L'isoterma di adsorbimento rappresenta la relazione tra la quantità di sostanza adsorbita su una superficie e la pressione parziale del gas o la concentrazione della sostanza nel fluido a temperatura costante. Questo legame si fonda sull'equilibrio dinamico tra molecole in fase libera e molecole adsorbite, mediato dalle interazioni chimico-fisiche tra adsorbato e adsorbente. La capacità di adsorbimento \( C_S \), definita come il rapporto tra massa di soluto adsorbito e massa dell’adsorbente,
\[
C_S = \frac{m_{soluto}}{m_{adsorbente}}
\]
consente di quantificare il fenomeno in termini sperimentali e modellistici [1].
Il modello di Langmuir, sviluppato tra il 1914 e il 1918, parte dalla considerazione che l’adsorbimento avvenga su siti specifici della superficie in modo monomolecolare, cioè formando un monostrato uniforme. L’assunzione basilare è che ogni sito possa ospitare una sola molecola di adsorbato, senza interazione fra molecole adiacenti. La velocità con cui le molecole si adsorbono è proporzionale alla pressione parziale del gas e alla disponibilità di siti liberi; parallelamente, il desorbimento è proporzionale alla frazione dei siti occupati. All’equilibrio la copertura superficiale θ (frazione dei siti occupati) è data da:
\[
\theta = \frac{K P}{1 + K P}
\]
dove \( K \) è la costante di equilibrio dell’adsorbimento e \( P \) la pressione parziale del gas. La curva risultante mostra una saturazione asintotica corrispondente al completo riempimento dei siti attivi, evidenziando una concavità verso il basso, caratteristica delle isoterme tipo I secondo la classificazione IUPAC [3].
Questo modello riflette un equilibrio chimico-fisico governato da legami deboli o forti a seconda del tipo di adsorbimento: nel fisisorbimento l’entalpia varia tipicamente intorno a \( \Delta H \approx 20\,kJ\cdot mol^{-1} \), mentre nel chemisorbimento può arrivare a valori circa dieci volte superiori, cioè circa \( \Delta H \approx 200\,kJ\cdot mol^{-1} \), indicando legami intramolecolari più stabili e irreversibili nella maggior parte dei casi [1]. Le isoterme irreversibili rispecchiano quindi adsorbimenti chimici fortemente vincolati.
Il modello BET (Brunauer–Emmett–Teller), sviluppato nel 1938, estende il concetto di Langmuir introducendo l’ipotesi dell'adsorbimento multistrato. Qui si considera che dopo la formazione del primo monostrato possa avvenire l’accumulo progressivo di ulteriori strati molecolari, analoghi a una condensazione fisica sulla superficie solida. Il modello BET assume inoltre che i livelli successivi al primo abbiano energia di adsorbimento uguale all'energia di condensazione liquida del fluido, mentre il primo strato ha un’energia più alta dovuta all’interazione diretta con l’adsorbente.
La formula BET espressa in termini classici lega la quantità adsorbita \( v \) alla pressione relativa \( P/P_0 \) (dove \( P_0 \) è la pressione di saturazione):
\[
\frac{P}{v(P_0 - P)} = \frac{1}{v_m C} + \frac{C - 1}{v_m C} \cdot \frac{P}{P_0}
\]
in cui \( v_m \) è il volume del monostrato e \( C \) è una costante correlata all'energia di adsorbimento del primo strato rispetto agli altri. Questa equazione lineare permette di determinare sperimentalmente l'area superficiale specifica attraverso la stima del volume monomolecolare, base imprescindibile per caratterizzare materiali porosi o superfici solide usate come adsorbenti industriali o catalitici.
La presenza o meno dei multipli strati influenza profondamente la forma dell’isoterma: isoterme BET sono tipiche dei materiali mesoporosi (come silice mesoporosa o allumina), dove oltre al monostrato si formano molti strati successivi entro porosità sufficientemente grandi ma limitate nel volume totale. Contrariamente alle isoterme Langmuir monostrate, le curve BET possono presentare un aumento quasi esponenziale della quantità adsorbita vicino alla saturazione (\( P/P_0 \to 1 \)), dovuto all’effetto della condensazione capillare nei pori.
L’intervallo valido per applicare il modello BET è generalmente compreso tra valori moderati della pressione relativa \( P/P_0 \), evitando sia bassissime pressioni dove domina l’adsorbimento monostrato, sia pressioni prossime alla saturazione dove si manifesta condensazione bulk del fluido nell’interstizio poroso. Queste limitazioni sono fondamentali per evitare errori sistematici nella determinazione delle aree superficiali.
La classificazione IUPAC delle isoterme distingue sei tipi principali (I-VI), ciascuno riconducibile a caratteristiche morfologiche specifiche della superficie o dei pori:
- Tipo I: materiali microporosi (es. zeolite, carbone attivo)
- Tipo II: materiali non porosi (es. silice non porosa)
- Tipo III: materiali non porosi con debole interazione adsorbato-adsorbente (es. grafite/acqua)
- Tipo IV: materiali mesoporosi (es. silice mesoporosa, allumina)
- Tipo V: materiali porosi con debole interazione adsorbato-adsorbente (es. carbone attivo/acqua)
- Tipo VI: superfici omogenee (es. grafite/Kr)
Questa classificazione aiuta a interpretare le isoterme misurate sperimentalmente mediante strumenti moderni come quelli prodotti da Microtrac, che permettono analisi dettagliate dell’area superficiale specifica e distribuzione dimensionale dei pori tramite adsorbimento controllato di gas standard (azoto o argon). Tali misure sono espresse in volumi standardizzati (ml STP/g), ovvero volumi gas riferiti a condizioni standard termodinamiche (0 °C e 1 atm), garantendo confrontabilità internazionale nella caratterizzazione dei materiali solidi [2][3].
L’equilibrio dinamico sottostante alle isoterme riflette sempre un bilancio fra forze attrattive intermolecolari (legami van der Waals nel fisisorbimento oppure legami covalenti nel chemisorbimento) e le energie termiche che favoriscono il distacco delle molecole dalla superficie. Le differenze energetiche degli stati coinvolti determinano quindi non solo la forma della curva ma anche reversibilità o irreversibilità del processo.
In sintesi, le isoterme Langmuir descrivono efficacemente sistemi con siti uniformemente energetici capaci di ospitare un singolo strato molecolare; le isoterme BET ampliano questa visione includendo processi multilayer fondamentali per materiali dotati di porosità più ampia. Entrambi i modelli spiegano perché l’adsorbimento aumenta con la pressione fino al raggiungimento della saturazione superficiale o multilivello.
L’utilizzo pratico combinato delle isoterme consente oggi precise analisi funzionali nell’ambito della scienza dei materiali avanzati, catalisi eterogenea, separazioni gassose ed elaborazioni ambientali nei settori industriale e accademico.
Sto generando il riassunto…