Il perossinitrito (\( \mathrm{ONOO}^- \)) possiede una struttura di isomero instabile rispetto al nitrato (\( \mathrm{NO_3}^- \)), pur condividendone la stessa formula bruta ma differendo nettamente nella distribuzione elettronica e nell'architettura molecolare. La coniugazione della base dell'acido perossinitroso, l'anione perossinitrito, è stabile in soluzione basica, dove la specie si forma attraverso la reazione tra perossido di idrogeno e nitrito secondo l'equazione:
\[
\mathrm{H_2O_2 + NO_2^- \rightarrow ONOO^- + H_2O}
\]
Questa sintesi chimica genera un anione caratterizzato da un legame perossido (\(\mathrm{O-O}\)) particolarmente labile, che determina l'alta reattività del composto stesso [1]. L’instabilità elettronica è dovuta alla natura del legame O–O nel perossinitrito, che può subire facilmente omolisi inducendo la formazione di radicali altamente reattivi. In laboratorio, la sua concentrazione è indicata dall'assorbanza a 302 nm (pH 12, \(\lambda_{302} = 1670\,\mathrm{M}^{-1}\mathrm{cm}^{-1}\)) [1].
La reattività principale del perossinitrito deriva dalla sua capacità di agire sia come agente ossidante sia come agente nitrosante (sebbene in presenza di perossido di idrogeno o acido pernitroso, i nitroso derivati possano essere trasformati in nitrocomposti), nonché come fonte di specie radicaliche secondarie, in particolare il radicale idrossile (\( \cdot OH \)) e il biossido di azoto (\( \cdot NO_2 \)). In vivo, la formazione del perossinitrito avviene tramite la combinazione a diffusione controllata dei radicali superossido (\( \mathrm{O_2}^{\cdot -} \)) e monossido di azoto (\( \cdot NO \)):
\[
\mathrm{O_2}^{\cdot -} + \cdot NO \rightarrow \mathrm{ONOO}^-
\]
Questa reazione ha una costante cinetica estremamente elevata, con un valore \(k_1\) di circa \(10^{10}\,\mathrm{M}^{-1}\,\mathrm{s}^{-1}\), superiore di circa un ordine di grandezza rispetto alla dismutazione enzimatica catalizzata dalla superossido dismutasi (SOD), che si attesta tra \(1\) e \(2 \times 10^{9}\,\mathrm{M}^{-1}\,\mathrm{s}^{-1}\). Tale rapidità permette al perossinitrito di competere efficacemente con i meccanismi antiossidanti cellulari anche in presenza della SOD e concentrazioni micromolari di \( \cdot NO \) biologicamente rilevanti [2].
Il valore di pKa del sistema perossinitrito/perossinitroso è circa 6.8, implicando che a valori fisiologici di pH (ad esempio pH 7.4) circa l’80% della specie esiste nella forma anionica \( \mathrm{ONOO}^- \), mentre a valori più acidi come pH 6.2 (ad esempio all'interno di un vacuolo fagocitico di un macrofago) la specie protonata \( \mathrm{ONOOH} \) domina fino all'80% della popolazione molecolare presente. Questa differenza strutturale ha forti ripercussioni sulla stabilità chimica e sulla permeabilità membranaria: il perossinitrito anionico è più stabile ma meno permeabile rispetto all’acido perossinitroso protonato che tende a omolizzarsi rapidamente generando radicali liberi altamente reattivi [2].
L’omolisi del legame perossidico nel \( \mathrm{ONOOH} \) avviene con una costante cinetica \(k_4 = 4.5\,\mathrm{s}^{-1}\) a temperatura corporea (37 °C), corrispondente ad un’emivita approssimativa di 0.8 secondi in soluzione tampone fosfato a pH 7.4. Questo processo genera simultaneamente il radicale idrossile (\( \cdot OH \)) e il radicale biossido di azoto (\( \cdot NO_2 \)), entrambi fortemente ossidanti e responsabili delle capacità ossidative e nitranti del sistema perossinitrito/acido perossinitroso [2]:
\[
\mathrm{OH}^{\cdot} + \cdot NO_2 \leftarrow \mathrm{ONOOH} \rightarrow \mathrm{OH}^- + \mathrm{NO_2}^+
\]
La rapidità dell’omolisi rende l’acido perossinitroso un ossidante molto potente ma anche estremamente transitorio nella sua forma originale, con conseguenze dirette sulla sua capacità di causare danno biomolecolare tramite attacco radicalico su componenti cellulari quali lipidi, proteine e DNA [2].
