La cromatografia si fonda sulla distribuzione differenziale dei componenti di una miscela tra due fasi distinte: una fase stazionaria, che rimane ferma, e una fase mobile che si muove lungo un percorso definito, trascinando con sé i soluti. La diversa velocità con cui i singoli componenti migrano attraverso la fase stazionaria sotto l’azione della fase mobile determina la loro separazione fisica [1].
La prima applicazione storica risale al 500 a.C., quando furono separati pigmenti su fogli di papiro in Egitto, come documentato da Plinio il Vecchio (23-79) nella sua *Historia Naturalis* [1]. Tuttavia, la moderna cromatografia nasce nel 1906 grazie al biochimico Michail Semënovič Cvet, che riuscì a isolare la clorofilla da un estratto vegetale utilizzando una colonna riempita di particelle di argilla e un solvente (etere di petrolio) come fase mobile. Il fenomeno visibile delle bande colorate che migravano con diverse velocità diede il nome alla tecnica, derivato dal greco *khrôma* cioè colore [1].
Un sistema cromatografico si compone essenzialmente di:
- Fase stazionaria: materiale solido o liquido che rimane fisso in una colonna o su una superficie piana.
- Fase mobile: un liquido o gas che fluisce attraverso la fase stazionaria, trasportando con sé i componenti della miscela.
- Miscela campione: la miscela che si vuole separare e analizzare.
La separazione avviene grazie alla differente interazione tra i componenti e le due fasi. Componenti che interagiscono maggiormente con la fase stazionaria saranno ritardati di più, mentre quelli che mostrano poca interazione lo attraversano con un ritardo minimo [1][2].
Le tecniche cromatografiche si distinguono in base allo stato fisico della fase mobile (liquida o gassosa), alla natura della fase stazionaria (solida o liquida), alla forma del letto cromatografico e al meccanismo chimico-fisico sottostante.
Le interazioni tra soluto e fasi sono deboli e reversibili. Queste includono forze di Van der Waals, interazioni elettrostatiche, legami idrogeno e affinità biochimiche specifiche. A seconda del meccanismo prevalente si classificano:
- Cromatografia di adsorbimento: la fase stazionaria è un solido in polvere disteso su un supporto, capace di adsorbire le molecole del campione sulla sua superficie tramite legami fisici (forze di Van der Waals) o chimici.
- Cromatografia di ripartizione: la fase stazionaria è costituita da un liquido legato ad un supporto solido; le molecole del campione si distribuiscono tra il liquido della fase stazionaria e la fase mobile immiscibile, in funzione della differente solubilità.
- Cromatografia a scambio ionico: utilizza resine con gruppi ionizzati sulla superficie (scambiatori di cationi o di anioni) per trattenere selettivamente molecole cariche.
- Cromatografia ad esclusione dimensionale: sfrutta un gel poroso nella fase stazionaria per separare le molecole in base alla loro dimensione.
- Cromatografia di affinità: impiega ligandi specificamente immobilizzati sulla fase stazionaria (tipicamente enzimi o anticorpi) per legare selettivamente molecole target tramite interazioni biochimiche altamente specifiche [2][3].
Il comportamento dei componenti nel sistema viene descritto da grandezze fondamentali misurabili sul cromatogramma risultante dall’analisi:
- Tempo di ritenzione (tR): tempo necessario alla sostanza iniettata per essere eluita dall'inizio all'uscita della colonna.
- Tempo morto (tM): tempo di ritenzione di un composto che non è trattenuto e che passa attraverso la colonna alla stessa velocità con cui fluisce la fase mobile.
Il fattore di ritenzione \( k \), detto anche fattore di capacità o rapporto di distribuzione di massa, è definito come
\[
k = \frac{t_R - t_M}{t_M}
\]
oppure in termini quantitativi delle quantità nelle due fasi:
\[
k = \frac{Q_s}{Q_m} = K_c \cdot \frac{V_s}{V_m}
\]
dove \( Q_s \) e \( Q_m \) sono le quantità del componente nelle fasi stazionaria e mobile rispettivamente; \( K_c \) è la costante di distribuzione; \( V_s \) e \( V_m \) sono i volumi delle due fasi [1].
La selettività \( \alpha \), parametro critico per valutare l’efficacia della separazione tra due analiti diversi a e b con fattori di capacità \( k'_a < k'_b \), è data da
\[
\alpha = \frac{k'_b}{k'_a} = \frac{t_{Rb} - t_M}{t_{Ra} - t_M}
\]
Quanto più la selettività è maggiore di 1, tanto migliore sarà la separazione cromatografica [1].
L’efficienza cromatografica dipende anche dalla larghezza dei picchi; per questo è necessario che particelle di una stessa specie vengano eluite con la stessa velocità, di modo che la banda sia il più stretta possibile. L’efficienza si quantifica tramite il numero di piatti teorici \( N \), che rappresenta la più piccola zona adiacente all'interno della colonna in cui il soluto raggiunge l'equilibrio [1][3].
Il rivelatore posto in fondo all'apparecchio registra il passaggio di una sostanza eluita producendo un grafico chiamato cromatogramma, che rappresenta la quantità di sostanza rilevata in funzione del tempo. Ogni picco corrisponde ad un componente specifico ed ha altezza proporzionale alla concentrazione della sostanza.
La risoluzione tra picchi mette in relazione l'efficienza, la selettività ed il fattore di ritenzione. Oltre agli aspetti quantitativi, l’analisi qualitativa dei tempi in cui compaiono i picchi consente l’identificazione delle sostanze presenti [1][2].
Le tecniche cromatografiche trovano largo impiego in chimica analitica per identificare e purificare singoli componenti sia in matrici semplici sia complesse biologiche o ambientali. La possibilità di combinare sistemi cromatografici con spettrometria di massa (GC/MS o LC/MS) amplia ulteriormente il potere analitico permettendo determinazioni strutturali dettagliate e quantificazioni precise anche a basse concentrazioni [3].
È importante notare che l'allargamento della banda cromatografica può essere dovuto a diversi fattori, tra cui percorsi multipli (effetto Eddy), diffusione longitudinale, trasferimento di massa in fase mobile e in fase stazionaria, descritti dall'equazione di Van Deemter [3].
La cromatografia rimane uno strumento fondamentale nella chimica analitica moderna grazie alla sua versatilità nell’adattarsi ai diversi tipi di campioni e obiettivi analitici. La comprensione approfondita degli aspetti cinetici, termodinamici e meccanici del processo permette ottimizzazioni mirate per migliorare sensibilità, precisione ed efficienza nelle applicazioni pratiche industriali e scientifiche.
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