La reazione di Wittig rappresenta uno degli strumenti più eleganti e diretti per ottenere alcheni a partire da composti carbonilici quali aldeidi o chetoni. Fu scoperta nel 1954 dal chimico tedesco Georg Wittig, cui valse il premio Nobel per la Chimica nel 1979[1]. Questa trasformazione si basa sulla condensazione tra un composto carbonilico e un'ilide di fosfonio, generando un doppio legame carbonio-carbonio in sostituzione del gruppo carbonilico. Il reattivo di Wittig porta alla formazione del trifenilfosfinossido come sottoprodotto, che risulta abbastanza complicato da rimuovere tramite work-up[1].
Il primo passaggio consiste nella formazione del sale di alchiltrifenilfosfonio mediante reazione tra trifenilfosfina (Ph3P) e un alogenuro alchimico tramite una reazione di sostituzione nucleofila[1]. Ad esempio, il bromometano può reagire con Ph3P generando un sale quaternario carico positivamente sul fosforo[4]. Successivamente, questo sale viene trattato con una base forte come il n-butil litio, sodio ammide o litio diisopropilammide (LDA), che deprotona il carbonio adiacente al fosforo. Gli idrogeni del metilene sono resi sufficientemente acidi da poter reagire con basi come NaH grazie alla presenza del fosforo[1]. Questo conferisce una carica negativa localizzata sul carbonio creando l'ilide di fosfonio, un nucleofilo potente rappresentato da strutture di risonanza tra il fosforano e l'ilide (risonanza ilide-ilene)[1][4].
Le basi utilizzate sono generalmente forti ed anidre; è importante evitare la presenza di sali di litio per non favorire la formazione della betaina stabile ma preferire condizioni "salt-free" con basi al sodio come NaH o NaHMDS. Questi ultimi precipitano come sali insolubili evitando interazioni indesiderate durante il meccanismo[1].
L'ilide generata attacca l'atomo di carbonio del carbonile formando inizialmente una specie ciclica chiamata ossaciclofosfetano, un anello a quattro atomi comprendente ossigeno e fosforo[1][4]. In presenza di sali di litio aggiunti appositamente e basse temperature può formarsi una betaina intermedia, ma nelle condizioni standard "salt-free" prevale l'ossaciclofosfetano tramite una reazione di cicloaddizione[1].
Successivamente avviene la scissione dell'anello con trasferimento elettronico simultaneo: gli elettroni del legame P–O si spostano formando il doppio legame P=O nell'ossido di trifenilfosfina come sottoprodotto stabile, mentre gli elettroni del legame C–P contribuiscono alla formazione del doppio legame C=C nell'alchene desiderato[1][4]. Il prodotto finale è quindi l'alchene associato alla formazione dell'ossido di trifenilfosfina.
Lo stato di transizione della reazione dipende fortemente dalla natura dell'ilide utilizzata:
- Ilidi non stabilizzate: queste ilidi favoriscono lo stato di transizione a minore energia che minimizza le interazioni 1-2, dovute ai sostituenti, e le 1-3, dovute alla repulsione dei fenili della trifenilfosfina. Ciò conduce prevalentemente alla formazione dell'isomero Z con rapporto Z:E superiore al 90%[1].
- Ilidi stabilizzate: a differenza del caso precedente, bisogna tenere conto delle interazioni dipolari, le quali sono minimizzate dallo stato di transizione che porta all'alchene E, poiché in quel caso i due vettori del momento di dipolo si sommano distruttivamente[1].
- Ilidi semi-stabilizzate: presentano residui vinilici, arilici o comunque leggermente elettron attrattori e non seguono precisamente nessuno dei modelli sopra descritti, conducendo a miscele quasi equimolari (rapporto circa 1:1) dei due isomeri E/Z[1].
Questa distinzione è fondamentale nella sintesi organica fine perché permette la selezione razionale della configurazione geometrica desiderata attraverso la scelta del tipo di ilide.
Una variante rilevante è la reazione di Wittig–Schlosser, che consente la sintesi mirata dell'alchene E o di alcoli allilici Z a partire da ilidi non stabilizzate in presenza di sali di litio e a basse temperature. Qui si stabilizza la betaina, la si deprotona e successivamente la si tratta con terbutanolo per ottenere l'alchene E, oppure si aggiunge formaldeide per ottenere l'alcol allilico Z. Nonostante questa metodologia sia stata superata dalla reazione Julia-Kociensky per molti usi, resta utile nella sintesi specifica degli alcoli allilici[1].
Un esempio pratico documentato riguarda la sintesi via Wittig-Horner (variazione della reazione di Wittig) che parte da un fosfonoestere (fosfonacetato) reagito con p-metossibenzaldeide producendo un composto α,β-insaturo con stereochimica prevalentemente trans[2]. La reazione è condotta in una sospensione di KOH e tenuta sotto agitazione a temperatura ambiente.
Dati sperimentali includono:
- Peso molecolare (PM) del composto sintetizzato pari a 206.24 g/mol
- Miscela eluente per cromatografia su strato sottile (TLC): cicloesano/AcOEt (8:2)
- Analisi spettroscopiche protoniche registrate a 200 MHz in CDCl3
- Preparazioni diluite fino a concentrazione \(10^{-5}\) M partendo da soluzioni concentrate \(10^{-1}\) M in matracci da 50 ml
- Assorbanza massima misurata pari a 0.78678 secondo legge Lambert-Beer[2]
La rimozione dei sottoprodotti quali l'ossido di trifenilfosfina risulta spesso complessa; pertanto tecniche di work-up efficienti sono cruciali per purificare gli alcheni prodotti[1].
Le idrogenazioni catalitiche degli alcheni ottenuti sono favorite termodinamicamente ma risultano lente senza catalizzatori data l'elevata forza del legame H–H nella molecola di idrogeno. Si impiegano quindi catalizzatori eterogenei come Pd/C che garantiscono elevate attività catalitiche, selettività e possibilità di riciclo. L'efficienza dipende dalla capacità del metallo nel modulare l'adsorbimento dei reagenti, la velocità di desorbimento dei prodotti e la velocità delle trasformazioni chimiche correlate[2].
Inoltre, dal valore delle moli inizialmente presenti nella soluzione è possibile calcolare il valore teorico di volume di idrogeno consumato usando il volume molare \(22{,}414 \text{ L/mol}\), utile per confrontare dati sperimentali ed ottimizzare le condizioni operative[2].
La reazione di Wittig rimane uno strumento essenziale nella chimica organica sintetica grazie alla sua capacità unica di costruire doppi legami C=C con elevata specificità strutturale. La versatilità nella scelta degli intermedi permette ampie possibilità applicative. Tuttavia richiede attenzione particolare nella preparazione degli intermedi ionici e nella gestione dei sottoprodotti per garantire resa e purezza ottimali.
L'approfondimento delle varianti stereoselettive e delle condizioni operative fornisce ulteriori strumenti per affrontare problematiche complesse legate alla stereochimica molecolare.
[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Reazione_di_Wittig
[2] https://www.skuola.net/universita/appunti/relazioni-di-laboratorio...
[3] https://chimicaorganicadistabif.com/author/distachya/page/4/
[4] https://www.mnemochimica.it/reazione-di-wittig/
[5] https://www.chimica-online.it/organica/reazione-wittig.htm
Sto generando il riassunto…