La solubilità di un sale poco solubile si basa sul delicato equilibrio chimico tra la fase solida del composto e gli ioni disciolti in soluzione acquosa, definito dall’equazione di equilibrio:
\[ MA(s) \rightleftharpoons M^{n+}(aq) + A^{n-}(aq) \]
dove il sale \( MA \), formato da catione \( M^{n+} \) e anione \( A^{n-} \), si dissocia parzialmente in soluzione. La frazione che si scioglie è limitata dalla costante del prodotto di solubilità (Kps), una misura quantitativa dell’equilibrio ionico a temperatura costante.
Per sali poco solubili, la concentrazione degli ioni in soluzione è molto bassa perché l’energia reticolare del cristallo supera significativamente l’energia di solvatazione fornita dal solvente. Di conseguenza, si stabilisce un equilibrio dinamico in cui la dissoluzione e la precipitazione avvengono contemporaneamente senza modificare le concentrazioni ioniche oltre un certo limite.
Il prodotto di solubilità definisce il limite massimo della concentrazione ionica raggiungibile in soluzione prima che il sale inizi a precipitare nuovamente. Per esempio, nel caso del cloruro d’argento (AgCl), l’equilibrio può essere scritto come:
\[ AgCl(s) \rightleftharpoons Ag^+(aq) + Cl^-(aq) \]
e il prodotto di solubilità è espresso come:
\[ K_{ps} = [Ag^+][Cl^-]= s^2 \]
dove \( s \) rappresenta la concentrazione molare sia degli ioni argento che cloruro in soluzione a saturazione.
Nel caso di sali con più specie ioniche prodotte per formula unitaria, come il solfuro d’argento (Ag\(_{2}\)S), la relazione assume una forma polinomiale:
\[ K_{ps} = [2Ag^+]^2 \cdot [S^{2-}] = (2s)^2 \cdot s = 4s^3 \]
qui \( s \) è la solubilità espressa in mol/L; da questa relazione si evince che anche piccole variazioni nella concentrazione degli ioni influenzano notevolmente l’equilibrio complessivo[4].
Un fenomeno chiave nella chimica delle soluzioni contenenti sali poco solubili è l’effetto dello ione comune: l’aggiunta in soluzione di uno degli ioni già presenti nell’equilibrio sposta l’equilibrio stesso verso la formazione del corpo di fondo insolubile secondo il principio di Le Châtelier.
Ad esempio, considerando una soluzione satura di idrossido di alluminio Al(OH)\(_{3}\):
\[ Al(OH)_3(s) \rightleftharpoons Al^{3+}(aq) + 3OH^{-}(aq) \]
se si aggiunge NaOH, aumentano gli ioni OH\(^-\), spostando l’equilibrio verso sinistra e favorendo la precipitazione:
\[ Al^{3+}(aq) + 3OH^{-}(aq) \to Al(OH)_3(s)\]
Questo fenomeno viene applicato nei processi industriali per depurare acque contaminate da metalli pesanti favorendo la precipitazione dei loro idrossidi o altri composti insolubili[2].
La temperatura influenza fortemente la capacità dei sali poco solubili di sciogliersi: generalmente per i solidi si osserva una solubilità diretta, cioè aumenta al crescere della temperatura poiché l’energia termica favorisce il distacco degli ioni dal reticolo cristallino.
Tuttavia, alcune eccezioni evidenziano comportamenti opposti; ad esempio il carbonato di litio mostra una solubilità inversa, diminuendo al crescere della temperatura[1]. Anche il solfato di sodio (sal mirabilis) presenta una solubilità che diminuisce all'aumentare della temperatura[2]. Questo dipende dall’entropia relativa dei processi coinvolti e dalle interazioni specifiche tra solvente e specie ioniche disciolte.
Nei sali solidi poco o per nulla compressibili, l’effetto della pressione sulla loro solubilità risulta trascurabile rispetto alla temperatura; tuttavia per gas disciolti o sistemi con componenti gassose si osserva un aumento della solubilità all’aumentare della pressione parziale del gas secondo la legge di Henry:
\[ s = K_H \cdot p_0 \]
dove \( s \) è la solubilità del gas nel liquido, \( p_0 \) la pressione parziale del gas e \( K_H \), dipendente da temperatura e natura chimica del solvente[2].
Nel contesto pratico i sali vengono classificati quantitativamente secondo valori tipici della loro concentrazione massima in soluzione:
- Sali molto solubili come il cloruro di calcio con valori attorno a circa 5.5 mol/L.
- Sali mediamente solubili come l’idrossido di calcio con valore intorno a 0.02 mol/L.
- Sali poco o molto poco solubili come il carbonato di calcio con valori minimi dell’ordine di 5.0 × 10^{-9} mol/L[3].
Queste differenze riflettono direttamente le energie reticolari dei composti solidi e le interazioni con le molecole d’acqua.
Consideriamo un sistema contenente sale PbI\(_{2}\), che dissocia secondo:
\[ PbI_{2}(s) \rightleftharpoons Pb^{2+}(aq)+ 2 I^{-}(aq)\]
con prodotto di solubilità noto pari a:
\[ K_{ps} = 7.9 \times 10^{-9}.\]
Se indichiamo con \( s \) la sua concentrazione molare a saturazione degli ioni Pb\(^{2+}\), allora per gli ioni I\(^{-}\):
\[ [I^-]= 2s.\]
L’espressione del prodotto diventa quindi:
\[ K_{ps}=[Pb^{2+}] \cdot [I^-]^2 = s \cdot (2s)^2 = 4s^3.\]
Da questa relazione si può ricavare direttamente la quantità massima dissociata in soluzione prima che inizi il precipitato[2].
In ambiente acquoso possono intervenire ulteriori equilibri legati alla protonazione o idrolisi degli anioni derivanti dal sale disciolto:
\[ A^{n-}(aq)+ H_3O^+(aq)\rightleftharpoons HA^{(n−1)-}(aq)+ H_2O(l) \]
\[ A^{n−}(aq)+ H_2O(l)\rightleftharpoons HA^{(n−1)-}(aq)+ OH^-(aq) \]
Tali equilibri alterano indirettamente la concentrazione effettiva degli anioni disponibili per mantenere lo stato saturo ed influenzano così i valori apparenti della Kps nelle condizioni ambientali reali[3].
La scarsa dissoluzione deriva principalmente dal bilancio energetico tra energia reticolare (forza necessaria per rompere le interazioni ioniche nel cristallo rigido del sale), energia di solvatazione (energia liberata quando gli ioni sono solvatati dalle molecole d’acqua polari), ed eventuale entropia associata al processo.
Nei sali poco solubili l’energia reticolare supera quella di solvatazione; pertanto solo una minima frazione delle unità formula si separa stabilmente producendo basse concentrazioni ioniche in soluzione.
Laddove questo equilibrio viene perturbato attraverso cambiamenti nella composizione ionica esterna (effetto dello ione comune), temperatura o pH locale, si osservano fenomeni complessi quali sovrasaturazione temporanea o precipitazioni rapide.
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In sintesi, la comprensione dettagliata della solubilità dei sali poco solubili richiede una precisa analisi delle costanti termodinamiche coinvolte negli equilibri chimici eterogenei presenti alla superficie del corpo di fondo e nella fase liquida sovrastante. Il ruolo centrale svolto dal prodotto ionico e dalla costante del prodotto di solubilità permette non solo predizioni quantitative ma anche strategie pratiche per manipolare tali sistemi nei contesti industriale e ambientale[1][2][3][4].
Sto generando il riassunto…