La formazione dei solventi eutettici profondi (DES) e dei solventi eutettici naturali profondi (NADES) si basa su un meccanismo chimico di autoassociazione tra componenti tramite legami a idrogeno, che determina una significativa riduzione della temperatura di fusione rispetto ai singoli costituenti. Questa caratteristica è il fulcro della loro natura eutettica: la miscela presenta una temperatura di transizione molto più bassa rispetto a quella di ogni singolo componente, rendendo possibile lo stato liquido in condizioni altrimenti solide per i singoli elementi. Il fenomeno si verifica perché le interazioni intermolecolari non si limitano a una semplice somma aritmetica delle forze presenti nei componenti, ma generano una rete complessa di legami a idrogeno che stabilizzano la fase liquida a temperature inferiori.
La chimica sottostante coinvolge almeno due o più specie molecolari distinte, generalmente un donatore e un accettore di legame idrogeno. Questi gruppi funzionali interagiscono in modo cooperativo, formando associazioni specifiche che interrompono la cristallizzazione dei singoli componenti. Tale effetto è amplificato dalla delocalizzazione di carica tra i componenti, che altera l’energia libera della miscela abbassandone il punto di fusione. In termini pratici, questo significa che i DES possono essere ottenuti da miscele di sali di ammonio quaternario, come il cloruro di colina, e composti donatori di legame a idrogeno come ammidi, acidi carbossilici o polioli, i quali separatamente presenterebbero punti di fusione molto più elevati ma insieme formano un liquido stabile.
L’interazione dominante è il legame idrogeno, ma si presume che possano svolgere un ruolo anche le forze di Van der Waals nella stabilizzazione della struttura eutettica. Queste forze secondarie contribuiscono ad aumentare la coesione tra le molecole diverse, favorendo ulteriormente l’abbassamento del punto di fusione. La combinazione sinergica tra legame idrogeno e forze di Van der Waals crea un sistema che sfida la semplice somma degli attributi fisico-chimici dei singoli componenti isolati. Questo meccanismo spiega la peculiare capacità dei DES di mantenersi liquidi anche se i composti puri sarebbero solidi nelle stesse condizioni ambientali.
La formazione del solvente eutettico profondo dipende strettamente dal rapporto molare tra i componenti e dalla loro natura chimica specifica. Quando la proporzione è ottimale, si raggiunge una composizione eutettica in cui la miscela raggiunge il minimo punto di fusione possibile per quella coppia o gruppo chimico. La non linearità nella variazione del punto di fusione con la composizione indica l’importanza delle interazioni molecolari specifiche piuttosto che semplicemente additive o casuali. Questo rende fondamentale un controllo preciso delle quantità relative durante la preparazione per ottenere le proprietà desiderate nel solvente finale.
Il fenomeno dell’eutetticità acquisisce particolare rilievo nei sistemi biologici dove i NADES possono agire come solventi o mediatori in ambienti cellulari o tessuti vegetali. Qui, la capacità dei NADES di sciogliere una vasta gamma di biomolecole senza decomporle è direttamente collegata alla loro struttura reticolare basata sui legami idrogeno e alla conseguente stabilità termodinamica del sistema liquido a basse temperature. Questa peculiarità permette ai NADES di fungere da solventi biocompatibili e selettivi per estrazioni o sintesi biochimiche in condizioni blande, evitando quindi danni alle molecole delicate.
Dal punto di vista termodinamico, l’abbassamento della temperatura di fusione nei DES deriva da una complessa ridistribuzione dell’energia interna e dell’entropia del sistema originata dalle interazioni intermolecolari specifiche. La miscela eutettica rappresenta uno stato in cui le molecole sono organizzate in modo tale da minimizzare l’energia globale attraverso una rete estesa di legami idrogeno e interazioni secondarie. Questo stato persiste fino al raggiungimento della temperatura critica alla quale la struttura reticolare cede alla cristallizzazione o evaporazione.
I limiti nell’utilizzo dei DES emergono principalmente dalla sensibilità alla composizione esatta della miscela. Sebbene siano spesso stabili in presenza di acqua, la presenza di impurità può alterare le interazioni intermolecolari e quindi il comportamento eutettico. Questi effetti impongono rigorosi controlli qualitativi durante la sintesi e l’impiego applicativo dei DES.
Le proprietà chimico-fisiche derivanti dall’interazione specifica tra componenti conferiscono ai DES caratteristiche particolari come alta viscosità, elevata capacità solvatante verso molecole polari e non polari contemporaneamente, bassissima tossicità, facilità di preparazione, basso costo, elevata biodegradabilità e stabilità in presenza di acqua. Questi aspetti sono diretta conseguenza della struttura molecolare dinamicamente associata attraverso legami a idrogeno che permettono adattamenti conformazionali rapidi mantenendo al contempo stabilità macroscopica.
L’origine storica del termine “Deep Eutectic Solvent” risale al 2004 quando Andrew P. Abbott dell'Università di Leicester identificò miscele eutettiche contenenti sali quaternari d’ammonio come il cloruro di colina con donatori di legame a idrogeno quali ammidi, acidi carbossilici o polioli, capaci di formare questi sistemi liquidi stabili a temperature inferiori rispetto ai loro singoli componenti puri. Nel 2011 è stata riferita la possibilità di DES naturali, denominandoli solventi eutettici naturali profondi (NADES). Gli studi successivi, in particolare dal 2017, hanno approfondito le proprietà tossicologiche, le caratteristiche fisiche e la capacità di rendere solubili un gran numero di molecole, sottolineando il basso impatto ambientale grazie alla biodegradabilità intrinseca.
Le caratteristiche operative dei DES li rendono adatti per applicazioni industrialmente rilevanti, tra cui l’elettrochimica, l’estrazione e separazione di composti organici, la sintesi di polimeri e nanomateriali, la catalisi (organica, metallorganica ed enzimatica), la produzione e purificazione di biodiesel, l’estrazione di metalli per l’analisi e l’accumulo elettrochimico in batterie ricaricabili. Essendo liquidi a temperature inferiori ai 150 °C, consentono processazioni delicate senza degradazione termica delle sostanze trattate; inoltre sono facilmente preparabili con metodi semplicissimi basati sul mescolamento diretto dei componenti fino all’ottenimento dello stato liquido senza necessità di catalizzatori o reazioni chimiche complesse.
In conclusione, i solventi eutettici profondi rappresentano un esempio paradigmatico dell’influenza profonda delle interazioni molecolari specifiche sulla fase fisica macroscopicamente osservabile; essendo sistemi autoassemblanti basati su reti dinamiche di legami idrogeno, determinano proprietà uniche nel panorama dei solventi verdi con ampie prospettive applicative industriali e biologiche, pur mantenendo una robustezza chimico-fisica vincolata però a una precisa gestione composizionale.
[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Solvente_eutettico_profondo
[2] https://webthesis.biblio.polito.it/21638/
Sto generando il riassunto…