I gas nobili rappresentano il gruppo 18 della tavola periodica secondo l'attuale nomenclatura IUPAC. Questi elementi sono caratterizzati da gusci elettronici esterni completi che conferiscono loro una stabilità chimica elevata e una reattività estremamente bassa. Gli elementi coinvolti sono elio (He), neon (Ne), argon (Ar), kripton (Kr), xenon (Xe), radon (Rn) e l'artificiale oganesson (Og). L'unicità del loro stato elettronico esterno spiega la tendenza quasi nulla a formare legami chimici tipica del gruppo[1].
Il completamento del guscio esterno corrisponde generalmente alla presenza di otto elettroni per tutti gli elementi tranne l’elio che ne possiede due. Questa configurazione risulta energeticamente favorevole secondo la regola dell'ottetto formulata da Gilbert Lewis nel 1916[2]. Niels Bohr aveva già proposto nel 1913 la disposizione degli elettroni in livelli discreti intorno al nucleo che giustifica questa stabilità[2]. Tale struttura atomica sottende la natura monoatomica ed estremamente poco reattiva dei gas nobili.
La rilevazione iniziale dei gas nobili risale al 1785 quando Henry Cavendish osservò che l'aria conteneva una piccola percentuale di una sostanza meno reattiva dell'azoto, che fu identificata come argon solo dopo più di un secolo[1]. Il primo vero elemento scoperto fu però l’elio durante un’eclissi solare il 18 agosto 1868 da parte degli astronomi Jules Janssen e Norman Lockyer tramite analisi spettroscopiche della cromosfera solare[1][2]. La presenza terrestre dell’elio fu invece confermata solo nel 1882 grazie all’analisi spettroscopica di campioni di lava del Vesuvio da parte del fisico Luigi Palmieri[1].
L'argon fu riconosciuto come nuovo elemento nel 1895 da William Ramsay e Lord Rayleigh mediante analisi della densità differente tra azoto atmosferico e azoto prodotto dalla decomposizione dell'ammoniaca. La sua denominazione deriva dalla parola greca ἀργόν che significa inattivo, riflettendo la sua inerzia chimica[1]. Ramsay isolò anche in quell’anno l’elio dal minerale cleveite. Nel 1898 furono scoperti altri tre gas nobili tramite distillazione frazionata dell’aria liquida: kripton, neon e xenon. Il radon venne identificato come materiale radioattivo emanato dal radio nel 1898 da Friedrich Ernst Dorn, ma isolato come gas nobile solo nel 1910 da William Ramsay e Robert Whytlaw-Gray[1][2].
I gas nobili sono tutti monoatomici in condizioni standard con punti di fusione ed ebollizione molto bassi dovuti alle deboli forze interatomiche. Differiscono tra loro per masse atomiche crescenti ma restano gassosi in condizioni ambientali ordinarie. L’elio si distingue per avere il punto di ebollizione più basso conosciuto a pressione atmosferica pari a \(4,22\,K\) circa ed è l’unico elemento che non può essere solidificato mediante semplice raffreddamento ma richiede elevate pressioni pari a 25 atmosfere (\(2500\,kPa\)) a una temperatura di \(0,95\,K\) per passare allo stato solido[2].
La differenza tra i punti di fusione ed ebollizione dei gas nobili è inferiore a 10 °C mostrando una fascia molto ristretta entro cui risultano liquidi passando dallo stato gassoso[2]. Queste peculiarità li rendono essenziali in applicazioni criogeniche dove le basse temperature devono essere mantenute con precisione.
Nonostante la tradizionale definizione come "gas inerti", molti composti dei gas nobili sono stati sintetizzati a partire dal XX secolo. Il primo composto noto è stato ottenuto da Neil Bartlett nel 1962, il quale notò che l'esafluoruro di platino \(\text{PtF}_6\) è un ossidante così forte da ossidare lo xenon, ottenendo un solido arancione cui fu attribuita la formula \(\text{Xe}^+[\text{PtF}_6]^-\)[1].
Dopo questa scoperta furono preparati composti analoghi con altri gas nobili quali radon (\(\text{RnF}_2\)) sempre nel 1962 e kripton (\(\text{KrF}_2\)) nel 1963 benché quest’ultimo fosse erroneamente pubblicato come \(\text{KrF}_4\)[1][2]. Composti stabili contenenti argon sono stati sintetizzati solo molto più tardi, ad esempio l’idrofluoruro \(\text{HArF}\), stabile solo sotto i –246 °C ed ottenuto nel 2000 alle temperature criogeniche attorno ai \(40\,K\)[2].
Gli studi su questi composti hanno ampliato notevolmente la nostra comprensione della chimica degli elementi con gusci pieni dimostrando che condizioni estreme possono indurre reattività anche negli elementi più stabili.
Le caratteristiche fisiche e chimiche dei gas nobili permettono molteplici applicazioni industriali e scientifiche. L’argon viene largamente impiegato nelle lampade a incandescenza per prevenire l'ossidazione del filamento caldo in tungsteno grazie alla sua inerzia chimica elevata e alla relativa abbondanza nell’atmosfera terrestre (~0,932% in volume)[1].
L’elio trova impiego cruciale nei settori aerospaziale e subacqueo grazie alla sua leggerezza estrema ed alla capacità di evitare tossicità da ossigeno, azoto e anidride carbonica nelle miscele respiratorie usate dai sommozzatori oltre i 55 metri di profondità in acqua marina[2]. Storicamente ha sostituito l’idrogeno nei dirigibili dopo disastri legati all’infiammabilità dell'idrogeno stesso.
La separazione industriale degli altri gas nobili avviene principalmente tramite distillazione frazionata dell’aria liquida sfruttando le loro lievi differenze nei punti di ebollizione.
Il radon rappresenta un caso speciale essendo un elemento radioattivo emesso dal decadimento del radio, del torio o dell'uranio, osservato per la prima volta nel 1898 da Friedrich Ernst Dorn[2]. Le sue proprietà chimiche si allineano comunque agli altri gas nobili consentendone la classificazione definitiva solo agli inizi del XX secolo.
L'oganesson è un elemento sintetico molto pesante collocato sotto il radon nella tavola periodica ottenuto bombardando californio-249 con calcio-48 nel 2002 con successiva conferma sperimentale nel 2006[1]. Le sue caratteristiche chimiche rimangono praticamente sconosciute data la difficoltà nella produzione e nella conservazione.
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I gas nobili mantengono un ruolo fondamentale sia nella teoria atomica che nelle applicazioni pratiche grazie ai loro equilibri unici tra stabilità elettronica estrema e possibilità limitate ma significative di formazione di composti sotto condizioni controllate. La continua ricerca su queste sostanze arricchisce le conoscenze della chimica moderna spingendo i limiti delle configurazioni elettroniche più stabili note.
Sto generando il riassunto…