La produzione industriale di cloro e soda caustica si fonda sul fenomeno elettrochimico dell’elettrolisi della salamoia, una soluzione acquosa concentrata di cloruro di sodio (NaCl). Il processo sfrutta la separazione fisico-chimica delle specie ioniche in soluzione sotto l’effetto di un campo elettrico diretto, che induce reazioni redox distinte agli elettrodi. All’anodo avviene l’ossidazione degli ioni cloruro \[ \mathrm{2\,Cl^- \rightarrow Cl_2 + 2\,e^-} \], con liberazione di cloro molecolare gassoso, mentre al catodo si riduce l’acqua producendo idrogeno e idrossido di sodio secondo la reazione \[ \mathrm{H_2O + e^- \rightarrow \frac{1}{2}H_2 + OH^-} \]. La membrana o diaframma presente nella cella elettrolitica è fondamentale per mantenere separate le zone anodica e catodica, evitando la ricombinazione dei prodotti ed assicurando la purezza delle sostanze generate.
Nel sistema più avanzato a membrana semipermeabile, la struttura della cella prevede due comparti separati da una membrana polimerica a scambio ionico costituita da una resina perfluorurata con gruppi solfonici o carbossilici. Questa membrana è permeabile agli ioni sodio (Na+) e all’acqua, ma impedisce il passaggio degli anioni cloruro (Cl-) e ossidrile (OH-). Questa selettività ionica consente agli ioni sodio migranti dal comparto anodico verso il catodico di combinarsi con gli ossidrili generati dalla riduzione dell’acqua, formando così soda caustica (\(NaOH\)) nella camera catodica. Contemporaneamente il cloro prodotto resta confinato nel comparto anodico. La reazione complessiva che sintetizza questo meccanismo è:
\[ \mathrm{2\,NaCl + 2\,H_2O \rightarrow Cl_2 + H_2 + 2\,NaOH} \]
Questa configurazione riduce drasticamente la contaminazione tra i prodotti ed evita perdite di materiale, migliorando l'efficienza complessiva del processo.
L’ossidazione dell’acqua a ossigeno gassoso rappresenta una reazione collaterale indesiderata che si manifesta marginalmente (circa l'1–2% della corrente totale) nelle condizioni operative standard con pH tra circa 4 e 5:
\[ \mathrm{H_2O \rightarrow \frac{1}{2} O_2 + 2H^+ + 2e^-} \]
L’insorgere di questa reazione comporta non solo una perdita energetica ma anche la presenza di ossigeno come contaminante nel flusso di cloro molecolare prodotto, influenzando negativamente la purezza del gas ed esponendo ad ulteriori trattamenti per la sua rimozione.
Nel processo a diaframma, la separazione tra comparto anodico e catodico avviene tramite un diaframma permeabile che storicamente era realizzato in fibre di asbesto (amianto), recentemente sostituito con materiali non dannosi per la salute umana. Questo materiale ha la funzione primaria di impedire un contatto diretto tra il cloro formato all'anodo e la soda caustica in formazione al catodo, limitando così le reazioni secondarie indesiderate tra i due prodotti. Tuttavia, questa barriera è meno selettiva rispetto alla membrana semipermeabile, consentendo una certa miscelazione ionica che richiede successive operazioni di purificazione chimica o fisica della soda caustica prodotta.
La soda ottenuta in questo modo necessita tipicamente di concentrazione fino al 50% mediante evaporazione; questo procedimento comporta un consumo energetico significativo stimato in circa tre tonnellate di vapore per ogni tonnellata di soda prodotta. Il sale residuo viene recuperato e riutilizzato per saturare nuovamente la soluzione iniziale, chiudendo così il ciclo operativo nel rispetto dell’economia circolare chimica tipica del processo cloro-soda.
Il metodo della cella a mercurio, noto anche come processo Castner-Kellner, sfrutta un meccanismo elettrochimico peculiare dove il catodo è costituito da un film liquido metallico di mercurio. Qui gli ioni sodio non vengono direttamente ridotti allo stato elementare come gas o metallo solido isolato ma si amalgamano nel mercurio formando un composto intermedio:
\[ \mathrm{Na^+ + n Hg + e^- \rightarrow Na(Hg)_n} \]
Questo amalgama viene poi trasferito in una cella secondaria (disamalgamatore) dove reagisce con acqua liberando idrossido di sodio e idrogeno gassoso:
\[ \mathrm{Na(Hg)_n + H_2O \rightarrow NaOH + \frac{1}{2}H_2 + n Hg} \]
Il mercurio viene recuperato e ricircolato nel circuito. Nonostante l’efficienza tecnica elevata del sistema, l’impatto ambientale dovuto alla contaminazione da mercurio ha reso questa tecnologia obsoleta in molte realtà industriali. Il rilascio accidentale o sistematico del mercurio ha provocato gravi eventi tossicologici come quelli documentati in Canada (Dryden Chemical Company) e Giappone (Chisso Corporation), nonché in Italia presso gli impianti Eni di Gela e lo stabilimento di Pieve Vergonte, rendendo necessaria la sua eliminazione progressiva dalle linee produttive industriali moderne.
Le condizioni operative quali pH specifico nei comparti elettrolitici influenzano direttamente le specie chimiche prevalenti e quindi il rendimento delle reazioni desiderate. Nelle celle a membrana, mantenere un pH acido basso nel comparto anodico limita significativamente la formazione dell’ossigeno dalla scissione dell’acqua; inoltre il rivestimento anodico in titanio con coating specifici aiuta a minimizzare le sovratensioni elettriche migliorando l’efficienza energetica.
L’uso dei materiali corretti per elettrodi evita corrosione prematura nonché contaminazioni indesiderate nei prodotti finali quali tracce metalliche o residui tossici. La scelta tra membrane semipermeabili o diaframmi tradizionali comporta compromessi tecnici ed economici legati alla purezza richiesta dei prodotti finali ed al costo energetico operativo.
La produzione contemporanea integra vari accorgimenti tecnologici per massimizzare resa produttiva minimizzando emissioni inquinanti. Le celle a membrana sono oggi preferite perché evitano l’uso nocivo del mercurio; inoltre si sviluppano sistemi per recuperare sottoprodotti come ipoclorito attraverso reazioni controllate fra cloro molecolare e soda caustica:
\[ \mathrm{Cl_2 + 2 OH^- \rightarrow Cl^- + ClO^- + H_2O} \]
Possibili varianti portano alla formazione anche di specie più ossidate come il clorato:
\[ \mathrm{3 Cl_2 + 6 OH^- \rightarrow 5 Cl^- + ClO_3^- + 3 H_2O} \]
Questi sottoprodotti trovano applicazioni nelle industrie chimiche specializzate contribuendo così a valorizzare integralmente i flussi produttivi.
Il processo cloro-soda rappresenta un esempio emblematico di conversione elettrochimica controllata dove le proprietà selettive delle membrane ioniche permettono la produzione simultanea ma separata di reagenti fondamentali quali \(Cl_2\) e \(NaOH\). Le sfide principali consistono nell’ottimizzazione energetica delle celle elettrolitiche, nella gestione ambientale dei sottoprodotti indesiderati (come ossigeno), nella minimizzazione delle contaminazioni metalliche e nell’adattamento tecnologico alle norme ambientali sempre più stringenti riguardo all’uso del mercurio.
Il bilanciamento accurato delle reazioni anodiche/catodiche non solo garantisce efficienza produttiva ma anche sicurezza operativa nel ciclo industriale continuo che caratterizza tutta la filiera produttiva moderna del cloro-soda.
Sto generando il riassunto…