La chimica nucleare si distingue dalla chimica tradizionale per il fatto che nelle sue reazioni non si modificano solo i legami tra atomi, ma la struttura stessa del nucleo atomico. L’unità di misura fondamentale nel campo della radioattività è il becquerel, definito come \[ \text{1 Bq} = \text{1 s}^{-1} = \text{1 Hz} = \text{una disintegrazione nucleare al secondo} \]. Questa definizione sottolinea l’aspetto quantificabile e dinamico delle trasformazioni nucleari.
L’interesse della chimica nucleare riguarda la sintesi di nuovi elementi, lo studio dei nuclidi radioattivi e delle loro proprietà chimiche e fisiche, nonché le applicazioni pratiche basate su fenomeni quali la risonanza magnetica nucleare (NMR), la spettroscopia Mössbauer e la spettroscopia di annichilazione di positroni (PAS).
Il nucleo atomico è composto da protoni e neutroni, detti collettivamente nucleoni. Il numero atomico \( Z \) indica il numero di protoni, mentre il numero di massa \( A \) rappresenta la somma dei protoni e neutroni presenti. Nelle reazioni nucleari, variazioni in questi valori indicano trasformazioni sostanziali: un cambiamento del nucleo significa che gli atomi stessi mutano natura.
Queste trasformazioni sono accompagnate dall’emissione di radiazioni ionizzanti come i raggi X e i raggi gamma, che sono essenziali per diversi ambiti applicativi, ad esempio in medicina nucleare o per studi diagnostici.
Le reazioni nucleari si distinguono dalle comuni reazioni chimiche perché non seguono la legge di conservazione della massa di Lavoisier. Al contrario, conservano il numero atomico \( Z \), il numero di massa \( A \), la carica elettrica e l’energia. Un esempio emblematico è il bombardamento dell’azoto-14 con particelle alfa:
\[
^{14}_{7}N + ^{4}_{2}\alpha \rightarrow ^{17}_{8}O + ^{1}_{1}H
\]
Qui il valore totale di \( A \) a sinistra è pari a \(14 + 4 = 18\), mentre a destra è anch’esso pari a \(17 + 1 = 18\). Analogamente, il valore totale di \( Z \) è mantenuto costante: \(7 + 2 = 9\) a sinistra e \(8 + 1 = 9\) a destra.
La spettrometria di massa ha permesso di misurare con precisione il difetto di massa: la differenza tra le masse dei reagenti e dei prodotti. Questo difetto viene convertito in energia secondo l’equazione relativistica di Einstein:
\[
E=mc^2
\]
Per esempio, la conversione di una unità di massa atomica \( u \), pari a \(1,66 \times 10^{-27}\) kg, produce un’energia corrispondente a circa \(933\, \text{MeV}\).
Le reazioni nucleari possono essere endoenergetiche (o endotermiche), quando assorbono energia dal sistema esterno per avvenire, oppure esoenergetiche (esotermiche), quando rilasciano energia. L’energia netta della reazione è indicata come \( Q \) ed espressa in MeV.
Nel caso delle reazioni esoenergetiche, l’energia liberata si manifesta come energia cinetica o come eccitazione degli stati energetici dei prodotti. Nel caso opposto, quello endoenergetico, affinché la reazione abbia luogo l’energia richiesta deve essere fornita dalla particella incidente sotto forma di energia cinetica. La minima quantità energetica necessaria prende nome di “energia soglia”.
Il chimico nucleare affronta lo studio focalizzandosi sulla fenomenologia e sulle applicazioni pratiche delle trasformazioni del nucleo; ad esempio sintesi radiofarmaceutiche o produzione controllata di radionuclidi per diagnosi mediche. Il fisico nucleare invece è orientato verso l’individuazione delle leggi fondamentali che regolano le interazioni tra i nucleoni di un nucleo e tra una particella e un nucleo.
Lo sviluppo della chimica nucleare si intreccia strettamente con le scoperte storiche sulle radiazioni ionizzanti. Wilhelm Röntgen scoprì i raggi X; Henri Becquerel osservò che l’uranio poteva impressionare lastre fotografiche senza alcuna fonte esterna d’energia. Marie Curie isolò poi nuovi elementi radioattivi come polonio e radio da minerali uraniferi usando metodi radiometrici per misurare l’attività specifica dopo separazioni chimiche successive.
Ernest Rutherford propose modelli atomici precursori ponendo al centro un nucleo piccolo ma caricato positivamente circondato da elettroni negativi. Introdusse anche i termini raggi alfa, beta e gamma per classificare le radiazioni emesse durante decadimenti radioattivi. La figlia Irène Joliot-Curie e suo marito furono i primi a creare la radioattività artificiale bombardando nuclei con particelle alfa o neutroni per ottenere nuovi isotopi instabili:
\[
^{106}_{46}Pd + n \rightarrow ^{106}_{45}Rh + p
\]
\[
^{109}_{47}Ag + d \rightarrow ^{109}_{48}Cd + 2n
\]
\[
^{127}_{53}I + n \rightarrow ^{128}_{53}I + \gamma
\]
Questi esempi mostrano trasferimenti complessi simultanei sia nel numero atomico sia nei numeri di massa intervenuti nelle reazioni indotte.
La radiochimica applicata si occupa principalmente dell’impiego pratico dei nuclidi radioattivi in campi quali diagnostica medica (radiodiagnostica) e terapia metabolica (radioterapia). I composti sintetizzati sono studiati attentamente sotto il profilo chimico-nucleare per garantire efficacia e sicurezza clinica.
Nei reattori a fissione il nucleo viene scisso liberando grandi quantità d’energia utilizzata per generare elettricità o calore. La ricerca attuale include lo sviluppo industriale della fusione nucleare volta ad ottenere fonti energetiche più sicure con minori emissioni radiative.
Le reazioni endoenergetiche richiedono energie elevate per superare barriere potenziali dovute alle forze repulsive elettrostatiche fra nuclei carichi positivamente. Le difficoltà tecnologiche nella confinazione del plasma caldo necessario per una fusione sostenuta rappresentano ancora barriere significative all’applicazione industriale su vasta scala.
Inoltre le radiazioni emesse durante processi spontanei o indotti comportano rischi biologici che impongono limiti stringenti nella manipolazione dei materiali radioattivi sia in ambito industriale che medico.
La chimica nucleare costituisce un settore multidisciplinare dove convergono conoscenze chimiche, fisiche e ingegneristiche finalizzate allo studio delle trasformazioni profonde degli atomi tramite modifiche nei loro nuclei. Attraverso metodi sperimentali avanzati come la spettrometria di massa è possibile quantificare fenomeni quali il difetto di massa ed estrapolare l'energia associata alle singole reazioni.
Le sue applicazioni spaziano dalla sintesi mirata di isotopi utilizzati in campo medico fino ai processi energetici nei reattori. La gestione efficace delle problematiche tecnologiche e sanitarie connesse rimane cruciale nel progresso della disciplina.
[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Chimica_nucleare
[2] https://www.chimica-online.it/download/chimica-nucleare.htm
Sto generando il riassunto…