L'emoglobina è una proteina globulare tetramerica formata da quattro subunità polipeptidiche. La massa molare complessiva è circa 64 500 dalton, mentre la dimensione della molecola si aggira intorno ai 5,5 nanometri di diametro[1][2]. Le quattro subunità sono accoppiate in modo specifico: due sono della classe α e due della classe β. Le catene α contengono ognuna 141 amminoacidi mentre le β ne contengono ciascuna 146[2][3]. Questi monomeri si associano stabilmente formando un tetramero che contiene al suo interno quattro gruppi prostetici eme.
Il gruppo eme rappresenta il sito funzionale per il legame reversibile con l'ossigeno; è costituito da una protoporfirina IX che coordina centralmente uno ione ferroso \[Fe^{2+}\][1][2]. Lo stato chimico del ferro è fondamentale: solo lo stato \[Fe^{2+}\] permette il legame reversibile con \[O_{2}\], mentre il ferro \[Fe^{3+}\] forma metaemoglobina incapace di trasportare ossigeno, che può tuttavia legare l'acqua[2].
Le interfacce tra le subunità dell'emoglobina sono caratterizzate da un numero variabile di residui coinvolti nelle interazioni. L'interfaccia tra α1 e β1 (così come tra α2 e β2) comprende circa trenta-trentacinque residui amminoacidici ed è relativamente forte[1][2]. L'altra interfaccia principale, quella tra α1 e β2 (e analogamente tra α2 e β1), coinvolge invece circa diciannove-venti residui[1][2]. Questi punti di contatto sono dominati da interazioni idrofobiche integrate da legami a idrogeno e ponti salini[2][3]. Il complesso gioco delle interazioni determina la stabilità della struttura quaternaria e le capacità allosteriche della proteina.
La conformazione dell'emoglobina varia significativamente a seconda dello stato di ossigenazione. Nella forma deossigenata o "tesa" (stato T), lo stato più stabile in assenza di \[O_{2}\], l'atomo di ferro si trova fuori dal piano porfirinico di circa \[0,6 \text{ Å}\][1][3]. Con l'ossigenazione passa allo stato "rilassato" (stato R), in cui il ferro diventa coplanare al gruppo eme[3]. Questo spostamento induce un cambiamento conformazionale che si propaga attraverso tutta la molecola modificando le interazioni tra le subunità.
Il legame dell'ossigeno all'emoglobina mostra un tipico comportamento cooperativo che aumenta l'efficacia del trasporto del gas respiratorio. La prima molecola di \[O_{2}\] si lega debolmente ad una delle subunità dell’emoglobina nello stato T. Questo evento modifica la conformazione locale favorendo lo spostamento verso la forma R delle altre subunità vicine, facilitando così il legame delle successive molecole di ossigeno[2].
Ogni molecola può quindi legare fino a quattro molecole di ossigeno; quando tutte le quattro sono occupate la saturazione raggiunge il massimo teorico del \[100\%\][1]. Se mediamente solo due siti su quattro sono occupati la saturazione sarà quindi pari al \[50\%\][1].
La saturazione dell’emoglobina indica la frazione percentuale dei siti disponibili effettivamente occupati dall’ossigeno. Nel sangue arterioso umano l’emoglobina ha una saturazione media attorno al \[96\%\], mentre nel sangue venoso scende a circa il \[64\%\][2]. Questa differenza riflette efficacemente l’erogazione dell’ossigeno ai tessuti periferici.
È importante distinguere che la saturazione non rappresenta la percentuale totale di ossigeno nel sangue bensì solo quella legata all’emoglobina; infatti solo una piccola quantità, pari a circa \[0,3 \text{ mL}/100 \text{ mL}\] di sangue, è disciolta liberamente nel plasma ematico[1].
La funzione dell’emoglobina risente fortemente dei parametri ambientali quali pH e pressione parziale dei gas respiratori. Il fenomeno noto come effetto Bohr descrive come un aumento della concentrazione dei protoni \[H^{+}\] o dell’anidride carbonica \[CO_{2}\] riduca l’affinità per l’ossigeno favorendo il rilascio nei tessuti metabolici attivi[2].
Un altro regolatore cruciale è il composto cellulare chiamato 2,3-bisfosfoglicerato (BPG). Il BPG si lega in un sito distinto rispetto all’eme ed abbassa l’affinità dell’emoglobina per l’ossigeno. Questa modulazione permette una maggiore efficienza nel rilascio d’ossigeno ai tessuti soprattutto in condizioni di bassa pressione parziale come ad alta quota o durante ipossia patologica[2].
La comprensione dettagliata della struttura tridimensionale è stata resa possibile grazie alla cristallografia ai raggi X a partire dal lavoro pionieristico di Max Perutz nel \[1959\][1][3]. Le catene polipeptidiche presentano principalmente strutture elicoidali: otto eliche nelle catene β e sette nelle catene α[3].
La disposizione spaziale delle quattro subunità forma un tetraedro irregolare con i gruppi eme posizionati ai vertici[3]. Nel passaggio dallo stato desossigenato allo stato ossiemoglobinico cambia anche la distanza tra gli emi delle catene β che aumenta di \[6 \text{ Å}\][3], modificando inoltre la cavità centrale ripiena d’acqua che attraversa longitudinalmente la molecola.
Il ruolo delle istidine prossimale e distale nella tasca eme è essenziale per mantenere stabile il legame reversibile con l’ossigeno senza permettere reazioni indesiderate quali la formazione di specie reattive dell’ossigeno o l’irreversibile ossidazione del ferro[3].
L’emoglobina viene sintetizzata inizialmente nei precursori eritroidi chiamati proeritroblasti policromatofili; negli eritrociti maturi permane in alte concentrazioni nonostante questi ultimi abbiano perso il nucleo ed altri organelli citoplasmatici come i mitocondri[1][2]. I globuli rossi umani hanno una vita media approssimativa di 120 giorni prima della degradazione fisiologica[2].
I geni codificanti le varie catene globiniche sono localizzati su due cromosomi distinti: quelli per le catene α sul cromosoma 16 mentre quelli per le catene β sul cromosoma 11; inoltre vi sono pseudogeni intervallati lungo queste sequenze genetiche[1].
Mutazioni puntiformi o alterazioni nell’espressione genica possono provocare difetti strutturali nell’emoglobina noti come emoglobinopatie. Tra queste spiccano sindromi clinicamente rilevanti come anemia falciforme e talassemia che compromettono gravemente le proprietà funzionali della proteina causando insufficiente trasporto d’ossigeno ed effetti sistemici patologici[1].
Sto generando il riassunto…