La legge di Raoult, proposta nel 1886 da François-Marie Raoult, stabilisce che la pressione parziale di un componente in una soluzione ideale è proporzionale alla sua frazione molare nel liquido e alla pressione di vapore del componente puro alla stessa temperatura. Formalmente, per un componente i si ha:
\[
p_i = x_i p_i^o
\]
dove \(p_i\) è la pressione parziale del componente i nella fase vapore in equilibrio con la soluzione, \(x_i\) la sua frazione molare nella fase liquida e \(p_i^o\) la pressione di vapore del componente puro alla temperatura T considerata[1].
Raoult giunse a questa legge misurando, a una determinata temperatura, la pressione di vapore totale di un sistema binario formato da due liquidi volatili, completamente miscibili, e ricavando le relative pressioni parziali in fase vapore, nota la composizione quantitativa della fase aeriforme, con l'ausilio della legge di Dalton, la quale afferma che \(p_i = x_i p\), essendo \(x_i\) la frazione molare del componente i in fase gassosa e \(p\) la pressione della miscela gassosa[1]. Il risultato è un modello lineare che descrive l'andamento delle pressioni di vapore dei componenti contro la loro frazione molare in soluzione.
Nel caso più semplice, una soluzione binaria composta dai componenti A e B presenta un diagramma isotermo in cui le pressioni parziali variano linearmente tra zero e il valore della pressione di vapore del composto puro. Le rette rappresentano graficamente:
\[
p_A = x_A p_A^o
\]
\[
p_B = x_B p_B^o
\]
con l'asse delle ascisse rappresentante la frazione molare del componente più volatile e l'asse delle ordinate la pressione[1]. La somma delle pressioni parziali fornisce la pressione totale della soluzione:
\[
P = p_A + p_B = x_A p_A^o + x_B p_B^o
\]
Questa rappresentazione grafica consente di ricavare rapidamente le pressioni alle varie concentrazioni ed evidenzia come ogni componente contribuisca proporzionalmente alla propria presenza molecolare e alla volatilità intrinseca.
La legge assume validità rigorosa solo per soluzioni liquide ideali, definite come sistemi in cui le interazioni intermolecolari tra molecole diverse (A-B) sono della stessa entità di quelle tra molecole identiche (A-A o B-B). Questo avviene tipicamente quando i componenti hanno simili proprietà chimico-fisiche e strutturali, in particolare polarità. Un esempio classico è la miscela benzene-toluene[1].
In tali condizioni gli scambi energetici tra molecole non alterano significativamente il bilancio termodinamico della transizione verso il vapore; pertanto la pressione segue con buona approssimazione il modello lineare previsto dalla legge.
Nella maggior parte dei casi reali le soluzioni non sono ideali. Le deviazioni positive si manifestano quando le interazioni tra molecole diverse sono di minore entità rispetto a quelle esistenti tra le singole molecole del composto puro; la pressione di vapore in soluzione risulta superiore a quella prevista dalla legge. Esempi includono miscele benzene-tetracloruro di carbonio[1].
Le deviazioni negative si verificano quando le interazioni fra molecole diverse sono di maggiore entità rispetto a quelle esistenti tra le singole molecole del composto puro; ciò riduce il numero delle molecole libere ad evaporare, abbassando quindi la pressione rispetto al valore ideale. Un caso tipico è dato dalle miscele cloroformio-acetone[1].
Queste deviazioni si riflettono nei diagrammi pressione-composizione come curvature verso l'alto o verso il basso rispetto alle rette ideali.
La tensione o pressione di vapore indica la pressione esercitata dalle particelle evaporate sopra un liquido in equilibrio dinamico in un recipiente chiuso, dove la velocità di evaporazione e di condensazione diventano uguali[2]. L'aggiunta di un soluto non volatile riduce questa tensione perché diminuisce la tendenza delle molecole del solvente ad abbandonare lo stato liquido.
