo rende imprescindibile una progettazione mirata dei materiali adsorbenti/catalitici che considerino simultaneamente fattori cinetici, termodinamici e ambientali per ottimizzare efficienza energetica e durabilità operativa.
Le sfide restano legate alle limitazioni imposte dalla natura poco reattiva del biossido di carbonio in condizioni standard: ciò richiede sviluppo continuo di nuove specie chimiche capaci sia dell’attivazione efficace sia del rilascio controllato nei processi ciclici tipici dei sistemi CCS/CCU.
[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Ghiaccio_secco
[2] https://www.myclimate.org/en/information/faq/faq-detail/what-is-co...
Sto generando il riassunto…