L’effetto tunnel si manifesta quando un elettrone riesce a superare una barriera di potenziale che, secondo la meccanica classica, sarebbe invalicabile per via di un’energia insufficiente. Nel contesto dello STM, questa barriera è rappresentata dal vuoto o dallo spazio tra la punta del microscopio e la superficie del campione da analizzare. La funzione d’onda dell’elettrone penetra nella barriera con un decadimento esponenziale, mantenendo però una probabilità non nulla di trovare l’elettrone dall’altra parte della barriera stessa. Ciò consente il passaggio di una corrente di tunneling tra la punta e il campione, anche se la distanza è troppo grande per un contatto diretto o un normale flusso di elettroni classico [1][2].
La corrente di tunneling dipende esponenzialmente dallo spessore dello spazio vuoto: un aumento anche minimo della distanza riduce drasticamente il flusso elettronico. Questo fenomeno quantistico è sfruttato nello STM per misurare con precisione la topografia superficiale a livello atomico, regolando dinamicamente la posizione della punta tramite dispositivi piezoelettrici in modo da mantenere costante la corrente di tunneling. Il movimento verticale necessario per questo compenso diventa quindi un’indicazione diretta delle variazioni altimetriche della superficie del materiale sottostante con risoluzioni laterali dell’ordine di 0,1 nm e assiali di circa 0,01 nm [2].
La capacità dello STM di rilevare correnti derivanti da singoli elettroni permette non solo l’imaging ma anche la manipolazione controllata delle singole molecole adsorbite sulla superficie. Variando la tensione applicata tra punta e campione oppure modificando la distanza punta-superficie si può influenzare direttamente l’energia degli elettroni tunneling e quindi le interazioni locali con le molecole. Questo può portare a fenomeni quali lo spostamento controllato, la rotazione o persino l’attivazione chimica selettiva della singola molecola.
Il processo avviene perché gli elettroni che attraversano la barriera possono trasferire energia vibrazionale o elettronica alle molecole adsorbite. Questa energia può superare barriere energetiche interne alle molecole stesse o ai legami con il substrato, causando modifiche strutturali precise senza intervento macroscopico. La manipolazione così ottenuta è fondamentale nelle nanotecnologie per costruire strutture atomiche o molecolari su misura e studiare reazioni chimiche a scala nanometrica sotto condizioni controllate [2].
La distanza ottimale tra punta e superficie deve essere mantenuta nell’ordine delle decine di angstrom (circa 10÷20 Å), poiché distanze maggiori rendono praticamente nulla la probabilità tunnel a causa del decadimento esponenziale della funzione d’onda elettronica. Le punte utilizzate sono realizzate in materiali ad alta conduttività come tungsteno, platino-iridio o oro per garantire stabilità meccanica ed elettrica durante le scansioni [2].
Il controllo piezoelettrico consente movimenti verticali estremamente precisi per adattarsi alle irregolarità superficiali senza perdere il segnale tunnel. Inoltre, la polarizzazione applicata tra punta e campione determina l’energia degli elettroni incidenti: tensioni più elevate possono facilitare transizioni elettroniche più energetiche all’interno della molecola adsorbita, aumentando così le possibilità di manipolazione selettiva.
L’effetto tunnel nel microscopio non riguarda solo il passaggio elettronico ma implica una descrizione quantistica dettagliata delle interazioni elettro-molecolari e vibrazionali. L’equazione di Schrödinger fornisce le funzioni d’onda degli elettroni nella regione tra punta e superficie; queste funzioni presentano decadimento esponenziale nella barriera potenziale rappresentata dal vuoto.
La probabilità finita che gli elettroni si trovino al di là della barriera crea una corrente stabile ma estremamente sensibile alla posizione atomica degli atomi sulla superficie. Le vibrazioni molecolari indotte dagli elettroni tunneling possono eccitare stati specifici legati ai modi normali della molecola adsorbita come pure determinare rotture selettive di legami chimici se l’energia fornita supera determinate soglie.
Nonostante le capacità sofisticate dello STM, vi sono limiti dovuti principalmente alla stabilità termica ed elettronica del sistema. Fluttuazioni termiche possono causare rumore nella corrente tunnel compromettendo l’accuratezza delle immagini atomiche. Inoltre, distanze troppo piccole tra punta e superficie rischiano contatti indesiderati che possono danneggiare sia il campione sia la punta stessa.
Le condizioni ambientali devono essere rigorosamente controllate: spesso si opera in vuoto ultra alto o in atmosfera inerte per evitare contaminazioni superficiali che altererebbero le proprietà elettroniche locali fondamentali per un corretto effetto tunnel.
Lo STM ha permesso esperimenti pionieristici come lo spostamento controllato di singoli atomi su superfici metalliche per costruire nanostrutture elementari; analogamente è stato possibile orientare singole molecole organiche mediante impulsi elettronici precisi derivati dal controllo dell’effetto tunnel.
Una dimostrazione storica fu data dalla costruzione letterale della scritta "IBM" usando atomi di xeno posizionati uno a uno tramite STM su una superficie di nichel. Questi risultati sono possibili solo grazie alla comprensione profonda del meccanismo quantistico dell’effetto tunnel e dell’interfaccia dinamica fra gli elettroni incidenti e i livelli energetici locali delle singole unità chimiche adsorbite [2].
[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Effetto_tunnel
[2] https://www.treccani.it/enciclopedia/stm_(Enciclopedia-della-Scien...
Sto generando il riassunto…