I nanotubi di carbonio si presentano come strutture cilindriche ottenute dall’avvolgimento di un singolo foglio grafitico o multipli fogli coassiali, generando rispettivamente nanotubi a parete singola (SWCNT) e multipla (MWCNT) [1]. Il diametro dei nanotubi a parete singola non supportati varia tra un minimo di 0,4 nm e un massimo di 6 nm. L’elevatissimo rapporto tra lunghezza e diametro, nell’ordine di \(10^{4}\), conferisce loro un aspetto quasi monodimensionale e proprietà fisiche peculiari.
La struttura del corpo del nanotubo si basa esclusivamente su esagoni, mentre le strutture di chiusura sono formate da esagoni e pentagoni, esattamente come i fullereni. Questa conformazione genera spesso difetti o imperfezioni che deformano il cilindro.
Anche se la scoperta dei nanotubi di carbonio è spesso attribuita al giapponese Sumio Iijima, ricercatore della NEC Corporation, nel 1991, in realtà la storia della scoperta dei nanotubi è molto più articolata. I primi lavori su fibre grafitiche cave risalgono infatti già al 1952 a opera di ricercatori russi, ma il fatto di aver pubblicato i risultati della loro ricerca in russo ne ostacolò la diffusione in ambito occidentale. I nanotubi di carbonio sono stati associati alla scoperta dei fullereni, avvenuta nel 1985 da parte del chimico statunitense Richard E. Smalley, il quale osservò che, in particolari situazioni, gli atomi di carbonio compongono strutture ordinate di forma sferica che, dopo un successivo rilassamento, tendono ad arrotolarsi su sé stesse ottenendo la tipica struttura cilindrica.
Questa evoluzione storica ha permesso di approfondire le potenzialità dei nanotubi sia in ambito scientifico che applicativo, aprendo la strada alla nanotecnologia moderna.
Il nanotubo ideale presenta una resistenza alla trazione teoricamente cento volte superiore rispetto a quella di una barretta d’acciaio, con un peso sei volte inferiore. Questo rapporto forza-peso rende i nanotubi il materiale organico più resistente conosciuto, in grado di rivaleggiare con materiali inorganici monocristallini (i cosiddetti whiskers). La presenza minima o assenza totale di difetti strutturali permette questa elevata tenacità; tuttavia nella pratica i difetti diminuiscono enormemente la forza necessaria a rompere l'oggetto.
La flessibilità è altrettanto significativa: possono essere piegati ripetutamente fino a circa novanta gradi senza subire danni strutturali permanenti o rotture. Queste caratteristiche rendono i nanotubi ideali per il rinforzo nei materiali compositi ad alte prestazioni, in sostituzione delle normali fibre di carbonio, del kevlar o delle fibre di vetro.
Le proprietà elettroniche dei nanotubi dipendono fortemente dal loro diametro o dalla chiralità (il modo con cui i legami carbonio-carbonio si susseguono lungo la circonferenza del tubo). Possono comportarsi sia da metalli conduttori sia da semiconduttori simili al silicio usato nei microchip. Questa dualità apre possibilità per transistor, LED, laser a ultravioletti e attuatori.
L’adattabilità elettronica permette inoltre applicazioni innovative in chip sempre più piccoli e veloci rispetto alle tecnologie convenzionali.
La funzionalizzazione della superficie nanotubolare consente di aumentarne la solubilità in acqua e migliorarne la biocompatibilità riducendo drasticamente la citotossicità. Grazie alla capacità intrinseca dei CNT di attraversare membrane biologiche, trovano impiego come vettori per il rilascio controllato di farmaci (drug delivery), agenti teranostici e scaffold per l’ingegneria tissutale (per la rigenerazione di tessuto cardiaco e neuronale).
Questi nanotubi funzionalizzati agiscono anche come biodetectors ultra-sensibili grazie all’elevato rapporto superficie/volume e alla possibilità di legare proteine specifiche per riconoscere target biologici quali cellule tumorali. L’interazione con radiazione infrarossa permette l’utilizzo terapeutico tramite surriscaldamento selettivo delle cellule malate, particolarmente sensibili al calore, senza danneggiare il tessuto sano circostante. È stata inoltre indagata la possibilità di inglobare all’interno della cavità piccole molecole, a formare una nanocapsula.
Nonostante le potenzialità tecnologiche, i nanotubi presentano rischi tossicologici soprattutto per esposizione polmonare durante le fasi produttive o manipolative. Le nanofibre di carbonio (CNF) e i nanotubi (CNT) rispondono strutturalmente ai requisiti di “fibra” secondo la definizione dell’OMS: lunghezza > 5 μm, larghezza < 3 μm, e rapporto lunghezza/larghezza > 3. Fibre sufficientemente lunghe e biopersistenti, se inalate, possono depositarsi nei polmoni causando infiammazione, stress ossidativo, alterazioni genetiche, reazioni allergiche, remodelling bronchiale e formazione di noduli fibroblastici. Per questo motivo è necessaria una rigorosa gestione della sicurezza ambientale e sanitaria (HSE) durante tutte le fasi industriali coinvolte nella produzione e utilizzo dei nanomateriali.
I CNT si producono generalmente a partire da precursori gassosi (metano, etilene, ecc.) in presenza di un catalizzatore, a temperature che possono scendere fino a 150–200 °C. Le CNF, invece, sono prodotte come fibre di carbonio di diametro micrometrico tramite filatura di specifici polimeri, seguita da trattamento termico in atmosfera inerte a temperatura superiore a 800 °C.
I nanotubi mostrano una notevole risposta meccanica ai campi elettrici intensi: sono capaci di piegarsi fino a 90° sotto l’influenza del campo applicato per poi ritornare alla forma originale non appena il campo elettrico viene interrotto.
L’estrema combinazione tra resistenza meccanica elevata, flessibilità notevole ed eccezionale versatilità elettronica rende i nanotubi candidati ideali per rinforzi nelle fibre composite avanzate, microchip ultraminiaturizzati ed elementi attivi in dispositivi optoelettronici innovativi. Alcune applicazioni per il momento fantascientifiche includono la costruzione di nanomacchine (addirittura pinze per “afferrare” gli atomi) o la realizzazione di una fune chilometrica per un ascensore per lo spazio, basata sull'idea di Arthur C. Clarke descritta nel romanzo *Le fontane del Paradiso*.
[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Nanotubo_di_carbonio
[2] https://www.aiporassegna.it/article/view/219
Sto generando il riassunto…