La riduzione della temperatura alla quale un materiale passa dallo stato liquido a quello solido può manifestarsi attraverso fenomeni distinti ma correlati come la depressione del punto di fusione nelle nanoparticelle e l’abbassamento crioscopico nelle soluzioni liquide contenenti soluti disciolti. Entrambi i fenomeni implicano una modifica delle condizioni termodinamiche che regolano la transizione di fase ma si basano su principi fisici differenti e si osservano in contesti diversi.
Le nanoparticelle metalliche mostrano un abbassamento significativo del punto di fusione rispetto al materiale massivo corrispondente quando le loro dimensioni scendono sotto una soglia critica generalmente inferiore a \(50\,nm\). Tale fenomeno è dovuto all’aumento del rapporto area di superficie/volume che caratterizza le particelle nanometriche rispetto ai solidi bulk convenzionali[1].
Dal punto di vista atomico gli atomi superficiali sono meno coordinati rispetto agli atomi interni perché legati con un minor numero di vicini; questa minore coordinazione si traduce in un’energia coesiva ridotta per atomo superficiale che implica una minore energia necessaria per liberare gli atomi dalla struttura solida durante la fusione[1]. L’energia effettiva coesiva media per atomo in una nanoparticella dipende dalla sua dimensione secondo l’equazione
\[
E=E_B\left(1-\frac{d}{D}\right)
\]
dove \(E_B\) rappresenta l’energia coesiva nel materiale massivo, \(d\) è la dimensione atomica e \(D\) quella della nanoparticella[1]. Questa relazione evidenzia come all’aumentare delle dimensioni la proprietà energetica tenda a quella del materiale massivo.
La temperatura di fusione teorica dipendente dalla dimensione può essere calcolata attraverso l’analisi termodinamica classica, risultando nella relazione di Gibbs-Thomson:
\[
T_M(d)=T_{MB}\left(1-\frac{4\sigma_{sl}}{H_f\rho_s d}\right)
\]
in cui \(T_M(d)\) è il punto di fusione della particella di diametro \(d\), mentre \(T_{MB}\), \(\sigma_{sl}\), \(H_f\), e \(\rho_s\) rappresentano rispettivamente la temperatura di fusione bulk, la tensione superficiale solido-liquido, l’entalpia latente di fusione e la densità del solido[1]. La formula esplicita il legame inverso tra dimensione e punto di fusione.
Questa riduzione del punto di fusione ha implicazioni rilevanti per l’utilizzo delle nanoparticelle in ambiti tecnologici quali catalizzatori, sensori, medicina, ottica, applicazioni magnetiche, termiche, elettroniche e di energie alternative, dove il mantenimento dello stato solido alle temperature operative è cruciale[1]. Tuttavia tale limite impone vincoli sul campo funzionale delle nanoparticelle nei processi ad alta temperatura.
L’abbassamento crioscopico riguarda invece le soluzioni liquide ed è una delle proprietà colligative delle soluzioni; tali proprietà dipendono unicamente dal numero di particelle di soluto presenti nel solvente e non dalla loro natura chimica e fisica[2]. Questo fenomeno si manifesta come diminuzione della temperatura di congelamento della soluzione rispetto a quella del solvente puro[2].
La causa principale risiede nell’abbassamento della tensione di vapore della soluzione rispetto a quella del solvente puro: le molecole di soluto interferiscono con le forze attrattive tra le molecole del solvente ed ostacolano la solidificazione delle molecole del solvente alla loro normale temperatura di congelamento[2].
L’entità dell’abbassamento crioscopico (\(\Delta t_{cr}\)) è direttamente proporzionale alla molalità (\(m\)) della soluzione secondo la relazione:
\[
\Delta t_{cr} = t_{c.soluz} - t_{c.solv} = i \cdot K_{cr} \cdot m
\]
dove \(K_{cr}\) è la costante crioscopica specifica per ciascun solvente e \(i\), coefficiente di Van't Hoff, tiene conto della dissociazione ionica qualora il soluto sia un elettrolita[2].
Per l’acqua ad esempio il valore tabulato per \(K_{cr}\) è pari a
\[
K_{cr} = 1,86\,(^\circ C \cdot kg) / mol
\]
mentre il coefficiente \(i\) vale 2, 3, 4, ... a seconda del numero di ioni in cui l'elettrolita è dissociato[2].
Considerando una soluzione acquosa ottenuta sciogliendo \(9\,g\) di cloruro di sodio (\(NaCl\), \(MM = 58,44\,g/mol\)) in mezzo chilogrammo d’acqua si procede così:
Il numero delle moli disciolte si calcola dividendo la massa del soluto per la massa molare:
\[
n=\frac{9}{58,44}=0,154\,mol
\]
Segue il calcolo della molalità:
\[
m=\frac{0,154}{0,500}=0,308\,mol/kg
\]
Poiché il cloruro di sodio dissocia in due ioni (\(Na^+\) e \(Cl^-\)), il coefficiente di Van’t Hoff è \(i=2\). L’abbassamento crioscopico risulta quindi:
\[
\Delta t_{cr}= i \cdot K_{cr} \cdot m= 2 \cdot 1,86 \cdot 0,308=1,15^\circ C
\]
Da cui ne consegue che la temperatura alla quale congelerà la soluzione sarà:
\[
t_{c.soluz}=0 - 1,15 = -1,15^\circ C
\]
Questo calcolo dimostra come l’aggiunta di sale possa abbassare sensibilmente il punto di congelamento dell’acqua, principio alla base dell'impiego di soluzioni acquose di anticongelanti utilizzate come fluidi refrigeranti per motori a scoppio o come detergenti per vaschette lavavetri[2].
Le costanti crioscopiche variano da solvente a solvente influenzando direttamente l’effetto sulle temperature solide osservate:
| Solvente | Temperatura solidificazione (\(^\circ C\)) | Costante Crioscopica (\(^\circ C \cdot kg/mol\)) |
|---------------|--------------------------------------------|---------------------------------------------|
| Acqua | 0,00 | 1,86 |
| Alcol etilico | -117,3 | 1,99 |
| Acido acetico | 16,6 | 3,90 |
| Benzene | 5,5 | 4,90 |
| Cicloesano | 6,2 | 20,2 |
| Fenolo | 41 | 7,40 |
| Nitrobenzene | 5,7 | 6,90 |
Questi dati indicano come solventi con alta costante crioscopica mostrino grandi abbassamenti anche con basse concentrazioni molali mentre altri richiedono quantità maggiori per ottenere lo stesso effetto[2].
La comprensione dei meccanismi fisici dietro alla depressione del punto di congelamento rivela due contesti distinti ma complementari: quello nanometrico dove prevalgono effetti superficiali sull’energia coesiva atomica e quello delle proprietà colligative delle soluzioni dove interviene la presenza molecolare o ionica nel solvente.
Nel primo caso le limitazioni applicative sono legate alla stabilità termica delle nanoparticelle usate nei dispositivi tecnologici avanzati; nel secondo caso gli effetti sono sfruttati quotidianamente nella formulazione dei liquidi antigelo o nei processi industriali che richiedono controllo preciso sulla temperatura di solidificazione.
Entrambi i fenomeni restano oggetto attivo sia dal punto sperimentale sia teorico grazie alla loro importanza trasversale nei campi della scienza dei materiali e della chimica applicata.
Sto generando il riassunto…