In condizioni fisiologiche prevale la reazione nucleofila del perossinitrito con il biossido di carbonio presente a concentrazioni dell’ordine dell’1 mM nel citosol cellulare:
\[
\mathrm{ONOO}^- + CO_2 \rightarrow \mathrm{ONOOCO_2}^-
\]
Questa specie intermedia, il monoanione del perossido misto nitroso-ossicarbonil-perossido (\(\mathrm{ON-OO-CO_2}^-\)), subisce omolisi formando i radicali carbonato e biossido di azoto che possono ricombinarsi internamente nel 66% dei casi o svincolarsi come radicali liberi nel restante 33%. Questi ultimi sono considerati le entità chimiche direttamente responsabili dei danni cellulari indotti dal perossinitrito poiché possono diffondere liberamente ed esercitare attività ossidante su substrati biologici lontani dal sito d’origine della reazione [1].
La natura bifasica dell’attività ossidante dipende dunque dall’equilibrio tra forme ionizzate e protonate nonché dalla propensione all'omolisi della struttura O–O nel sistema \(ONOO^-/ONOOH\). La formazione contestuale dei due tipi principali di radicali – idrossile e biossido di azoto – spiega la complessità delle attività biologiche attribuite ai perossinitriti, inclusa l'alterazione delle funzioni mitocondriali, la perossidazione dei lipidi, l'ossidazione diretta dei tioli in solfati e la nitrificazione selettiva degli amminoacidi (come la tirosina) nelle proteine [1, 2].
La velocità degli eventi chimici coinvolti conferisce agli intermedi una finestra temporale limitata ma sufficiente affinché tali agenti possano interagire con bersagli biomolecolari critici causando modificazioni funzionali irreversibili o potenzialmente letali alle cellule interessate.
L’estrema reattività dei perossinitriti impone limiti rigorosi nelle tecniche sperimentali volte a studiarli o sfruttarli come agenti ossidanti controllati. L’uso della spettrofotometria all’assorbanza caratteristica a 302 nm consente una quantificazione indiretta efficace solo in condizioni fortemente basiche (pH 12), dove il composto risulta più stabile; tuttavia questo non riflette completamente le condizioni fisiologiche dove avvengono le trasformazioni rapide verso forme protonate o radicaliche.
Inoltre, la rapida conversione dell’acido perossinitroso in acido nitrico limita l’efficacia pratica dell’impiego diretto dell’acido come agente ossidante puro senza sistemi che ne rallentino o modulino la decomposizione. Un metodo che riesce ad utilizzarlo prevede l'aggiunta rapida di nitrito di sodio acquoso a una soluzione contenente dibenzilsolfuro, acetonitrile, acido solforico concentrato e perossido di idrogeno al 35%, portando alla formazione di dibenzilsolfossido con rese superiori al 90% [1].
La struttura elettronica peculiare del gruppo \( -OONO^- \), caratterizzata da un legame O–O labile e da un equilibrio dinamico tra forme ionizzate e protonate con proprietà chimiche distinte, determina un meccanismo reattivo complesso che spiega perché i perossinitriti siano potenti agenti ossidanti biologicamente rilevanti.
L’interazione con elettrofili endogeni quali il biossido di carbonio modifica significativamente il destino molecolare generando specie radicaliche secondarie capaci sia di ricombinarsi internamente sia di diffondersi causando danno cellulare esteso.
Le proprietà cinetiche rapide delle trasformazioni tra le varie forme strutturali fanno sì che questi composti operino quasi esclusivamente in situ durante eventi infiammatori o stress ossidativo, rendendo cruciale comprenderne dettagliatamente i meccanismi atomici alla base della loro formazione ed effetto tossicologico.
[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Perossinitrito
[2] https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC3772193/
Sto generando il riassunto…