Le batterie convertono energia chimica in energia elettrica attraverso reazioni di ossidoriduzione. Ogni tipo di batteria si distingue per la specifica chimica impiegata nelle sue celle, che determina la tensione nominale e le caratteristiche operative. La tensione nominale di una batteria dipende dalla tecnologia chimica che utilizza, e non dalla sua dimensione fisica che, diversamente, influenza la sua corrente.
Le batterie primarie alcaline forniscono una tensione nominale di 1,5 volt per cella quando nuove. Le batterie secondarie ricaricabili al nichel-cadmio (NiCd) e al nichel-metallo idruro (NiMH) hanno tipicamente una tensione nominale di 1,25 volt per cella. Questa differenza è cruciale nella sostituzione delle batterie: un dispositivo progettato per batterie primarie potrebbe non funzionare correttamente se alimentato con batterie secondarie di uguale formato ma con tensione ridotta, data la riduzione della tensione a disposizione.
La nomenclatura delle batterie include quindi non solo dimensioni e forma fisica, ma anche la chimica e la relativa tensione per cella. Ad esempio, la batteria denominata CR123 è sempre basata su tecnologia litio LiMnO2 e presenta una tensione nominale di 3V. Tale valore è significativamente più alto rispetto alle celle alcaline o NiCd/NiMH ed è uno dei motivi della preferenza nei dispositivi che richiedono elevata densità energetica in spazi contenuti.
Le batterie cilindriche utilizzate più comunemente sono a singola cella. Le versioni alcaline o zinco-carbone forniscono circa 1,5 volt a cella quando nuove; altri tipi ne possono dare da 1,2 V (b. al nichel-cadmio) a 3,0 V (b. al litio).
Un esempio di batteria cilindrica al litio largamente utilizzata è la CR123A, che ha una forma cilindrica standard ed è apprezzata per il peso ridotto e l'elevata densità energetica rispetto alle tradizionali batterie alcaline. Queste caratteristiche ne hanno permesso l’uso iniziale nelle fotocamere a pellicola e ora in svariate applicazioni elettroniche. Oggi tale batteria risulta in parziale dismissione anche se i costi si sono ridotti del 75% circa.
Le batterie a bottone presentano particolarità costruttive legate alla superficie del polo positivo e negativo; molte utilizzano tecnologie al litio con prefissi indicativi come "CR" per celle al diossido di manganese-litio o "BR" per quelle al monofluoruro di carbonio polimerico-litio. Queste forniscono 3 volt sotto carico, mentre a circuito aperto la tensione è di 3,6 V.
Le pile all'ossido d’argento (serie SR) forniscono una tensione di circa 1,55 volt, leggermente superiore rispetto alle omologhe alcaline (serie LR) che erogano circa 1,50 V. Le pile all’ossido d’argento vantano inoltre il vantaggio di mantenere una tensione più costante durante l’utilizzo; questo le rende ideali per dispositivi che necessitano stabilità nella tensione fornita nel tempo. Tuttavia sono più costose delle pile alcaline equivalenti. Il prefisso "SG" identifica versioni all'ossido d’argento corrispondenti a versioni alcaline contrassegnate da "AG", anche se queste designazioni non sono universali né rigorosamente standardizzate.
La capacità delle pile all'ossido d’argento è mediamente superiore del 50% rispetto alle equivalenti alcaline dello stesso formato. Questo incremento di capacità si traduce in autonomia maggiore nei dispositivi portatili sensibili alla variazione del voltaggio.
Le batterie zinco-aria sfruttano l'ossigeno atmosferico come elettrodo ossidante anziché immagazzinare internamente tale componente. Ciò permette un’elevata capacità energetica in rapporto alla dimensione fisica contenuta della batteria stessa. Per mantenersi cariche queste pile necessitano dell’ingresso continuo d’aria; indicativamente consumano circa 1 cm³ di aria al minuto per scaricarsi a 10 mA.
Questa tecnologia trova impiego soprattutto negli apparecchi acustici dove lo spazio è limitato ma serve lunga durata operativa senza frequenti sostituzioni. Il sistema prevede un cappuccio separatore tra aria ed elettrodo zincato che viene rimosso appena prima dell’utilizzo; alcune settimane dopo aver rimosso la copertura, la batteria si esaurisce. Sotto carico le batterie zinco-aria forniscono una tensione di 1,2 volt.
Il formato numerico delle batterie cilindriche ricaricabili deriva dalla forma e misure del contenitore. Ad esempio la batteria denominata 18650 indica un diametro di 18 mm e un’altezza di 65 mm con forma tondeggiante.
Le batterie tipo 18650 sono tipicamente agli ioni di litio (Li-Ion) o agli ioni sodio e trovano applicazione estesa in ambito industriale ed elettronico: alimentazione laptop, utensili elettrici, veicoli elettrici, bici elettriche (e-bike), scooter elettrici, sigarette elettriche e torce LED.
Il principio fondamentale del funzionamento delle batterie risiede nelle reazioni redox (ossidoriduzione) fra due elettrodi immersi in un elettrolita. L’anodo è l'elettrodo dove avviene l'ossidazione e il catodo è dove avviene la riduzione, permettendo il flusso di elettroni e la generazione di energia elettrica.
La forza elettromotrice (FEM) è la differenza di potenziale che si sviluppa tra due elettrodi di una pila a circuito aperto, ed è maggiore della differenza di potenziale in condizioni di circuito chiuso.
Un esempio classico è rappresentato dalla pila galvanica formata da una coppia CuSO₄ – Zn dove lo zinco si ossida cedendo elettroni mentre il rame si riduce assorbendoli; questa trasformazione consente la conversione diretta dell’energia chimica in energia elettrica continua utile all’alimentazione esterna[2].
I materiali costitutivi delle batterie contengono sostanze inquinanti in una misura che dipende dalla tecnologia chimica utilizzata. Per questo motivo sono state introdotte normative internazionali riguardo alla produzione standardizzata ma soprattutto allo smaltimento responsabile post-utilizzo, con legislazione anche di carattere penale in molti paesi[1].
L’intercambiabilità delle batterie deve sempre tenere conto non solo della forma fisica ma di tutti i parametri disponibili, inclusa la chimica interna e la relativa tensione nominale, per evitare guasti funzionali o rischi derivanti da incompatibilità energetica.
In sintesi la chimica delle batterie rappresenta un campo interdisciplinare dove scienza dei materiali, ingegneria elettrochimica e normativa ambientale si intrecciano profondamente nell’obiettivo comune di ottimizzare prestazioni energetiche mantenendo sicurezza operativa ed ecosostenibilità[3].
Sto generando il riassunto…