La radioattività consiste nella trasformazione spontanea dei nuclei atomici instabili in altri nuclei a energia inferiore tramite l’emissione di radiazioni ionizzanti. Questi fenomeni sono alla base della fisica nucleare e si manifestano attraverso processi che rispettano rigorosamente le leggi di conservazione della massa–energia, della quantità di moto e del momento angolare[1]. Si tratta di un decadimento che segue un andamento esponenziale negativo, caratterizzato da un tempo caratteristico per ciascun radionuclide noto come vita media o emivita (tempo di dimezzamento).
Il concetto fondamentale è che la rapidità del decadimento non dipende dalla quantità iniziale della sostanza radioattiva ma esclusivamente dalle proprietà intrinseche del nucleo stesso. La trasformazione continua finché gli elementi prodotti non raggiungono una condizione di stabilità attraverso la cosiddetta catena di decadimento[1].
Nel contesto delle scoperte scientifiche tra Otto e Novecento, la radioattività emerge come fenomeno naturale. La scoperta dei raggi X avvenne nel 1895 ad opera di Wilhelm Conrad Röntgen; nel 1896 Henri Becquerel, studiando le relazioni tra fosforescenza e raggi X, osservò che i sali di uranio emettevano radiazioni capaci di impressionare lastre fotografiche anche al buio. Questo fenomeno fu il primo riconoscimento della radioattività naturale[1].
Marie e Pierre Curie nel 1898 isolarono nuovi elementi altamente radioattivi come il polonio e il radio da minerali come la pechblenda (uraninite). La loro ricerca dimostrò che la radioattività non era legata alla fosforescenza ma a proprietà intrinseche degli atomi stessi. Il polonio mostrava una radioattività circa 400 volte superiore rispetto all’uranio puro estratto dallo stesso minerale[1].
Queste scoperte furono cruciali per comprendere che gli atomi potevano mutare spontaneamente e fornirono la base sperimentale per la futura fisica nucleare.
Ogni atomo è costituito da un nucleo composto da protoni carichi positivamente e neutroni privi di carica elettrica, circondati da elettroni negativi che orbitano attorno al nucleo. Il numero atomico \(Z\) indica il numero dei protoni ed è determinante per l’identificazione dell’elemento chimico, mentre il numero di massa \(A\) è la somma dei protoni e neutroni.
La stabilità del nucleo dipende dall’equilibrio tra forze repulsive elettrostatiche tra protoni e la forza nucleare forte attrattiva che agisce tra tutte le particelle nucleari. L’intervallo stabile per i rapporti tra neutroni e protoni varia con l’aumentare del numero atomico: per numeri atomici bassi (fino a circa Z=20) sono stabili gli isotopi che hanno un rapporto Z/A di circa ½; per atomi più pesanti il numero di neutroni deve eccedere leggermente il numero di protoni.
Per numeri atomici superiori a Z=82 non esistono isotopi stabili; ciò implica che tutti gli elementi oltre questo valore sono soggetti a decadimenti radioattivi naturali o artificialmente indotti[1].
I processi noti originariamente sono tre:
* Decadimento alfa (\(\alpha\)): emissione di un nucleo di elio (composto da due protoni e due neutroni) con conseguente riduzione del numero atomico del nucleo padre di due unità e del numero di massa di quattro unità.
* Decadimento beta (\(\beta^-\)): emissione simultanea di un elettrone veloce ed un antineutrino elettronico; trasforma un neutrone in protone aumentando il numero atomico del nucleo figlio di una unità mantenendo invariato il numero massico.
* Decadimento gamma (\(\gamma\)): emissione elettromagnetica ad alta energia senza cambiamento nel numero atomico o massa; avviene quando il nucleo passa da uno stato eccitato a uno meno energetico.
Le particelle alfa sono poco penetranti ed arrestate da una laminetta di alluminio dello spessore di 0,06 mm; quelle beta sono più penetranti ma fermate da spessori metallici più consistenti; le radiazioni gamma hanno elevatissima capacità penetrativa richiedendo schermature dense come lastre spesse in piombo[4][5].
In natura esistono circa 90 elementi e circa 270 isotopi naturali, ma solo una piccola frazione – intorno alle 280 specie – risulta stabile mentre tutti gli altri sono soggetti a decadimenti.
Gli isotopi naturali più importanti includono:
* Uranio: miscela composta da 99,3% \(^{238}U\) con tempo di dimezzamento pari a \(4,5 \times 10^9\) anni e 0,7% \(^{235}U\), con tempo di dimezzamento \(0,7 \times 10^9\) anni.
* Torio: l'unico isotopo naturale è il \(^{232}Th\), con tempo di dimezzamento stimato in \(1,4 \times 10^{10}\) anni.
* Potassio: contiene lo 0,012% dell’isotopo radioattivo \(^{40}K\), che ha tempo di dimezzamento pari a \(1,2 \times 10^9\) anni ed è responsabile della maggior parte della radioattività naturale negli esseri viventi; ogni organismo contiene mediamente circa 0,1 µCi (microcurie)[4][5].
Gli isotopi artificialmente prodotti hanno trovato applicazioni soprattutto in medicina nucleare (esempio classico è il cobalto-60, usato in radioterapia), nell’industria energetica (plutonio-239, usato come combustibile), oltre che nella ricerca scientifica.
La disciplina della radiochimica studia le trasformazioni chimiche associate ai processi nucleari ed ai prodotti emessi durante i decadimenti. La specificità principale riguarda l’indipendenza delle caratteristiche nucleari (vita media ed energia dei raggi emessi) dal contesto chimico-fisico esterno come temperatura o pressione.
Le reazioni nucleari possono modificare profondamente la composizione chimica degli atomi trasformandoli in nuovi elementi secondo precise regole empiriche note come legge dello spostamento di Soddy e Fajans:
* Emissione alfa: decremento del numero atomico di due unità (spostamento di due caselle a sinistra nella tavola periodica).
* Emissione beta meno: incremento del numero atomico di una unità (spostamento di una casella a destra).
* Cattura elettronica o emissione beta plus (positrone): decremento del numero atomico d’una unità (spostamento di una casella a sinistra).
La separazione degli elementi risultanti richiede metodi sofisticati quali coprecipitazioni, sincristallizzazioni, cromatografia su colonna o su carta, estrazione con solventi, elettrolisi ed elettroforesi, adattati alle basse concentrazioni tipiche degli indicatori radioattivi[3].
L’identificazione precisa delle costanti caratteristiche come la costante \(\lambda\) permette misurazioni estremamente sensibili, arrivando a identificare un elemento chimico per la presenza di poche decine di atomi.
L’attività \(A\) di una sorgente si calcola mediante la relazione:
\[ A = N \cdot \lambda \]
dove \(N\) è il numero degli atomi radioattivi presenti nel campione ed \(\lambda\) è la costante di decadimento specifica del radionuclide avente dimensione inversa al tempo (\(s^{-1}\)). Questa caratteristica consente anche datazioni precise basate sulla misura quantitativa dei prodotti residui nei campioni naturali.
La produzione artificiale tramite bombardamenti nucleari consente inoltre l’ottenimento controllato sia degli isotopi usati in ambito medico sia quelli destinati alla ricerca sulle proprietà fondamentali della materia[5].
[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Radioattivit%C3%A0
[2] https://heritagelab.italgas.it/storia/formule-dagosto-la-complemen...
[3] https://www.treccani.it/enciclopedia/radiochimica_(Enciclopedia-It...
[4] https://www.lngs.infn.it/it/radioattivita
[5] https://www.chimica-online.it/download/radioattivita.htm
Sto generando il riassunto…