La grafite si compone di atomi di carbonio disposti in un reticolo esagonale a strati sovrapposti, dove ogni atomo è legato tramite orbitali ibridizzati sp² formando legami σ planari a 120° l’uno dall’altro. Un quarto elettrone per ogni atomo di carbonio occupa un orbitale p non ibridizzato che si estende perpendicolarmente al piano, dando origine a un sistema di orbitali delocalizzati lungo il piano stesso. Tale configurazione spiega la conducibilità elettrica metallica della grafite, con una resistenza elettrica anisotropa: il valore minimo di \[ \rho = 1,4 \times 10^{-3} \Omega \cdot cm \] si riscontra parallelamente ai piani, mentre perpendicolarmente è circa cento volte superiore[2].
La distanza tra i piani di grafite misura \(0,340\) nm[2], una dimensione che indica che la ricopertura tra gli orbitali delocalizzati dei diversi piani è trascurabile e che tra essi esistono praticamente solo forze di Van der Waals. Questa struttura conferisce alla grafite proprietà lubrificanti significative perché i piani, debolmente legati tra loro, possono scivolare facilmente l’uno sull’altro. La presenza nell’interstizio dei piani cristallini di molecole gassose dell'aria, trattenute da legami di Van der Waals, agisce come cuscinetto che migliora ulteriormente questa caratteristica; la rimozione o la diminuzione di queste molecole porta a un rapido degrado delle capacità lubrificanti e a un maggior attrito[2].
La formazione naturale della grafite avviene principalmente attraverso processi metamorfici noti come grafitizzazione, che trasforma i resti biologici carboniosi in minerali. Questi trasformano materiale organico in minerale stabile sotto pressioni elevate e temperature comprese tra \(1500\) e \(3000\,^\circ C\)[1]. La formazione della grafite avviene a una temperatura di \(1200\,^\circ C\), mentre per il diamante sono necessarie temperature comprese fra \(900\) e \(1200\,^\circ C\) e pressioni di circa \(50.000\) bar[1].
La grafite rappresenta la forma più stabile del carbonio in condizioni standard ed è caratterizzata da una temperatura di fusione estremamente elevata pari a \(3500\,^\circ C\), molto superiore rispetto alla maggior parte dei materiali comunemente utilizzati[1]. Queste condizioni termiche e strutturali rendono la grafite resistente all’alterazione chimica e meccanica in ambienti estremi.
La densità della grafite è significativamente inferiore rispetto a quella del diamante: circa \(2,2\,g/cm^3\) contro \(3,51\,g/cm^3\), riflettendo la differente struttura cristallina e il diverso tipo di legame atomico presente in ciascuna fase allotropica[2]. La durezza della grafite è pari a 1 sulla scala Mohs, dovuta proprio alla facilità con cui i piani, debolmente legati tra loro, possono scorrere l'uno sull'altro[2].
Queste caratteristiche fisiche spiegano perché la grafite si presenti spesso sotto forma di masse lamellari o cristalli tabulari a contorno esagonale con lucentezza metallica e consistenza untuosa al tatto[1][2]. La sua natura fragile ma scorrevole ne fa un materiale ideale per applicazioni specifiche in cui sono richiesti attrito ridotto o conducibilità elevata.
Il consumo mondiale annuo di grafite si aggira attorno alle \(300.000\) tonnellate, segno dell’importanza economica e tecnologica del minerale[1]. Tra gli usi più diffusi ci sono:
- Produzione di matite: sfruttando la capacità della grafite di lasciare tracce su carta grazie alla sua struttura lamellare.
- Materiale refrattario: grazie all’elevata temperatura di fusione e alla stabilità chimica.
- Lubrificanti solidi: impiegati nei casi in cui oli o grassi non possono essere utilizzati.
- Elettrodi per elettroerosione: utilizzati nella lavorazione industriale dei metalli.
- Spazzole per macchine elettriche rotanti: grazie alla sua conducibilità elettrica.
In passato, la grafite è stata anche usata come moderatore neutronico nei reattori nucleari RBMK; veniva impiegata sotto forma di mattoni inseriti nei canali del nocciolo del reattore e nelle punte delle barre di controllo composte principalmente da boro, adatto ad assorbire i neutroni emessi dal combustibile nucleare basato sull’Uranio-235[1].
Oltre all’estrazione naturale, la grafite può essere prodotta artificialmente dal carbon coke che, dopo alcuni trattamenti preliminari, viene riscaldato in forni elettrici fino a temperature di \(2500\,^\circ C\)[1][2]. Questo processo consente l’ottenimento controllato della struttura lamellare tipica della grafite ed è fondamentale per applicazioni ad alta purezza o specifiche proprietà fisiche.
Il confronto termodinamico fra diamante e grafite evidenzia che quest’ultima ha energia libera standard di formazione pari a zero (\(\Delta G^\circ_{f,\text{grafite}}=0,00\,kJ/mol\)), mentre il diamante presenta un valore positivo (\(\Delta G^\circ_{f,\text{diamante}}=2,9\,kJ/mol\))[2]. Ciò conferma che la grafite è più stabile termodinamicamente rispetto al diamante nelle condizioni ordinarie.
Tuttavia, il diamante rimane cineticamente stabile, poiché la trasformazione diamante → grafite è estremamente lenta; questo spiega perché il diamante non si trasforma spontaneamente in grafite se non dopo lunghi tempi o condizioni estreme. La differenza strutturale tra le due forme allotropiche, tetraedrica sp³ nel diamante contro planare sp² nella grafite, determina anche proprietà meccaniche molto diverse: il diamante è duro e compatto mentre la grafite è tenera e si sfalda facilmente[1][2].
La presenza della grafite nell’universo è attestata dalla scoperta nei meteoriti di grani microscopici con composizioni isotopiche distintive, indicando che si sono formati prima del Sistema Solare[1]. Questo rende la grafite uno dei minerali più antichi conosciuti nell’universo, assieme a circa 12 tipi di minerali rilevati nelle nubi molecolari.
Nei meteoriti si trova associata comunemente con troilite e minerali di silicato; piccole inclusioni di grafite nel ferro meteoritico sono chiamate cliftoniti[1].
Gli elettroni delocalizzati negli orbitali p contribuiscono significativamente alla conducibilità elettrica anisotropa della grafite. Essa permette un passaggio efficiente degli elettroni lungo i piani ma oppone maggiore resistenza nel senso perpendicolare ai medesimi. Queste caratteristiche sono sfruttate anche nello sviluppo avanzato dei materiali bidimensionali come il grafene, costituito da fogli di grafite impilati, che deriva direttamente dalla scomposizione dei fogli monoatomici della struttura cristallina della grafite.
L’applicazione del grafene nella realizzazione dei transistor più piccoli finora prodotti dimostra l’importanza tecnologica derivante dalla profonda comprensione delle proprietà elettroniche intrinseche della struttura del carbonio allotropico presente nella grafite stessa[1].
[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Grafite
[2] https://www.chimica-online.it/download/grafite.htm
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