La teoria di Arrhenius definisce una base come una sostanza che in soluzione acquosa si dissocia generando ioni ossidrile \(OH^-\), mentre un acido è una sostanza che produce in acqua ioni idrogeno \(H^+\)[1]. Questa definizione si concentra esclusivamente sulle specie chimiche in ambiente acquoso, limitando pertanto il suo campo d'applicazione a soluzioni acquose in cui avviene la dissociazione ionica.
L'esempio classico riguarda l'idrossido di sodio \(NaOH\), che si dissocia completamente liberando \(Na^+\) e \(OH^-\), conferendo alla soluzione proprietà basiche evidenti. Analogamente, l'idrossido di potassio \(KOH\), l'idrossido di calcio \(Ca(OH)_2\), l'idrossido di bario \(Ba(OH)_2\), l'idrossido di litio \(LiOH\), e l'idrossido di magnesio \(Mg(OH)_2\) sono basi forti secondo Arrhenius proprio per la loro completa dissociazione in acqua[1].
La forza delle basi viene quantificata tramite la costante di dissociazione basica, indicativa della capacità della base stessa di liberare gli ioni ossidrile in soluzione. Basi monoacide o poliacide rilasciano rispettivamente uno o più ioni \(OH^-\)[1]. Questa caratteristica impatta direttamente sulla corrosività e sull'azione irritante delle basi.
La teoria presenta limiti intrinseci dovuti alla sua applicabilità esclusiva a solventi acquosi. In ambienti diversi dall'acqua, il comportamento degli acidi e delle basi può differire radicalmente; ad esempio un acido secondo Arrhenius potrebbe non comportarsi come tale in un solvente organico[2]. Inoltre, non tutte le basi o gli acidi agiscono necessariamente per produzione diretta o accettazione degli ioni idrogeno o ossidrile; questo rende necessario estendere il concetto con teorie più generali come quelle di Brønsted-Lowry e Lewis.
L'autoprotolisi dell'acqua rappresenta un equilibrio fondamentale che coinvolge sia la formazione degli ioni idronio \(H_3O^+\) sia degli ossidrili \(OH^-\):
\[
H_2O + H_2O \leftrightarrow H_3O^+ + OH^-
\]
con una costante d’equilibrio nota come \(K_w\) pari a \(10^{-14}\) a temperatura ambiente[2]. Questo equilibrio determina i valori intrinseci del pH nelle soluzioni acquose ed è essenziale per comprendere le interazioni tra acidi forti, basi forti e il solvente stesso.
Secondo la teoria arrheniana, un acido forte è caratterizzato da una costante di acidità \(K_a\) molto alta (tipicamente molto maggiore dell’unità), indicando una dissociazione quasi totale in soluzione:
\[
HA + H_2O \leftrightarrow H_3O^+ + A^-
\]
mentre un acido debole ha valori di \(K_a\) compresi tra circa \(10^{-3}\) e \(10^{-8}\)[2]. La forza relativa degli acidi può essere confrontata direttamente tramite questi valori numerici: ad esempio un acido con \(K_a\) pari a \(10^{-3}\) è più forte rispetto a uno con \(K_a\) pari a \(10^{-5}\).
Per le basi vale una relazione analoga tramite la costante basica \(K_b\), legata al prodotto ionico dell’acqua \(K_w\) dalla relazione:
\[
K_a \cdot K_b = K_w
\]
e quindi:
\[
pK_a + pK_b = pK_w
\]
dove i valori negativi dei logaritmi indicano rispettivamente l’acidità o basicità relative delle specie chimiche coinvolte[2].
Il calcolo del pH nelle soluzioni contenenti acidi forti secondo Arrhenius può essere effettuato assumendo che la concentrazione degli ioni idronio sia approssimativamente uguale alla concentrazione iniziale dell’acido stesso:
\[
[H_3O^+] \approx C_a
\]
Tuttavia questa approssimazione diventa meno valida per concentrazioni molto basse dove entrano in gioco gli equilibri dell’autoprotolisi dell’acqua.
In tali condizioni, il valore esatto della concentrazione degli ioni idronio si ottiene risolvendo l’equazione quadratica derivata dall’equilibrio complessivo:
\[
[H_3O^+]^2 - C_a[H_3O^+] - K_w = 0
\]
che ha soluzione positiva data da:
\[
[H_3O^+] = \frac{C_a + \sqrt{C_a^2 + 4K_w}}{2}
\]
Ad esempio, per una concentrazione analitica estremamente bassa come \(C_a=10^{-8}\), si ottiene:
\[
[H_3O^+] = 1,05 \times 10^{-7}
\]
corrispondente a un pH leggermente inferiore a quello neutro teorico (circa pH=6,979)[2].
Questa precisione è necessaria per bilanciare correttamente i contributi degli equilibri autoionici del solvente quando le quantità relative delle specie ioniche sono comparabili.
La teoria di Arrhenius funziona efficacemente nei casi standard dove il solvente è acqua pura o diluita e le specie chimiche coinvolte sono completamente ionizzate o hanno comportamenti ben definiti in ambiente acquoso. Nel caso di composti poco solubili o insolubili come alcuni idrossidi metallici (\(Cu(OH)_2\), \(Fe(OH)_2\), \(Fe(OH)_3\), \(Zn(OH)_2\)) la teoria non consente una descrizione accurata poiché questi composti rilasciano pochi o nessun ione ossidrile rilevabile[1].
Inoltre questa teoria non considera fenomeni legati alla cinetica reattiva né alla formazione di complessi molecolari intermedi tipici delle teorie successive come quella di Lewis.
La teoria arrheniana rimane il primo modello sistematico per spiegare i comportamenti basici ed acidi in soluzione acquosa mediante la produzione diretta degli ioni responsabili del carattere chimico osservato. Pur limitata all’ambiente acquoso e alle specie ionizzate direttamente nel solvente acqua, essa fornisce le fondamenta quantitative per misurare acidità e basicità tramite grandezze misurabili come il pH e le costanti d’equilibrio associate.
Questo modello rappresenta dunque uno strumento imprescindibile nelle scienze chimiche fondamentali così come nell’analisi quantitativa chimica pratica soprattutto quando si lavora con soluzioni acquose diluite contenenti elettroliti forti o deboli ben caratterizzati.
[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Base_%28chimica%29
[2] https://www.skuola.net/universita/appunti/equilibri-acido-base-chim
Sto generando il riassunto…