La reazione di riduzione dell’ossigeno (ORR) coinvolge il trasferimento simultaneo o sequenziale di elettroni sull’ossigeno molecolare fino alla formazione tipicamente di acqua o perossido d’idrogeno come intermediario o prodotto finale. L’elettrocatalisi si rende necessaria per superare l’elevata barriera energetica associata alla rottura dei legami O=O e al trasferimento multiplo di elettroni implicato nel processo. L’elettrocatalizzatore modifica il percorso della reazione abbassando l’energia di attivazione attraverso un meccanismo alternativo che coinvolge specie adsorbite sulla superficie del catalizzatore stesso[1].
Nei sistemi eterogenei tipici dell’ORR, il fenomeno avviene all’interfaccia tra un elettrodo solido—ad esempio in platino—e un elettrolita liquido contenente ossigeno disciolto[1]. Il catalizzatore ospita siti attivi che adsorbono l’O₂ facilitandone la dissociazione o la riduzione diretta in vari step elementari che coinvolgono intermediarî quali radicali superossido (\( \mathrm{O_2^-} \)) o perossido d’idrogeno (\( \mathrm{H_2O_2} \)). Il controllo delle fasi adsorbite è cruciale perché l’accumulo o la scarsa rimozione degli intermedi può rallentare la reazione complessiva.
L’efficienza catalitica dipende dal numero totale degli elettroni trasferiti e dalla via seguita dall’ossigeno ridotto. La reazione ideale è quella completa a quattro elettroni:
\[
{\ce {O_2 + 4H^+ + 4e^- -> 2H_2O}}
\]
che porta alla formazione diretta dell'acqua senza accumulo significativo di intermedi tossici o corrosivi[4]. Tuttavia, percorsi parziali comportano la formazione dell’intermedio \( \mathrm{H_2O_2} \), il quale può essere ulteriormente ridotto o rilasciato nell’ambiente elettrolitico:
\[
{\ce {O_2 + 2H^+ + 2e^- -> H_2O_2}}
\]
\[
{\ce {H_2O_2 + 2H^+ + 2e^- -> 2H_2O}}
\]
La presenza rilevabile di \( \mathrm{H_2O_2} \) è spesso monitorata attraverso tecniche RRDE (Rotating Ring Disk Electrode), dove il disco catalizza la riduzione dell'ossigeno mentre l’anello rileva l’eventuale ossidazione del perossido generato[4].
I metalli nobili del gruppo 10 come platino, nichel e palladio rappresentano i catalizzatori più efficaci per l’ORR grazie alla loro capacità bilanciata di adsorbire sia l'ossigeno sia gli intermedi della reazione senza bloccare i siti attivi[1]. La stabilità chimica dei metalli è fondamentale perché il processo rischia altrimenti disattivazioni dovute a avvelenamento, corrosione, erosione o sinterizzazione[1].
In condizioni alcaline si preferiscono supporti metallici come acciaio inox o nichel ricoperti da ossidi misti (cobalto e ferro), mentre in ambienti acidi si utilizza piombo passivato con PbO₂ oppure, più recentemente, anodi di titanio passivato con TiO₂ rivestito da ossidi di platino-iridio addizionati con stabilizzatori meccanici (ossidi di tantalio o tantalio-niobio)[1]. Questi strati influenzano direttamente la cinetica della reazione modificando i siti attivi disponibili.
L’ORR in media neutra introduce ulteriori complessità dovute all’integrazione con sistemi biotici quali enzimi o microbi che colonizzano gli elettrodi catodici[2]. Questi organismi convertono materia organica in elettricità mediante processi redox accoppiati alla riduzione dell'ossigeno al catodo.
Gli elettrocatalizzatori abiotici includono nanoparticelle metalliche a singolo atomo fino a materiali carboniosi ad alta superficie; quelli biotici comprendono enzimi specifici e cellule microbiche capaci di catalizzare selettivamente alcune fasi della reazione[2]. Le limitazioni principali variano dall’efficacia nell’adsorbimento molecolare all’efficienza nella conversione degli intermedi fino alla stabilità a lungo termine.
Gli enzimi mostrano sovrapotenziali più bassi ma hanno limitazioni nelle correnti prodotte oltre che problemi legati alla durabilità[2]. Gli elettrocatalizzatori a singolo atomo offrono un compromesso interessante fra costo, prestazioni e resistenza all’avvelenamento da anioni[2].
L’utilizzo della tecnica RRDE consente lo studio dettagliato del meccanismo ORR distinguendo i contributi cinetici da quelli limitanti per trasferimento di massa[4]. L’applicazione simultanea delle equazioni di Levich e Koutecký-Levich permette infatti di correlare la corrente alla velocità di rotazione dell'elettrodo[4].
Le misure effettuate in soluzione acida con un elettrolita standardizzato (0,5 M \( 3 \)) saturato con ossigeno puro mostrano un’insorgenza della corrente ORR intorno a potenziali positivi circa \(+0.65~V\) (rispetto a Ag/AgCl), raggiungendo regioni plateau limitate dalla disponibilità di ossigeno (trasferimento di massa) intorno ai valori compresi tra \(+0.20~V\) e \( -0.10~V\)[4].
Il potenziale negativo oltre cui si osserva una diminuzione della corrente è associato all’adsorbimento competitivo dell’idrogeno sul Pt che impedisce l’attività catalitica verso l’ORR.
La presenza del perossido d’idrogeno come prodotto parziale si evidenzia attraverso la corrente anodica sull’anello RRDE fissato a potenziale elevato (+1,00 V)[4]. L’aumento della corrente anodica indica una maggiore produzione locale di \( 4 \), sintomo diretto della deviazione dal percorso ideale a quattro elettroni verso uno più inefficiente a due elettroni.
Tale deviazione modifica anche il meccanismo globale ed è spesso correlata allo stato superficiale del catalizzatore nonché alle condizioni operative quali pH ed eventuale contaminazione.
Sto generando il riassunto…