Il numero di ossidazione rappresenta una carica formale assegnata a ciascun atomo in una molecola o in uno ione secondo un modello semplificato che ipotizza legami totalmente ionici. Questo valore intero relativo indica quanta carica positiva o negativa un atomo possiede virtualmente se si attribuiscono gli elettroni dei legami all’atomo più elettronegativo della coppia coinvolta nel legame stesso[1]. La metodologia considera dunque la differenza nell’assegnazione degli elettroni tra legami semplici (due elettroni), doppi (quattro elettroni), tripli (sei elettroni), estendendo il ragionamento all’ordine di legame nel calcolo.
Nel caso particolare del legame omonucleare A–A la divisione degli elettroni avviene simmetricamente senza variazione netta del numero di ossidazione poiché ogni atomo trattiene un elettrone ciascuno[1]. L’aspetto fondamentale del calcolo risiede nella differenza tra il numero di elettroni di valenza dell'atomo considerato e il numero di elettroni che ad esso rimangono dopo aver assegnato tutti gli elettroni di legame all'atomo più elettronegativo.
La somma algebrica dei numeri di ossidazione degli atomi in una specie chimica neutra è necessariamente zero; se invece la specie chimica è carica, allora tale somma eguaglia la carica dello ione[1]. Tale proprietà consente un controllo sulla correttezza del calcolo ed è fondamentale per distinguere tra molecole neutre e specie ioniche.
L’indicazione del numero di ossidazione di un atomo si può indicare in due modi: come numero arabo preceduto dal segno o come numero romano (con segno, se negativo). Può comparire in nomi di composti (es. "F3PO è ossotrifluoruro di P(V)" o "F3PO è ossotrifluoruro di P(+5)") oppure in una formula; in tal caso il n.o. va scritto ad apice (es. F3P+5O o F3PVO)[1].
Quando un elemento chimico è presente in più siti con differenti stati di ossidazione in una stessa struttura molecolare o solida, si definisce il numero di ossidazione medio come la media ponderata dei singoli numeri di ossidazione secondo la formula:
\[
\frac{h n + k m}{h+k}
\]
dove h e k sono le quantità dei siti con stati rispettivamente \(n\) ed \(m\)[1].
Un esempio emblematico è la magnetite Fe₃O₄ che presenta nel suo reticolo cristallino siti con Fe avente n.o. = +2 e il doppio di tali siti con Fe avente n.o. = +3, fornendo un valore medio pari a:
\[
\frac{(1 \times (+2)) + (2 \times (+3))}{3} = \frac{8}{3} \approx +2,67
\]
mentre nel n-butano (CH₃−CH₂−CH₂−CH₃) ci sono 2 atomi C che hanno n.o. -3 e 2 atomi C che hanno n.o. -2, dando luogo a un valore medio:
\[
\frac{(2 \times (-3))+(2 \times (-2))}{4} = -\frac{5}{2} = -2,5
\]
Un ulteriore esempio riguarda l’acido perossinitroso H−O−O−N=O dove i primi due atomi di ossigeno hanno n.o. -1 e il terzo ha n.o. -2, dando un valore medio:
\[
\frac{(2 \times (-1)) + (-2)}{3} = -\frac{4}{3} \approx -1,33
\]
La determinazione empirica si basa su regole codificate:
* Per gli atomi di una qualsiasi specie chimica allo stato elementare il numero di ossidazione è 0.
* Per gli elementi del gruppo I (metalli alcalini) nei composti il numero di ossidazione è +1.
* Per gli elementi del gruppo II (metalli alcalino-terrosi), lo zinco (Zn) e il cadmio (Cd) nei composti, il numero di ossidazione è +2.
* L’idrogeno ha numero di ossidazione +1 in quasi tutti i suoi composti, mentre negli idruri dei metalli ha numero di ossidazione -1.
* L’ossigeno ha numero di ossidazione -2 in quasi tutti i suoi composti a parte le seguenti eccezioni: -1 nei perossidi, -½ nei superossidi, -⅓ negli ozonuri, +2 nel difluoruro di ossigeno (OF₂)[1].
Queste regole facilitano l’attribuzione veloce nei casi comuni ma richiedono integrazione nei sistemi complessi[1].
Il sale NaCl in condizioni ambiente è un solido ionico consistente in un reticolo di ioni Na⁺ e Cl⁻: ne segue che n.o.(Na) = +1 e n.o.(Cl) = -1[1]. Analogamente nella molecola H−Cl i 2 elettroni del legame vanno assegnati al cloro, dato che è più elettronegativo di H: n.o.(Cl) = -1 e n.o.(H) = +1[1].
Nella molecola H−O−Cl i 2 elettroni del legame H−O vanno assegnati all'ossigeno, come pure i 2 elettroni del legame O−Cl: n.o.(O) = -2 e n.o.(H) = n.o.(Cl) = +1[1]. In molecole come H−O−F, i 2 elettroni del legame H−O vanno assegnati all'ossigeno, mentre i 2 elettroni del legame O−F vanno assegnati al fluoro: n.o.(H) = +1, n.o.(O) = 0 e n.o.(F) = -1[1].
Nella molecola H−O−O−F i 2 elettroni del legame H−O vanno assegnati all'ossigeno, dei 2 elettroni del legame O−O uno resta al primo O e uno al secondo, i 2 elettroni del legame O−F vanno assegnati al fluoro: n.o.(H) = +1, n.o.(O)H-O = -1, n.o.(O)O-F = +1 e n.o.(F) = -1. Il numero di ossidazione medio dell'ossigeno in questa molecola è 0[1].
Le reazioni redox sono reazioni chimiche in cui si verifica una variazione del numero di ossidazione di atomi o ioni[3]. Nel contesto organico tali variazioni interessano tipicamente l’atomo di carbonio: l’ossidazione consiste in un aumento del numero di legami C—O (o con un atomo più elettronegativo del carbonio) o in una diminuzione del numero di legami C—H; la riduzione consiste in una diminuzione del numero di legami C—O o in un aumento del numero di legami C—H[2].
Numerosi esempi applicativi includono:
* Metano CH₄: 1 C e 4 H, \(x + 4(+1) = 0 \Rightarrow x = -4\).
* Etano C₂H₆: 2 C e 6 H, \(2x + 6(+1) = 0 \Rightarrow x = -3\).
* Anidride carbonica CO₂: 1 C e 2 O, \(x + 2(-2) = 0 \Rightarrow x = +4\)[2].
Nei casi organici complessi si procede disegnando la struttura di Lewis per attribuire correttamente i numeri di ossidazione individuali, ricordando che nel legame C−C gli elettroni non vengono assegnati a nessuno dei due atomi, mentre nel legame C−H il carbonio riceve un elettrone dall'idrogeno[2].
[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Stato_di_ossidazione
[2] https://chimicaorganicadistabif.com/2025/12/28/concetti-importanti...
[3] https://www.skuola.net/chimica/inorganica/reazioni-ossidazione-e-p...
[4] https://aulascienze.scuola.zanichelli.it/materie-scienze/chimica-a...
[5] https://wauniversity.it/come-si-calcola-numero-ossidazione/
Sto generando il riassunto…