Il trasferimento di elettroni tra atomi per completare i loro gusci esterni avviene in presenza di una significativa differenza di elettronegatività tra gli elementi coinvolti. Quando questa differenza supera circa il valore di 1,7 (corrispondente a una percentuale di ionicità maggiore al 60%) fino a circa 2,0, la natura del legame evolve da covalente a ionica [1]. Questo significa che l’attrazione esercitata dal nucleo dell’atomo più elettronegativo è così intensa da sottrarre completamente uno o più elettroni dall’altro atomo meno elettronegativo.
La funzione matematica che quantifica la percentuale di carattere ionico nel legame è data dalla relazione
\[
\%\,\mathrm {ionicit{\grave {a}}} =\left[1-e^{\left[-0,25(\chi _{A}-\chi _{B})^{2}\right]}\right]\cdot 100
\]
dove \( \chi_A \) e \( \chi_B \) sono le elettronegatività rispettive degli atomi coinvolti [1].
Il motivo fondamentale alla base del trasferimento elettronico è la ricerca energetica degli atomi per raggiungere configurazioni elettroniche stabili simili a quelle dei gas nobili. Secondo la regola dell’ottetto, gli atomi tendono a completare il proprio guscio esterno con otto elettroni (eccetto l'elio con due), riducendo così la loro energia interna e aumentando la stabilità chimica del sistema [2]. Un legame si forma quando il sistema abbassa l’energia: la stabilizzazione libera energia, e la stessa quantità è necessaria per rompere il legame.
Quando un atomo con bassa energia di ionizzazione cede un elettrone a un altro con alta affinità elettronica, si formano rispettivamente un catione positivo e un anione negativo. Questo processo libera energia potenziale sotto forma di energia reticolare quando i due ioni si attraggono elettrostaticamente secondo la legge di Coulomb. L’energia liberata deve essere almeno pari all’energia richiesta per strappare l’elettrone iniziale affinché il legame possa formarsi stabilmente.
Diversamente dal legame covalente che si produce lungo la direzione stabilita dagli orbitali di legame, il legame ionico non è direzionale. L’attrazione tra cariche opposte agisce con ugual forza in tutte le direzioni con simmetria sferica (a pari distanza).
Questa simmetria sferica spiega perché i composti ionici tendano ad organizzarsi in strutture cristalline tridimensionali rigide dove ogni catione è circondato da diversi anioni e viceversa. Il numero di coordinazione dipende dal rapporto tra il raggio del catione e quello dell’anione:
\[
\frac{r^{+}}{r^{-}}
\]
Questo rapporto condiziona la geometria spaziale ottimale per massimizzare le attrazioni e minimizzare le repulsioni tra gli ioni adiacenti nel reticolo cristallino [1].
La formazione del legame ionico è favorita dalla combinazione fra:
- Un atomo metallico con bassa energia di ionizzazione capace di perdere facilmente uno o più elettroni.
- Un atomo non metallico con alta affinità elettronica capace di acquisire quegli elettroni e stabilizzare la propria configurazione elettronica.
Nel caso tipico del sodio cloruro (NaCl), il sodio possiede un’elettronegatività approssimativa pari a 0,9 mentre il cloro ha un valore intorno a 3,0. Questa differenza supera la soglia critica (~1,9) oltre cui si verifica il trasferimento netto degli elettroni dal metallo al non metallo creando Na⁺ e Cl⁻ [2]. L’interazione risultante genera una forte attrazione coulombiana che tiene insieme gli ioni nel reticolo cristallino.
Non tutti i composti con elevata differenza di elettronegatività formano legami puramente ionici. Spesso si osservano composti con carattere misto dove il legame presenta parzialmente sia caratteristiche covalenti che ioniche. Questi casi nascono perché il discernimento tra legame ionico e covalente per alcuni composti non è netto; si hanno quindi legami covalenti con marcato carattere ionico (ad elevata polarità).
Inoltre la forza del legame dipende anche dall’organizzazione tridimensionale nel solido: l’energia totale comprende sia le attrazioni che le repulsioni fra tutti gli ioni coinvolti nel reticolo cristallino. L’energia complessiva può essere modellata tramite l’energia di Madelung che somma contributi alternati positivi (repulsione) e negativi (attrazione):
\[
E_{MAD} = -6 {\frac {e^{2}}{R_{0}}} + 12 {\frac {e^{2}}{\sqrt{2} R_0}} -8 {\frac {e^{2}}{\sqrt{3} R_0}} + 6 {\frac {e^{2}}{2 R_0}} \ldots
\]
con \( R_0 \) distanza iniziale tra gli ioni nel reticolo [1]. Questa sommatoria decrescente riflette come la disposizione geometrica influisca sulla stabilità finale.
Il passaggio elettronico produce due effetti essenziali:
- La formazione stabile degli ioni con configurazioni elettroniche complete nei gusci esterni.
- L’instaurarsi dell’interazione elettrostatica che costituisce la forza primaria del legame ionico.
Questa doppia azione permette ai composti ionici di avere punti di fusione elevati dovuti all’energia necessaria per rompere le numerose interazioni elettrostatiche nel reticolo solido. Inoltre spiega perché tali sostanze conducano corrente in soluzione acquosa o allo stato fuso (come dimostrato sperimentalmente da Faraday), mentre allo stato solido non conducono: gli ioni liberi possono muoversi rispondendo ai campi elettrici esterni [2].
Il fenomeno alla base della formazione dei legami ionici consiste nell’attrazione elettrostatica che si instaura tra le cariche elettriche di un catione e di un anione. Superata una soglia critica nella differenza delle elettronegatività (indicata tra 1,7 e 2,0), l’atomo meno elettronegativo perde completamente uno o più elettroni a favore del più elettronegativo. Ciò crea coppie di ioni capaci di aggregarsi mediante forze coulombiane isotrope che conferiscono stabilità strutturale al composto formato. La complessità reale include variazioni parziali nel carattere ionico e contributi energetici dovuti all’organizzazione spaziale degli ioni nei cristalli.
[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Legame_ionico
[2] https://doc.studenti.it/riassunto/chimica/17/legami-chimici.html
Sto generando il riassunto…