La teoria del complesso attivato, nota anche come teoria dello stato di transizione (TST), si basa sul concetto che durante una reazione chimica esiste uno stato di equilibrio (quasi-equilibrio) tra i reagenti e un complesso ad alta energia chiamato "complesso attivato". Questo stato corrisponde al punto di sella sulla superficie di energia potenziale, in cui i legami molecolari iniziano a rompersi mentre ne stanno per formare di nuovi. La peculiarità del complesso attivato è la sua brevissima esistenza: non rappresenta un composto isolabile ma una configurazione transitoria con vita media paragonabile ai tempi di vibrazione dei legami chimici stessi[2][3].
L’importanza pratica del complesso attivato risiede nel fatto che la velocità di reazione dipende dal numero di queste specie che riescono a superare la barriera energetica dello stato di transizione per trasformarsi definitivamente nei prodotti. La barriera energetica è definita dall'energia di attivazione \(E_a\) o più precisamente dall’energia libera di Gibbs di attivazione \(\Delta G^\ddagger\), il cui valore determina quanto rapidamente avviene la conversione da reagenti a prodotti all’interno del sistema[2][3].
Le prime formulazioni quantitative relative alle variazioni delle costanti chimiche con la temperatura risalgono a Jacobus van 't Hoff nel 1884 con l’equazione:
\[
{\frac {\operatorname {d} \ln K}{\operatorname {d} T}} = {\frac {\Delta U}{R T^2}}
\]
dove \(\Delta U\) è il cambiamento dell’energia interna, \(K\) la costante di equilibrio, \(R\) la costante universale dei gas e \(T\) la temperatura in kelvin[1]. Questa relazione lega la variazione della costante al cambiamento energetico interno della reazione.
Nel 1889 Svante Arrhenius adattò questa formula al contesto cinetico introducendo la relazione:
\[
{\frac {\operatorname {d} \ln k}{\operatorname {d} T}} = {\frac {\Delta E^\ddagger}{R T^2}}
\]
che integrata porta alla celebre equazione:
\[
k = A e^{-\frac{\Delta E^\ddagger}{R T}}
\]
In questa equazione \(k\) è la costante di velocità, \(A\) il coefficiente pre-esponenziale (fattore di frequenza), e \(\Delta E^\ddagger\) l’energia di attivazione. Sebbene ampiamente utilizzata, l’equazione non forniva una chiara interpretazione fisica dei parametri \(A\) ed \(\Delta E^\ddagger\)[1]. Nel 1935, la teoria dello stato di transizione fu sviluppata simultaneamente da Henry Eyring, Meredith Gwynne Evans e Michael Polanyi, permettendo di affrontare con successo l'interpretazione di tali parametri[1].
Nel 1910 Marcelin introdusse il concetto di energia libera di Gibbs di attivazione \(\Delta G^{\ddagger o}\):
\[
k = A' e^{-\frac{\Delta G^{\ddagger o}}{R T}}
\]
mentre successivamente Kohnstamm, Scheffer e Brandsma aggiunsero le componenti entropiche ed entalpiche all’attivazione grazie alla formula:
\[
k = A' e^{ \frac{\Delta S^{\ddagger o}}{R} } e^{ - \frac{\Delta H^{\ddagger o}}{R T} }
\]
Questa formulazione permette una separazione esplicita tra contributo entropico (\(\Delta S^{\ddagger o}\)) ed entalpico (\(\Delta H^{\ddagger o}\)) nel processo d’attivazione[1].
La teoria cinetica delle collisioni sviluppata da Trautz e Lewis nei primi anni del XX secolo considera le molecole come sfere rigide che devono urtarsi con orientamento corretto ed energia sufficiente per reagire efficacemente[3]. La distinzione tra urti efficaci e non efficaci dipende sia dall’orientamento reciproco sia dalla quantità minima d’energia richiesta: l’energia di attivazione \(\Delta E^\ddagger\).
Il modello delle collisioni spiega perché l’aumento della temperatura incrementa la velocità delle reazioni: con temperature più elevate cresce la frazione delle molecole aventi energia cinetica superiore ad \(\Delta E^\ddagger\), aumentando così gli urti efficaci[3][4].
W.C. McLewis nel 1918 riuscì a chiarire il significato fisico del fattore pre-esponenziale \(A\), dimostrando che esso corrisponde al numero delle collisioni efficaci per unità temporale. Questa interpretazione ha permesso un collegamento diretto tra dinamica molecolare microscopica e parametri macroscopici della cinetica chimica[4].
Il complesso attivato si distingue nettamente dagli intermedi chimici: mentre questi ultimi corrispondono a minimi relativi sulla superficie energetica (specie stabili relativamente), il complesso attivato rappresenta un massimo relativo dell’energia potenziale[2]. La configurazione dello stato di transizione è quindi instabile ed essenzialmente transitoria.
Dal punto di vista pratico ciò significa che ogni reazione passa attraverso una configurazione unica in cui i vecchi legami si stanno rompendo mentre si stanno formando quelli nuovi; superare questa configurazione richiede energia che si traduce nella barriera energetica osservata sperimentalmente come energia d’attivazione.
I catalizzatori agiscono creando un percorso alternativo per la reazione con un valore inferiore dell’energia d’attivazione rispetto a quello della reazione non catalizzata. Ciò si traduce in un aumento significativo della velocità senza modificare l’equilibrio finale dei reagenti e prodotti.
Metalli come ferro, platino, palladio, argento o ossidi come ossido di alluminio, silice, ecc., funzionano abbassando il valore dell’energia richiesta per raggiungere lo stato di transizione favorendo così una maggiore formazione dei complessi attivati e quindi accelerando la trasformazione in prodotti[4].
La teoria del complesso attivato fornisce un quadro coerente per comprendere le dinamiche microscopiche alla base della cinetica chimica. Essa integra aspetti termodinamici (energie libere, entropia, entalpia), meccanici (collisioni molecolari ed orientamenti), e computazionali (superfici potenziali).
Pur avendo limiti nella predizione quantitativa assoluta delle costanti cinetiche senza dati sperimentali accurati delle superfici potenziali, rimane uno strumento insostituibile per analizzare qualitativamente le barriere energetiche e i fattori che ne influenzano l’altezza.
Il suo sviluppo ha segnato una svolta fondamentale rispetto all’approccio puramente empirico della legge di Arrhenius offrendo spiegazioni meccanicistiche profonde sui parametri della velocità.
[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Teoria_dello_stato_di_transizione
[2] https://www.treccani.it/enciclopedia/complesso-attivato_(Enciclope...
[3] https://library.weschool.com/lezione/teoria-collisioni-energia-att...
[4] https://www.chimica-online.it/download/energia-di-attivazione.htm
Sto generando il riassunto…