L’evoluzione dell’ossigeno (OER) è una reazione elettrochimica complessa che coinvolge la formazione di molecole di O2 a partire da acqua o ioni idrossido in soluzione, tramite l’applicazione di un potenziale elettrico. La sua cinetica lenta e l’alta sovratensione richiesta rappresentano un limite cruciale nelle tecnologie di elettrolisi dell’acqua, soprattutto nelle celle a membrana a scambio protonico (PEMEC). L’efficacia della OER dipende strettamente dalle proprietà del catalizzatore impiegato, che deve favorire la formazione e il rilascio dell’ossigeno mantenendo stabilità elettrochimica in condizioni operative severe.
L’architettura innovativa sviluppata nel progetto Thin-CATALYzER combina supporti in fibra di carbonio con rivestimenti ceramici ultrasottili di ossinitruro di titanio (TiON) e nanoparticelle catalitiche di iridio. Questo sistema multilivello agisce su più fronti per ottimizzare la risposta elettrocatalitica. Le nanofibre di carbonio, prodotte tramite elettrofilatura (una tecnica scalabile adatta alle applicazioni industriali), costituiscono un supporto elettricamente conduttivo e meccanicamente robusto, essenziale per trasportare efficacemente gli elettroni verso il sito attivo. Il rivestimento in TiON funge da barriera protettiva contro la corrosione elettrochimica e mantiene la conducibilità grazie alla natura semiconduttrice del materiale ceramico. Sopra questo substrato, una fine dispersione di nanoparticelle di iridio fornisce i siti attivi per la reazione OER, sfruttando le loro proprietà catalitiche elevate [1].
L’iridio agisce come centro attivo facilitando i passaggi chiave della OER: adsorbimento dell’acqua, formazione degli intermedi ossidrilici e ossigenati sulla superficie, ricombinazione degli atomi ossigeno e desorbimento del prodotto O2. La presenza dello strato ceramico TiON migliora la durabilità dei siti attivi impedendo l’ossidazione irreversibile del supporto carbonioso sottostante. Inoltre, il TiON modula l’ambiente elettronico locale delle nanoparticelle d’iridio, influenzandone l’attività catalitica attraverso effetti elettronici indotti dal contatto interfaciale. Questo bilanciamento tra protezione e trasporto elettronico è cruciale per sostenere la reattività anche in condizioni operative gravose [1].
La dimensione ridotta delle nanoparticelle aumenta significativamente la superficie specifica disponibile per la reazione OER. Tuttavia, questa nanostrutturazione introduce sfide legate alla stabilità: particelle troppo piccole tendono ad aggregarsi o a dissolversi sotto stress elettrochimico, compromettendo le prestazioni a lungo termine. La dispersione uniforme delle nanoparticelle su uno strato protettivo continuo come quello fornito dal TiON consente di mitigare questi fenomeni degradativi mantenendo elevata l’efficienza catalitica attraverso una maggiore esposizione dei siti attivi senza comprometterne la coesione strutturale [1].
La conduzione elettrica lungo le fibre di carbonio è essenziale per trasferire corrente agli strati superficiali dove avviene la OER; tuttavia, il carbonio è suscettibile all’ossidazione anodica che ne deteriora rapidamente le proprietà conduttive se esposto direttamente all’ambiente elettrolitico ossidante. Il rivestimento ceramico ultrasottile di TiON crea una barriera fisica che limita l’attacco diretto al carbonio pur permettendo il passaggio degli elettroni grazie alla sua conducibilità semiconduttrice intrinseca. Questa combinazione preserva l’integrità del materiale supporto durante cicli prolungati a potenziali elevati [1].
La minimizzazione dell’utilizzo di materiali critici come l’iridio si accompagna all’esigenza di mantenere prestazioni elevate nel tempo. Per questo motivo il progetto ha esplorato l’incorporazione di droganti per prevenire l’ossidazione del supporto e ha impiegato strategie di progettazione intelligenti per garantire buone prestazioni del catalizzatore in condizioni operative reali. La sintesi chimica combinata con metodi avanzati come l’elettrofilatura ha permesso un controllo fine sulla morfologia e sullo spessore degli strati depositati, elementi fondamentali per garantire uniformità e ripetibilità delle proprietà elettrochimiche su scala industriale [1].
Le celle PEMEC operano tipicamente in ambiente acido a temperature relativamente basse, condizioni che impongono requisiti stringenti ai materiali utilizzati nella OER sia in termini di attività sia di resistenza alla corrosione. L’esperienza riportata evidenzia un divario significativo tra risultati ottenuti in laboratorio su piccola scala e performance richieste in ambito industriale, soprattutto riguardo alla durabilità a lungo termine dei catalizzatori nanostrutturati. La scalabilità delle tecniche produttive come l’elettrofilatura si dimostra fondamentale per superare queste barriere tecnologiche mantenendo costi compatibili con applicazioni commerciali diffuse [1].
Il processo elettrochimico della OER coinvolge quattro trasferimenti elettronici associati alla formazione progressiva degli intermedi idrossilici (\( \ce{OH^*} \)), ossigenati (\( \ce{O^*} \)) fino al rilascio molecolare dell’ossigeno (\( \ce{O2} \)). La presenza del catalizzatore d’iridio abbassa significativamente le barriere energetiche associate a questi passaggi tramite un’interazione favorevole con gli intermedi adsorbiti sulla superficie metallica. Il rivestimento protettivo inoltre contribuisce ad evitare la degradazione prematura dei siti attivi mantenendone intatta la capacità catalitica nel tempo operativo previsto [1].
La fusione tra metodi tradizionali (ad esempio sintesi chimiche convenzionali) ed emergenti (come deposizione tramite film sottili controllati) consente un controllo preciso sulla composizione chimica, distribuzione dimensionale delle nanoparticelle e spessore dello strato ceramico protettivo. Questi parametri influiscono direttamente sull’efficienza della raccolta degli elettroni, sull’accessibilità dei siti attivi da parte delle specie reagenti acquose e sulla stabilità meccanica ed elettrochimica dell’interfaccia catalizzatore/supporto [1].
Sto generando il riassunto…