La spettroscopia di riflettanza diffusa si basa sull’interazione tra la radiazione elettromagnetica incidente e la superficie irregolare o non speculare di materiali solidi. A differenza della riflessione speculare, dove la luce viene riflessa con un angolo preciso, nella riflettanza diffusa la radiazione incidente penetra nel materiale e subisce molteplici fenomeni di scattering all’interno della matrice solida prima di emergere nuovamente verso il rilevatore. Questo processo è governato dalla composizione chimica, dalla struttura microscopica e dalle proprietà ottiche intrinseche del solido.
La radiazione incidente, generalmente nell’intervallo ultravioletto-visibile-nir (da circa 175 a oltre 3300 nm in sistemi avanzati), interagisce con i centri cromofori presenti nel materiale e con le sue caratteristiche microstrutturali. All’interno del solido, la luce subisce fenomeni multipli di diffusione dovuti a disomogeneità come grani cristallini, porosità o inclusioni. Questi eventi producono una distribuzione angolare quasi isotropa della radiazione riflessa, definita appunto "diffusa" rispetto al fascio diretto originale. La misura del fattore di riflettanza diffusa è quindi funzione sia dell’energia dei fotoni incidenti (lunghezza d’onda) sia delle proprietà intrinseche del materiale che determinano assorbimenti selettivi e variazioni dell’indice di rifrazione.
Un aspetto cruciale nella spettroscopia di riflettanza diffusa per solidi riguarda il controllo della polarizzazione della luce incidente e del segnale misurato. Tecniche come la Reflectance Anisotropy Spectroscopy (RAS) utilizzano modulazioni fotoelastiche per alterare periodicamente l’orientamento della polarizzazione lineare fra due direzioni ortogonali α e β con frequenza doppia rispetto alla vibrazione meccanica applicata al cristallo piezoelettrico (50 kHz di vibrazione → polarizzazione oscillante a 100 kHz). Questo metodo permette di sondare anisotropie ottiche superficiali legate a orientamenti molecolari o ricostruzioni cristallografiche senza dover ricorrere a modelli complessi preliminari.
Il segnale RAS è formalmente espresso come
\[
\frac{\Delta R}{\bar{R}} = 2 \frac{R_{\alpha} - R_{\beta}}{R_{\alpha} + R_{\beta}}
\]
dove \( R_{\alpha} \) e \( R_{\beta} \) rappresentano le riflettanze misurate rispettivamente per luce polarizzata lungo gli assi α e β; \(\bar{R}\) è la riflettanza media del campione. Questo rapporto evidenzia differenze minime nella risposta ottica dovute ad anisotropie superficiali o a variazioni locali nella composizione chimica del campione.
La natura diffusa della riflessione da un solido deriva da molteplici dispersioni interne causate da eterogeneità microscopiche. Le dimensioni dei grani o particelle presenti nel materiale devono risultare paragonabili o maggiori rispetto alla lunghezza d’onda incidente per generare una significativa diffusione multipla anziché una semplice riflessione speculare. La presenza di difetti strutturali o superfici ruvide intensifica ulteriormente questo fenomeno.
I materiali semicristallini o polverosi sono esempi tipici in cui la spettroscopia in riflettanza diffusa trova applicazione efficace: la radiazione penetra fino ad una profondità limitata ma sufficiente per essere influenzata da vari strati interni prima dell’emissione diffusa verso il rilevatore. In queste condizioni, lo spettro raccolto risulta una media ponderata delle proprietà ottiche interne ed esterne al campione.
L’utilizzo di sfere integratrici di dimensione calibrata (ad esempio da 50 mm fino a 150 mm) è essenziale per raccogliere uniformemente tutta la luce retrodiffusa dal campione indipendentemente dall’angolo d’emissione. Queste sfere garantiscono condizioni sperimentali ripetibili e riducono le variazioni legate all’allineamento geometrico tra sorgente luminosa, campione e rivelatore.
Strumenti come il PerkinElmer Lambda 950 UV-Vis/NIR impiegano un doppio monocromatore per mantenere elevata purezza spettrale ed eliminare luce parassita che potrebbe confondere le misure su materiali otticamente complessi; inoltre l’utilizzo combinato di detector UV/Vis con sensori InGaAs estende notevolmente l’intervallo operativo fino a circa \(3300\, \mathrm{nm}\), consentendo l’analisi dettagliata delle transizioni elettroniche più diverse nei solidi.
L’intensità della luce retrodiffusa dipende fortemente dall’assorbimento interno del solido: un’elevata capacità assorbente riduce drasticamente il segnale utile che riesce a emergere dal campione dopo molteplici scattering interni. Pertanto, materiali molto scuri o opachi presentano spesso segnali debolissimi o distorti nella regione spettrale corrispondente ai loro picchi di assorbimento.
Nonostante ciò, grazie alla possibilità di misurare senza preparazione preliminare (campioni trasparenti o opachi possono essere analizzati direttamente), questa tecnica si presta bene allo studio in situ su manufatti culturali, film sottili, coating ceramici o polveri minerali senza alterarne lo stato originale.
Lo spettro ottenuto tramite spettroscopia in riflettanza diffusa presenta bande caratteristiche attribuibili agli elementi chimici responsabili dell’assorbimento selettivo nei solidi: pigmenti minerali contenenti metalli di transizione manifestano assorbimenti elettronici distintivi nelle regioni UV-vis-NIR. L’identificazione qualitativa o quantitativa degli stati ossidativi (esempio Fe\(^{2+}\) vs Fe\(^{3+}\)) è possibile confrontando gli spettri ottenuti da standard noti con quelli misurati sui campioni reali tramite tecniche come FORS (Fiber Optics Reflectance Spectroscopy).
La correlazione fra i dati spettrali e le proprietà fisico-chimiche del solido richiede spesso l’applicazione combinata di modelli ottici basati su coefficienti complessi di Fresnel calcolati attraverso matrici di Jones incorporate nel software dedicato agli strumenti moderni.
La possibilità di acquisire simultaneamente sia componenti reali che immaginarie dell’anisotropia ottica consente un’indagine profonda delle superfici solide senza distruggere il campione né alterarne le proprietà fisiche superficiali. L’alta sensibilità dello strumento permette inoltre analisi rapide (anche nell’ordine dei decimi di secondo), indispensabili quando si opera su materiali pregiati o delicati come opere d’arte antiche.
Inoltre, grazie all’integrazione con fibre ottiche e sfere integratrici calibrate, la tecnica si presta anche a misure portatili in situ, benché con alcune limitazioni insite nelle dimensioni ridotte degli apparati mobili rispetto ai sistemi da laboratorio più potenti.
Sto generando il riassunto…