Matematicamente, se si indica con n il numero di moli,
\[
X_{solvente} = \frac{n_{solvente}}{n_{soluto} + n_{solvente}}
\]
la diminuzione della tensione segue dalla relazione
\[
p_{soluzione} = X_{solvente} \cdot p_{solvente}^o
\]
in quanto sempre \(X_{solvente} < 1\), ne consegue che \(p_{soluzione} < p_{solvente}^o\)[2].
Per soluzioni contenenti più componenti (n liquidi), l'equazione della legge si estende come somma delle pressioni parziali ponderate dalla loro frazione molare:
\[
P = \sum_i p_i = \sum_i x_i p_i^o
\]
dove ogni termine rappresenta il contributo del singolo componente[2]. Questa forma mantiene l'assunzione fondamentale che ogni componente agisca indipendentemente secondo quanto previsto dalla sua volatilità intrinseca e presenza relativa.
Il diagramma classico mostra i segmenti che collegano i punti corrispondenti alle pressioni dei due componenti puri agli estremi dell'intervallo molare da zero a uno. I segmenti AM e BN rappresentano rispettivamente l'andamento delle pressioni parziali degli elementi A e B al variare della loro concentrazione; il segmento AB indica invece la somma totale delle pressioni in funzione della composizione[2].
Questo metodo grafico permette anche una stima qualitativa delle deviazioni dal comportamento ideale osservando curvatura o scostamenti dalle rette lineari.
Le deviazioni negative dalla legge indicano legami intermolecolari A-B più forti (legami dipolari o a idrogeno), che riducono significativamente il numero delle molecole libere all’evaporazione. Queste situazioni portano a una minore tensione rispetto al modello ideale ed evidenziano effetti specifici della struttura chimica sulla volatilità complessiva[2].
Al contrario, deviazioni positive suggeriscono legami intermolecolari più deboli di quelli A-A e B-B esistenti nei liquidi puri, che favoriscono maggior evaporazione rispetto all’atteso[2].
Si considerino 1000 grammi d’acqua contenenti 100 grammi di glucosio (\(C_6H_{12}O_6\)) con massa molare pari a 180 g/mol. La tensione di vapore dell’acqua pura a 28°C è pari a 28,35 torr (equivalente a mmHg)[2].
Calcolare la frazione molare del solvente:
Numero moli acqua:
\[
n_{acqua} = \frac{1000\,g}{18\,g/mol} = 55.56\,mol
\]
Numero moli glucosio:
\[
n_{glucosio} = \frac{100\,g}{180\,g/mol} = 0.556\,mol
\]
Frazione molare acqua:
\[
X_{acqua} = \frac{55.56}{55.56 + 0.556} ≈ 0.99
\]
Applicando la legge di Raoult:
\[
p_{soluzione} = X_{acqua} · p_{acqua}^{°} ≈ 0.99 × 28.35\,torr ≈ 28.07\,torr
\]
La presenza del glucosio abbassa quindi leggermente la tensione di vapore rispetto all’acqua pura, dimostrando quantitativamente l’effetto colligativo previsto dalla legge[2].
La legge di Raoult offre un modello fondamentale per prevedere come varia la pressione di vapore nelle soluzioni liquide ideali o quasi ideali, permettendo analisi quantitative su proprietà colligative quali abbassamento crioscopico o aumento dell’ebollizione.
Le limitazioni principali emergono nelle soluzioni reali dove si verificano interazioni specifiche tra componenti diversi; in questi casi occorre considerare modelli correttivi o dati sperimentali diretti.
L’approccio combinato matematico-sperimentale permette tuttavia una comprensione approfondita dei fenomeni che regolano l’equilibrio liquido-vapore, indispensabile per applicazioni industriali nel controllo dei processi chimici e negli studi termodinamici avanzati.
[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Legge_di_Raoult
[2] https://www.chimica-online.it/download/soluzioni/abbassamento_dell...
Sto generando il riassunto…